Perché siamo contro il reddito di cittadinanza

Il lavoro resta una priorità in Italia.

Soluzioni come il reddito di cittadinanza non sono opportune.

 

INPS
INPS e reddito di cittadinanza

 

 

Una proposta (elettorale)

Ci sentiamo in obbligo di seguire il filo dei discorsi di questi giorni, che però hanno radicamenti nel passato recentissimo.

La politica e l’opinione pubblica si interrogano sulla proposta del più famoso Movimento politico del Paese, relativamente al reddito di cittadinanza.

Il reddito di cittadinanza è un’erogazione monetaria che dovrebbe essere garantita a tutti coloro che possono vantare appunto di essere cittadini.

Non è condizione esaustiva essere disoccupati, possono percepirlo anche coloro che hanno un lavoro, ma possono dimostrare di essere vicini alla soglia di povertà.

I disoccupati che fanno domanda si devono impegnare a frequentare corsi di aggiornamento professionale e a essere particolarmente attivi nella ricerca di un lavoro.

 

Il reddito di cittadinanza non è sostenibile in Italia

perché:

1) la proposta richiama subito l’assistenzialismo caro a una società passata, che purtroppo evoca parole come vitalizio e pensioni, percepiti indebitamente;

2) considerata la corruzione dilagante in Italia, il reddito di cittadinanza sarebbe un altro modo per ottenere un beneficio economico senza lavorare (il risultato sarebbe lo stesso delle pensioni di invalidità facili, ad esempio);

3) non esistono capillari possibilità di controllo e verifica delle indebite percezioni: si sa che molte persone truccano perfino l’ISEE per ottenere rette scolastiche basse e altre agevolazioni famigliari;

4) con lo “ius soli” beneficerebbero del reddito di cittadinanza anche frotte di immigrati e presunti profughi, che vedrebbero l’opportunità di ottenere vantaggi economici senza dover lavorare, a tutto danno del martoriato sistema assistenziale italiano.

Già l’INPS non gode di buona salute;

5) viene svilito il significato del lavoro e la dignità dei disoccupati che non si vogliono arrendere, di fronte ai mali della politica inattiva che è stata incapace di risollevare il Paese dagli effetti della crisi economica.

 

Posizione di buon senso

Essere contrari al “reddito di cittadinanza” è una posizione di buon senso, perché le famiglie italiane e i loro corrispondenti consumi devono essere sostenuti con un mercato del lavoro forte e meritorio, non con un assegno più o meno assistenzialista.

 

Risorse finanziarie

I parlamentari, del Movimento che lo propone, affermano perentoriamente che le risorse sarebbero reperibili tagliando gli sprechi, movimentando partite contabili, applicando nuove tasse (??).

Che le risorse finanziarie esistano o meno, non è questo il bandolo della matassa.

 

Presunta povertà

L’ago della bilancia è rappresentato dall’opportunità di applicare un modello di reddito ai cittadini, sulla base di una dichiarata condizione di (presunta) povertà (assoluta o relativa) che, infine, è tutta da verificare.

La prima impressione è che il reddito di cittadinanza sia una mossa elettorale in pieno stile “revival”.

 

Considerazioni indipendenti

Non ci stiamo accodando alle considerazioni di persone in vista, che si sono pronunciate anch’esse contro il reddito di cittadinanza, la nostra è una valutazione indipendente.

Dare soldi ai disoccupati e ai poveri per il solo motivo che sono cittadini è moralmente inaccettabile.

Gli italiani poveri e disoccupati vanno sostenuti con politiche sociali oneste e rigorose.

La politica ha l’obbligo di lavorare per creare progresso, per ammodernare il mercato del lavoro, per combattere la povertà creando posti di lavoro e non dando contentini a pioggia.

La stangata fiscale

Che siano bugie?

Wikipedia

 

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