Il gran vespaio delle polemiche

Continua il dibattito sui social net riguardo i grandi temi di questo tempo.

Ognuno vuole imporre la propria ragione, il proprio pensiero, infuriano le polemiche.

 

 

Polemiche
Vespaio di polemiche

 

 

 

Polemiche, parte 1

         Il dibattito sui media e sui “social”, relativo al terrorismo (islamico), alla crisi migratoria, all’islamizzazione europea e, infine, relativo alla difesa delle istituzioni europee sta surriscaldando e avvelenando il dialogo pubblico.

Una parte dei cittadini, sui “social net”, si schiera apertamente a favore di una fazione politica. Un’altra parte rimane fuori, osserva passiva quel che succede (la maggioranza silenziosa).

Ogni sfera politica ha miti e personaggi da mostrare , compresi i “grillini”, per loro natura molto attivi su internet.

I temi dividono, spaccano le opinioni, fanno alzare la parole grosse: “razzista”, “xenofobo”, “intollerante” e di ritorno arrivano parole come “ignorante”, “male informato”, “arrogante”, “prepotente”. Ognuno vuole avere ragione, ognuno vuole portare la vittoria orale dalla sua parte.

 

Polemiche, parte 2

Le Istituzioni Europee sono sotto accusa nel processo, inappellabile, dei media massificati. Le colpe europee sono molte e diverse: burocrazia stringente, fallimentari politiche d’austerità economica, come fallimentari sono giudicate le politiche sull’immigrazione.

I nuovi politici si scagliano senza complimenti sulla vecchia politica, sulla casta, contro l’Europa, provando a nascondere il fatto che anche loro sono parte del sistema.

I nuovi politici sono finti moderati, perché a parole predicano bene, mentre sui fatti inciampano spesso.

I nuovi politici predicano la tolleranza e l’accoglienza, smentendo che al loro interno ci siano malumori; le espulsioni sono necessarie per salvaguardare il movimento.

 

Polemiche, parte 3

La tesi complottista, alla base dei flussi migratori, è parte del loro carnet filosofico. Mica per niente hanno sposato le tesi “terzomondiste” di un giovane filoso rampante, che però piace parecchio anche alla sinistra, da loro tanto odiata.

Sappiamo tutti che l’immigrazione è sostenuta, facilitata, incoraggiata da chi vuole usarla in Europa come strumento di controllo sociale: mantenere bassi i salari, foraggiare la guerra dei poveri, sfruttare i migranti africani (il filosofo rampante la chiama “deportazione e lotta di classe”).

Non è però sufficiente a delineare completamente il panorama attuale.

La tesi amata dalla politica radical chic è stata definita dal filosofo francese P. Taguieff “terzomondista” e “immigrazionista” (Taguieff 2006), per i nuovi politici è sufficiente, è una tesi esaustiva. Diventa parte delle motivazioni alla base delle guerra all’odiata casta.

 

Polemiche, parte 4

Il terrorismo (islamico) è conseguenza diretta delle politiche colonialiste e di sfruttamento occidentale, dei popoli africani e mediorientali”: Stati Uniti, Israele, Francia, Inghilterra sono rei di gravi crimini contro i popoli che ora si ribellano e armano i terroristi (per loro martiri) in Europa. Le guerre del Golfo, la guerra in Palestina, Iran e Iraq, le Primavere arabe e la guerra in Siria sarebbero il prodotto del complotto occidentale per affamare l’Africa e il Medioriente (Paolo Barnard, “Perché ci odiano”, BUR Rizzoli, Milano, 2015).

Per quei motivi, il terrorismo islamico è comprensibile (e giustificato), l’Islamizzazione dell’Europa è benvenuta e tollerabile.

 

Polemiche, parte 5

I nuovi politici terzomondisti, immigrazionisti e anti casta dimenticano che la presenza islamica in Europa è frutto di compromessi economici degli anni ’70, politici degli anni ’80.

Dimenticano anche (o forse non lo sanno affatto) che la presenza musulmana in Europa manifesta un carico fortemente contraddittorio, lo dice la storia.

La storia della tentata invasione (Spagna 1492), la disfatta ottomana contro l’Impero Russo (1774), ma anche la storia delle imprese coloniali di Spagna, Francia, Inghilterra nello scenario geografico dal Maghreb all’attuale Iraq raccontano quella contraddizione (F. Dassetto e A Bastenier, “Europa: la nuova frontiera dell’Islam”, ed. Lavoro, Roma, 1988, pag. 19-26).

La contraddizione si riferisce ai motivi per cui l’Islam ha per secoli provato ad entrare vittorioso in Europa, si riferisce alla profonda diversità culturale che separa l’Islam dal dirimpettaio cristiano. Sono contraddizioni nascoste dalla politica per favorire i suoi affari.

 

Polemiche, parte 6

Che siano vere o no le tesi complottiste relative all’immigrazione di massa non ci è dato sapere, ma ciò che è assodato è l’esistenza di un bieco sfruttamento generalizzato dietro ai continui sbarchi di disperati in Italia.

I nuovi politici accolgono le tesi terzomondiste e immigrazioniste per motivi elettorali, perché sono di moda, da finti moderati, non di certo perché sono genuinamente filantropi.

 

Il filosofo raccomandato che piace ai radical chic (e a “grillo”)

 

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