2 giugno

2 giugno, festa della Repubblica Italiana

 

2 giugno
2 giugno

 

Cenni storici

Il 2 giugno 1946 si tennero contemporaneamente le votazioni per il referendum istituzionale e per la Costituente, dopo di che il 10 maggio Vittorio Emanuele III aveva abdicato a favore del figlio, il luogotenente Umberto (II, il cosiddetto re di maggio) (…).

Le votazioni si svolsero a suffragio universale, esteso anche alle donne, e registrarono un’altissima affluenza alle urne (89,1% degli elettori), assai superiore a quella delle elezioni prefasciste: un dato questo che sarebbe rimasto costante anche nelle elezioni dei successivi decenni e che fu dovuto sia all’altezza della posta in gioco si all’obbligo del voto, sia pure non accompagnato da alcuna sanzione, stabilito dalla legge elettorale.

L’esito del referendum fu, anche se di misura, favorevole alla repubblica (54% dei voti, pari a 12700000, contro i 10700000 andati alla monarchia) (…).

Alla vittoria repubblicana contribuirono in misura decisiva le regioni del nord e del centro (64% alla repubblica). Nel sud e nelle isole risultò invece largamente in testa la monarchia.

Le elezioni per la Costituente assegnarono il ruolo di primo partito alla DC (35,2%).

(F. Della Peruta, “Storia del Novecento”, ed. Le Monnier, Firenze, 1993, pag. 388-390)

 

Risultati elettorali ufficiali

Il PSIUP (Partito socialista di unità proletaria) raccolse il 20,7%, mentre il PCI (Partito comunista italiano) il 19%. La Costituente ebbe il compito di scrivere e approvare la nuova Costituzione dello Stato Italiano.

Rispetto alle ultime elezioni prefasciste, era evidente l’ulteriore avanzata dei partiti di massa e la crisi definitiva dei vecchi gruppi liberal-democratici, ormai sostituiti dalla DC nella rappresentanza dell’Italia moderata. (…) la sinistra risultava nettamente maggioritaria nel nord, ma debolissima nel Mezzogiorno. Le spaccature ereditate dalla guerra e da tutta la storia del Paese si riproponevano nella nuova Italia democratica e ne rendevano più difficile il cammino” (G. Sabbatucci V. Vidotto, “Storia contemporanea – Il Novecento”, ed. Laterza, Roma-Bari, 2005, pag. 256-259).

 

Il sospetto dei brogli elettorali

I principali argomenti, da cui partono gli studiosi, riguardano l’esclusione di numerosi elettori. “Dal voto furono escluse le province di Zara, Pola, Fiume, Trieste e Gorizia, quasi completamente nelle mani della Iugoslavia comunista del maresciallo Tito, e quella di Bolzano, che non aveva alcun problema di ordine pubblico. Non poterono votare i prigionieri di guerra ancora trattenuti all’estero. Molti italiani non votarono perché «epurati». Parecchi di loro fecero ricorso e ottennero ragione, ma solo a referendum concluso”. Girava la voce secondo cui Tito fosse pronto ad invadere l’Italia se avesse vinto la Monarchia. Nelle città si respirava l’aria di una nuova incombente guerra civile.

La campagna elettorale fu molto dura, a tratti violenta, soprattutto chi parteggiava per la repubblica fece di tutto per convogliare voti utili e non utili verso le urne.

Non è possibile dire cosa accadde realmente in ogni seggio, tuttavia sono state raccolte testimonianze di persone che hanno notato comportamenti strani e discriminazioni a tutti gli effetti.

In effetti sin dal 4 giugno decine di migliaia di cittadini denunciarono di non aver potuto votare. Molti non avevano ricevuto i certificati, altri scoprirono che qualcuno aveva già votato a nome loro e furono allontanati dai seggi. A migliaia gli analfabeti dichiararono di essere stati ingannati: avevano domandato come si votasse per la monarchia e i presidenti di seggio avevano detto che dovevano fare una croce sulla «regina», che in realtà era il simbolo della repubblica. Un numero incalcolabile di cittadini protestò con il comandante alleato in Italia, ammiraglio Ellery Stone, dichiarando che volevano votare monarchia e Democrazia cristiana o una lista monarchica. La repubblica non andò in vantaggio con una grande frode ma anche grazie a una miriade di piccoli brogli. D’altronde essa aveva ai seggi molti più uomini rispetto alla monarchia. La partita rimase aperta per giorni”.

Mola Aldo A., “Il referendum monarchia-repubblica del 2-3 giugno 1946. Come andò davvero?”, Ed. BastogiLibri, Roma, 2016.

I brogli della Repubblica

Monarchico

Voce sui brogli

Migliaia di voti andarono al macero, oppure furono fatti sparire in qualche modo. Insabbiamenti, depistaggi, manovre occulte, azioni politiche mirate a convogliare la volontà popolare su scelte specifiche. Secondo queste tesi la Repubblica Italiana è concretamente nata con un grave peccato originale.

La storia siamo noi

 

Festa della Nazione e parata militare

Per ricordare questi fatti e quindi la nascita della nazione italiana, come la conosciamo oggi, è stata istituita la festa del 2 giugno di ogni anno. Dal 1948 alla festa è stata aggiunta la parata militare presso i Fori Imperiali di Roma. Dal 1976 al 1983 la parata militare fu abolita, in ossequio alle vittime del terremoto del Friuli e in seguito per motivi di bilancio.

A parere di chi scrive, la parata militare sarebbe più opportuna per festeggiare il 4 novembre, festa delle Forze Armate, anniversario della vittoria nella Grande Guerra.

Sito ufficiale

 

Fedeltà alla Repubblica

Costituzione della Repubblica – Gazzetta Ufficiale Repubblica Italiana 27 dicembre 1947, n. 298

Costituzione della Repubblica Italiana approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947, promulgata dal Capo provvisorio dello Stato il 27 dicembre 1947

Parte 1 – Diritti e doveri dei cittadini Titolo 4 – Rapporti politici

Articolo 54 [Dovere di fedeltà alla Repubblica]

Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.

I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.”

La Repubblica è un’istituzione che merita la devozione e la fedeltà degli uomini di Stato (coloro che sono chiamati “i servitori dello Stato”) e di tutti i cittadini. Quando c’era il servizio di leva obbligatorio, le giovani reclute giuravano fedeltà alla Repubblica, al pari dei soldati anziani, dei sottufficiali e degli ufficiali.

Il Governo giura fedeltà alla Repubblica sulla Costituzione Italiana, così come i suoi rappresentanti sul territorio. Il giuramento di fedeltà è un obbligo di legge, che diventa poi un valore morale: il rispetto della regola morale è il passaggio evolutivo fondamentale per il corretto e onesto lavoro nel settore pubblico. Per rendere più cogente l’onestà sul posto del lavoro sono state introdotte le leggi e le sanzioni.

La fedeltà alla Repubblica va nella direzione opposta della corruzione e del ladrocinio. I servitori dello Stato infedeli creano un danno alla Nazione e ai cittadini, devono perciò essere perseguiti a norma di legge, nel modo più deciso e definitivo possibile.

 

Considerazioni

La festa del 2 giugno deve essere l’occasione per onorare coloro che servono lo Stato e i suoi cittadini in modo onesto, nonché quelli che sono caduti nell’adempimento del loro dovere per il bene comune.

Al contrario, la festa del 2 giugno non deve essere una passerella per i soliti papaveri in giacca e cravatta.

 

Valutazioni attuali

La “nuova” Repubblica Italiana è nata sotto una luce di grande speranza, soprattutto di coloro che desideravano onestamenete di cambiare le cose, verso un miglioramento sensibile e giusto.

La Repubblica Italiana si è manifestata fin da subito portandosi dietro un fardello di dubbi e affari poco chiari, come appunto i fatti dei brogli veri o presunti. Qualunque sia la verità, non ha fatto né fa bene rendersi conto che lo Stato Italiano sia stato governato da persone senza scrupoli, che lavoravano nell’ombra mirando ad obiettivi sconosciuti all’intero popolo.

Ciò che conta è il dubbio sull’onestà degli uomini che comandavano in quel periodo. Per la proprietà transitiva, il dubbio si è trasferito anche agli uomini al comando nei tempi successivi ed attuali.

Precisamente, dagli anni sessanta, la Repubblica è stata avvolta da zone sempre più buie, che l’hanno accompagnata ufficialmente fino al termine degli anni ’80. Gli “anni di piombo”, la “strategia della tensione” sono termini tristemente conosciuti, che rimandano alle numerose stragi perpetrate in Italia.

Misteri d’Italia

Gli anni hanno portato la consapevolezza che gli attori della politica avessero cambiato vestito ma non certe abitudini. Cosa bollisse in pentola, nella sfera politica, si è saputo con le inchieste di “Tangentopoli” e “Mani pulite” solo ad inizio anni ’90.

 

“Non ci hanno lasciato cambiare niente” dal film “Mediterraneo” di G. Salvatores 1992

 

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