Tappezzeria sociale

Tappezzeria umana, tappezzeria sociale

 

 

Tappezzeria sociale
Tappezzeria sociale

 

Tappezzeria umana

A chi non è mai accaduto di essere invitato a una festa, a un incontro di colleghi o di conoscenti, oppure a una cena e di accorgersi che la propria presenza è del tutto irrilevante?

Per alcune persone diventa quasi una condizione normale essere considerati alla stregua dell’arredamento di un luogo, la tappezzeria appunto.

Forse non sono molte le persone che possono vantare un fattivo coinvolgimento, se non un diretto protagonismo negli eventi sociali. Siamo convinti che siano numerose le persone ad aver sperimentato la triste sensazione di essere state trattate come tappezzeria umana a cene, pranzi, feste, riunioni.

Per chi organizza e gestisce i giochi relazionali può essere positivo vantare un alto numero di partecipanti, anche se chi è realmente coinvolto si conta sulle dita di una mano, o due mani.

I partecipanti, ma passivi e ignorati, prendono il ruolo di tappezzeria umana, sono utili per la scenografia ma non per il successo delle interazioni e le comunicazioni sociali (il cosiddetto “networking”). In pratica, la tappezzeria umana è esclusa dalle relazioni che contano, dalle decisioni, dai prodotti delle trattative.

 

Disattenzione

Per strada le persone si ignorano, distolgono lo sguardo furtivamente in modo reciproco dopo essersi squadrate vicendevolmente.

In quel modo, le persone accettano la reciproca esistenza, ma si ignorano per evitare ogni tipo di coinvolgimento, compresi i conflitti (A. Giddens, “Sociologia”, Il Mulino, Bologna, 1994, pag. 97). Si tratta di disattenzione conforme alla convivenza normale in un contesto urbano, modalità che non potrebbe esistere in un’ambiente rurale.

 

Esclusione

La disattenzione nei riguardi delle persone, cosiddette estranee, incontrate per strada non è un fattore comunicativo grave. E’ sicuramente molto più importante il fattore esclusivo verso persone conosciute o semi conosciute, in ambienti sociali caratterizzati dai gruppi di vicinato o di lavoro.

Dobbiamo sottolineare che non si tratta di esclusione individuale a seguito di condotte devianti, criminose o simili; le persone escluse non hanno, in linea di massima, delle colpe manifestamente pendenti. Gli individui esclusi dalla comunicazione sono vittime della chiusura strutturale dei gruppi di riferimento (vicinato, parrocchia, scuola, genitori, club sportivi)(N. Luhmann, R. De Giorgi, “Teoria della società”, F. Angeli, Milano, 1995, pag. 30-33).

 

L’esclusione genera tappezzeria sociale

Agli esclusi dai gruppi di riferimento abbiamo dato il termine di tappezzeria sociale. Partecipano agli incontri, ma di fatto sono solo delle comparse, parte dell’arredamento, della scenografia. Il contesto sociale, fatto di relazioni tra le persone, di comunicazioni intrecciate, necessita di scenografia.

Il sociologo E. Goffman parlava di ruoli assunti nella comunicazione sociale: esistono protagonisti e comparse, proprio come in una rappresentazione teatrale (E. Goffman, “La vita quotidiana come rappresentazione”, Il Mulino, Bologna, 2009, pag. 18, 29, 33).

L’esclusione si riferisce alle strategie che i gruppi adottano per tracciare i confini rispetto agli esclusi, al fine di impedire loro l’accesso a risorse considerate importanti” (A. Giddens, “Sociologia”, Il Mulino, Bologna, 1994, pag. 226).

 

Prodotto metropolitano

In base alla nostra osservazione, possiamo affermare che la tappezzeria sociale è un prodotto diretto dell’impersonalità che regna nelle città, soprattutto di grandi dimensioni. La perdita dei rapporti di vicinato, l’avanzamento dell’apatia, così come l’aumento dell’impersonalità caratteristica dell’ambiente urbano fanno si che l’aggregazione tra le persone si riduca in maniera inesorabile.

 

Al parco

L’esempio delle (non) relazioni al parco è emblematico. Le persone vanno al parco per fare attività fisica o per fare giocare i figli in un contesto relativamente sicuro. Nelle nostre osservazioni, abbiamo notato che è molto difficile vedere persone abbandonarsi a nuove comunicazioni con altre sconosciute. Solitamente, le persone si aggregano con altre già conosciute, o meglio con amici di vecchia data.

Anche al parco si adottano i modi di vita impersonali, diffidenti utilizzati in ambiente di lavoro. Le persone pare siano più propense, consciamente o inconsciamente, a farsi i fatti propri.

 

Caratteristiche della tappezzeria sociale

I più deboli, i più timidi, i più carenti di iniziativa sociale, i più poveri, i meno attraenti e simpatici hanno maggiori probabilità di diventare tappezzeria sociale (A. Giddens, “Sociologia”, Il Mulino, Bologna, 1994, pag. 519).

Le competenze relazionali segnano il percorso individuale, la cui carenza porta a limitate interazioni sociali. Tali abilità relazionali si apprendono durante la socializzazione, nei primi anni di vita e molto più difficilmente negli anni seguenti, poiché la caratteristiche psicologiche personali sono già pressoché formate (M. Rizzardi, “La costruzione del mondo personale e sociale – II vol. Processi e relazioni interpersonali”, Quattroventi, Urbino, 1997, pag. 5-27).

 

Conseguenze del ruolo di tappezzeria sociale

Le persone trattate come tende, tappeti, divani o poltrone, nello scenario sociale urbano, subiscono l’indifferenza e talvolta l’esclusione da parte di chi dirige l’azione.

Se consideriamo gli ambienti urbani tradizionali dove si svolge la vita quotidiana, possiamo osservare l’esclusione delle persone nel ruolo di tappezzeria sociale.

Trattandosi di ambienti non fondamentali per la propria soddisfazione personale, come ad esempio quelli parrocchiali o di vicinato, gli individui vittime di tappezzeria sociale potrebbero abbandonarli risolvendo il problema alla radice.

La prospettiva cambia di segno, nel caso in cui le persone desiderino trarre benefici sociali dalle suddette esperienze: dovranno rompere il guscio invisibile creato dai detentori del gruppo.

In contesti di lavoro invece, fare da tappezzeria sociale significa subire atteggiamenti lesivi della propria dignità, che potrebbero sfociare in angherie e soprusi (mobbing).

Per quel che concerne i giovani e i giovanissimi entrati nel ruolo di tappezzeria sociale, potremmo ipotizzare che sia una delle anticamere del bullismo: persone escluse dai “gruppi che contano” sono prese di mira per sfogare la violenza prodotta dalla più becera ignoranza.

 

Ulteriori riferimenti

E. Goffman, “Relazioni in pubblico”, Bompiani, Milano, 1981

E. Goffman, “L’interazione strategica”, Il Mulino, Bologna, 2009

G. Simmel, “Forme dell’individualismo”, Armando Editore, Roma, 2001

G. Simmel, “La socievolezza”, Armando Editore, Roma, 1997

G. Simmel, “Individuo e gruppo”, Armando Editore, Roma, 2006

C. Baraldi, G. Piazzi, “Costruzioni sociali del gruppo”, Quattroventi, Urbino, 1996

M. Miceli, “Sentirsi soli”, Il Mulino, Bologna, 2003

 

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