Il sociale è un problema?

Vita personale privata e vita sociale, le due parti di un intero che esaurisce il panorama delle persone.

 

 

Il sociale
Il sociale

 

Il sociale e la vita quotidiana

Siamo abituati a dare per scontato, ogni giorno, il senso della parola ‘sociale’ anche se essa ricorre molto spesso. Parliamo di vita sociale, di sistema sociale, di comunicazione sociale, di ‘social network’, di centro sociale, ossia elementi integranti della vita quotidiana.

Tuttavia, non è perfettamente chiaro, né condiviso ai più, il senso completo del ‘sociale’. Non pare immediato il suo rapporto con l’io individuale, non si contempla a sufficienza il legame/non legame tra il sociale e la persona (come sistema psichico individuale).

Tentiamo di mettere a fuoco il ruolo del sociale nella vita quotidiana.

 

Definire il sociale

Secondo il dizionario della lingua italiana, sociale significa “che vive in società”; “riguarda la società umana e particolarmente i rapporti tra individui e gruppi entro una comunità determinata” (Dizionario Garzanti della lingua italiana, Milano, 1981).

Il sociale è molto di più, è una definizione banalizzata che nasconde in sé un argomento complesso.

 

Il dualismo imprescindibile

Il sociale è la metà dell’intero, mentre l’altra metà è il personale. Il dualismo, che caratterizza ogni individuo, si identifica con la parte sociale contrapposta oppure integrata alla parte chiamata personale, o se vogliamo individuale.

La dimensione sociale (è il ‘sociale’) viaggia su un binario parallelo rispetto a quello della dimensione personale.

Ciò che è individuale è espressione dell’io di ognuno, ne è il suo carattere specifico. L’io è manifestazione di quel specifico sistema psichico. Il sistema psichico lavora come coscienza, elabora i pensieri e le esperienze, seleziona i contenuti più appropriati per partecipare alla comunicazione (N. Luhmann, R. De Giorgi, “Teoria della società”, F. Angeli, Milano, 1995, pag. 31-32; C. Baraldi, G. Corsi, E. Esposito, “Luhmann in glossario”, F. Angeli, Milano, 1996, pag. 211).

La comunicazione è un processo selettivo.

 

Il sociale è generalizzazione

Se è vero, come è vero, che l’io è uguale all’identità personale, che l’io è il carattere specifico di ognuno, possiamo affermare con decisione che il sociale è il suo contrario: è la generalizzazione, è la negazione della specificità individuale (G. Piazzi, “La ragazza e il direttore”, F. Angeli, Milano, 1995, pag. 95).

Il sociale riguarda tutti, va oltre le individualità e le differenze di ognuno, il sociale è una questione quantitativa e non qualitativa (ibidem, pag. 96).

Questa riflessione apre orizzonti che chiamiamo complessi, poiché di fatto la distinzione sociale/personale ci mette di fronte alle scelte proprie della vita individuale e di quella sociale.

Il sociale si riferisce ai rapporti fuori dal proprio sistema psichico (coscienza), apre il panorama di tutte le possibili relazioni osservabili: quando si esce di casa, quando si accede ad internet, quando si lavora, quando si incontrano amici e conoscenti oppure sconosciuti.

 

Entrare nel sociale

L’esperienza umana assume due forme su due livelli, che sono la realtà dello psichico e la realtà della comunicazione (ibidem, pag. 136).

Il sociale separa l’esperienza umana dal suo carattere di specificità individuale e la mette di fronte a un diverso tipo di informazione (non più psichica ma) linguistica, simbolica, generalizzata.

La persona, nel sociale, si proietta all’esterno da sé, acquisisce la socializzazione (ibidem, pag. 137). Essa abbandona temporaneamente la propria specificità per diventare competente nel sociale, grazie al linguaggio e alla comunicazione.

L’esperienza umana è caratterizzata dalla separazione del sistema psichico individuale dal sistema del sociale (ibidem, pag. 96, 138).

La comunicazione è un sistema del sociale, che contribuisce alla realizzazione degli scambi (ibidem, pag. 150).

 

I rapporti tra gli individui

Nel luogo ampio chiamato società, i rapporti tra gli individui sono regolati dalla scambio (ibidem, pag. 174). La società regola il sociale e gli fornisce una forma (ibidem, pag. 99-100).

Nei loro rapporti, gli individui trascendono la loro individuale specificità, si svincolano da essa, per giungere allo scambio materiale (ibidem, pag. 175).

La conseguenza dello scambio (di informazioni, di emozioni, di oggetti) è il mutamento (piccolo o grande) di ognuno che partecipa (ibidem, pag. 176). Dopo ogni scambio, si diventa diversi da prima.

Nella società le persone, grazie al sociale, vivono esperienze di scambio con altre persone (ibidem, pag. 178), è ciò che viene chiamata relazionalità, o esperienza relazionale, ed è mediata dalla società nella società grazie alle sue regole interne, per non permettere al sociale di astrarre totalmente le esistenze umane (ibidem, pag. 180-181).

Evitiamo di impantanarci nella osservazione dei diversi tipi di società, per ogni approfondimento rimandiamo a testi specifici (N. Luhmann, R. De Giorgi, “Teoria della società, F. Angeli, Milano, 1995, pag. 254-316; A. Giddens, “Sociologia”, Il Mulino, Bologna, pag. 47-64).

 

Il sociale crea complessità

Si dice: c’è una situazione complessa quando ci sono possibilità e alternative in un numero sempre maggiore di quanto un qualsiasi comportamento selettivo possa attualizzare” (ibidem, pag. 123).

Una unità, si dice, è complessa nella misura in cui possiede più elementi e li collega mediante relazioni” (N. Luhmann, R. De Giorgi, “Teoria della società”, F. Angeli, Milano, 1995, pag. 41).

Il sociale mette in relazione diverse persone (come sistemi psichici individuali), che aumentano in modo esponenzialmente alto in relazione ai temi, ai contenuti, al tempo, al numero sempre maggiore di altre persone incluse nelle relazioni.

Ogni persona si accorge di non poter interloquire contemporaneamente con tutte le altre, su tutti i temi, entro una quantità precisa di tempo. Ogni persona deve selezionare gli elementi, combinandoli tra loro in un insieme finito, per poter gestire l’operazione (relazione, comunicazione) che si prefigge.

La riduzione della complessità è fondamentale per riuscire anche a comprendere il sociale (G. Piazzi, “La ragazza e il direttore”, F. Angeli, Milano, 1995, pag. 125).

Il sociale offre alle persone (sistemi psichici) un panorama amplissimo di relazioni (possibili), ognuno sceglie ciò che vuole, ma non può prendere l’intero panorama poiché non è materialmente gestibile.

Le persone scelgono, dall’offerta del sociale, quelle relazioni (opportunità) maggiormente in linea con i propri bisogni/obiettivi e in base al massimo profitto. Le scelte utilitaristiche sono perfettamente conformi al sociale. Le persone si affacciano al sociale ‘generalizzando’ e selezionando le relazioni più convenienti.

 

Il sociale e il valore di scambio

La generalizzazione, in quanto caratteristica del sociale, trascende le singole coscienze e quindi i singoli sistemi psichici. Essa va oltre le persone, corre sui binari astratti dell’impersonale, non si cura della specificità delle persone, di ciò che esprimono a seguito del loro vissuto, delle loro esperienze, delle loro emozioni, dei loro affetti.

Il senso della generalizzazione, e quindi del sociale stesso, è il valore di scambio (ibidem, pag. 101).

Esso si esprime al meglio nell’economia mercantile e monetaria, in quanto quei settori esprimono la generalizzazione più ampia possibile. Le merci e il denaro sono intercambiabili, movimentabili, generalizzabili, resi in forma di liquidità (ibidem. Pag. 102-103).

L’esperienza del sociale si avvicina all’esperienza del valore di scambio, le persone affrontano la generalizzazione, la complessità, l’astrazione rispetto al proprio io individuale (ibidem. Pag. 111, 115).

 

Sociale e relazionalità

Abbiamo osservato che il sociale, nella sua forma essenziale, è generalizzazione ossia distacco dalla specificità che ognuno rappresenta. Su questa base, sosteniamo che il sociale porti alla omologazione e al conformismo.

Per allargare le proprie relazioni occorre essere personalmente flessibili, malleabili, saper gestire il sociale. E’ necessario possedere una buona competenza relazionale, una buona relazionalità. Occorre trascurare la propria specificità, abbandonare temporaneamente il proprio io, assumere i canoni del sociale.

Coltivare la propria specificità va contro il sociale. Conformarsi al sociale, aderire alla generalizzazione significa accedere al panorama sociale, significa essere accettati dal sociale stesso (quindi dalle persone che aderiscono al sociale).

 

Il sociale
Il sociale è omologazione

 

Il sociale è un problema

In quanto espressione del valore di scambio, il sociale implica rapporti di tipo economico. Nella sua essenza astratta e interessata, il sociale può essere un problema, in particolare per le persone (sistemi psichici individuali) che non lo sanno o non lo vogliono gestire.

Il sociale sul luogo di lavoro è per noi un emblema importante.

Sul posto di lavoro, le relazioni sono di solito superficiali, moderate, distaccate. Gli scambi sono utilitaristici, fino al limite della sopravvivenza professionale. Le persone sono numeri sul registro dell’ufficio risorse umane, la loro specificità è dimenticata.

In caso di licenziamento, si esprime il sociale allo stato puro: il numero ‘personale’ è eliminato dal registro. “Nessuno è indispensabile”, tuonava perentorio uno slogan aziendale, che rendeva bene l’idea di quanto il sociale agisse indisturbato.

Il mercato del lavoro è il sociale. La raccomandazione è il sociale. La corruzione è il sociale.

 

Gli esclusi dal sociale

Talune persone, come i disoccupati ma anche i poveri i diseredati eccetera, sono esclusi dal sociale, perché ricorre il solito paradigma: la generalizzazione che non considera la specificità degli individui.

Dobbiamo considerare anche coloro che autonomamente si escludono dal sociale, vi si sottraggono. Sono persone che rifiutano il sociale, rifiutano la relazionalità, rifiutano i meccanismi della generalizzazione.

Chi non sa gestire la relazionalità, chi non ha acquisito sufficiente capacità relazionale, chi preferisce restare da solo nella propria specificità e autonomia.

Ogni escluso, a vario titolo, dal sociale sperimenta l’emarginazione ‘sociale’ e la solitudine. Costoro hanno bisogno di un diverso tipo di sociale, non quello astratto e generalizzante.

 

L’espressione positiva del sociale

Il sociale è espressione di scambio, ma non sempre di carattere economico. Noi intendiamo anche un tipo di sociale come incontro tra due o più sistemi psichici individuali, con il semplice intento di condividere informazioni (o altro) in modo gratuito, disinteressato.

Per noi, ma forse non solo per noi, il sociale può essere condivisione positiva di qualsiasi cosa.

L’espressione migliore del sociale copre il panorama che parte dalla famiglia, prosegue con le amicizie e giunge al volontariato. Si tratta, quindi, di tutti gli scambi liberi e disinteressati che le persone (in quanto sistemi psichici specifici e individuali) possono attualizzare.

Gli individui sottoposti alla solitudine e all’emarginazione hanno bisogno dello scambio sociale positivo, votato al mutuo aiuto.

Quel tipo di relazionalità positiva si può trovare, ancora oggi, nel contesto della comunità locale, del vicinato, del quartiere.

 

Ulteriori letture

G. Simmel, “La socievolezza”, Armando Editore, Roma, 2005

G. Simmel, “Forme dell’individualismo”, Armando Editore, Roma, 2001

K. Danziger, “La comunicazione interpersonale”, Zanichelli, Bologna, 1982

 

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