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Il negozio di vicinato

negozio di vicinato

Il ruolo e l’importanza sociale dei piccoli negozi nell’area del vicinato

 

negozio di vicinato
Il negozio di vicinato rappresentava l’immagine dell’intera zona residenziale

 

 

Nello spazio urbano

La città è in continua evoluzione, chiunque può notarlo, non solo per il piano regolatore ma soprattutto per quanto riguarda i rapporti delle persone.

Il vicinato è, socialmente parlando, il cuore aggregativo dello spazio urbano. Non è solo un’area geografica, di superficie, rappresenta un’entità fondamentale di riunione degli abitanti della città.

L’urbanizzazione pressoché illimitata delle varie porzioni di città, chiamate quartieri, ha condizionato l’abitare delle persone, perché ha tolto loro le migliori condizioni ambientali. Sensi unici incomprensibili, cambiamenti di direzione, carreggiate destinate a mezzi pubblici soppressi, quartieri dormitorio, degrado urbano, affollamento di grandi numeri di stranieri in poche aree urbane ristrette, sono solo alcuni esempi di gestione urbanistica fatta sugli uomini o non a loro vantaggio (E. Gentili).

Nel novero degli aspetti, che rientrano di diritto nell’osservazione dello spazio urbano, c’è la situazione del negozio di vicinato, in quanto esso fornisce un’immagine precisa all’intera zona in cui opera.

 

L’immagine del negozio di vicinato

Nell’immaginario collettivo, il piccolo negozio vicino casa rappresenta il proprio territorio, la propria zona di vita. Solitamente si tratta di un negozio di alimentari (frutta e verdura), oppure di un “mini market” che offre pure prodotti per l’igiene, tabacchi e simili. Lo si capisce perché al suo interno le persone “si danno del tu”, si riconoscono, c’è molta cordialità nei rapporti personali.

 

Servizio di sostegno sociale

Il negozio di vicinato offre ai suoi clienti un servizio di carattere sociale, svincolato dalla sola distribuzione di merci tradizionali (alimentari, prodotti per l’igiene, artigianato). Esso porge alle persone relazioni umane. Agli anziani garantisce un luogo dove recarsi con la sicurezza di essere trattati garbatamente, con rispetto, con amicizia. I residenti del quartiere manifestano meno remore a mandarci i figli (magari minorenni) a prendere il latte o la verdura, poiché conoscono personalmente i gestori. Sanno che se ci fosse un problema qualsiasi, otterrebbero assistenza.

Si passa volentieri del tempo al negozio del quartiere, si scambiano quattro chiacchiere, si incontrano i vicini, si discute dei problemi dello stesso vicinato.

Per questi semplici motivi, riteniamo che il negozio di vicinato sia un punto fermo molto importante della vita sociale nel contesto ristretto in cui è inserito.

 

La situazione

Il negozio di vicinato/quartiere sta correndo il pericolo di diventare presto un reperto urbano del passato prossimo.

Molti agenti economici stanno facendo pressione contro di lui, per costringerlo alla resa. La grande distribuzione organizzata e i negozi virtuali dell’e-commerce sono i principali indiziati della tentata impresa di estinzione del negozio di vicinato.

 

Calo delle visite

Dal 2006 al 2016, ad esempio, il valore delle vendite al dettaglio della piccola distribuzione (artigianato di servizio e piccoli negozi di vicinato) è crollato del 13,1 per cento; nella grande distribuzione, invece, è aumentato del 6,2 per cento” (Ufficio Studi CGIA Mestre, news 26 agosto 2017, pag. 3).

La crisi dei consumi si ripercuote, quindi, sui piccoli esercizi commerciali di quartiere e vicinato, schiacciati dagli alti costi di gestione (tasse incluse) e dalla forte concorrenza degli ipermercati.

 

L’esodo dei negozi dal centro

Complice lo sviluppo del commercio online, l’avvento dei grandi gruppi multinazionali, i canoni d’affitto troppo cari e la tari troppo alta, da nord a sud prosegue l’esodo dei piccoli negozi dal centro: i casi di Treviso, Genova e Vibo Valentia.

Servizio giornalistico presentato alla trasmissione radiofonica “Cento città” su Radio 1 RAI, il 24 luglio 2019.

Dal minuto 21:35

 

Il caso delle librerie e delle edicole di quartiere

La libreria da sempre è un luogo affascinante, silenzioso, pieno di conoscenza. Allo stesso modo del negozio di vicinato tradizionale, crea aggregazione tra le persone, rappresenta un punto di incontro nel quale conversare e discutere sulle uscite editoriali. Al suo interno è possibile consultare libri e testi con calma, magari seduti su comodi divanetti.

Non sono rare le persone che considerano il libraio come un amico, molto più di un qualsiasi altro commerciante.

Attualmente a ritmo serrato, chiudono numerose librerie nel centro città e in periferia. Al pari degli altri negozi di vicinato e di quartiere, le librerie sono vittime della crisi economica e delle nuove tendenze del commercio.

Non sono immuni da quelle derive neppure le edicole, le quali rispondono agli stessi posizionamenti e caratteri urbani.

 

negozio di vicinato
L’edicola è un negozio di vicinato

 

Le persone in Italia leggono sempre meno, coloro che leggono (poco o molto) si rivolgono maggiormente all’e-commerce e alle grandi catene di supermercati, con i loro prezzi stracciati e le condizioni di fornitura super veloci. Possiamo affermare, senza retorica, che le conseguenze della globalizzazione economica sfrenata siano alla base della decimazione di librerie ed edicole.

 

Una vera battaglia per la sopravvivenza

Sicuramente, gli agenti della globalizzazione hanno reso molto difficile la vita ai negozi tradizionali, in ogni parte della città.

Da un lato, i commercianti di quartiere devono affrontare costi di gestione sempre più elevati, margini di guadagno ristretti, tasse in aumento, tempi di manovra sfuggevoli. Dall’altro lato, stazionano i grandi centri commerciali con grandi gestioni amministrative, che giocano facilmente strozzando i fornitori, pagano al ribasso la merce, lucrano sulle entrate con tecniche finanziarie.

Sullo stesso lato (oscuro) vivono e fanno profitto i grandi e piccoli marchi dell’e-commerce, che spesso e volentieri si collocano in un paradiso fiscale ed evitano di pagare tutte le tasse dovute; comunque hanno una gestione amministrativa finanziaria logistica ridotta all’osso, che permette di conquistare quote di mercato.

 

Scommettere sul piccolo negozio

In rete si leggono articoli di analisti (di vario genere) che, nonostante la diagnosi negativa, scommettono sulla sopravvivenza del negozio di vicinato. Gli analisti suggeriscono ai piccoli commercianti di investire su loro stessi e di fare intelligenti innovazioni imprenditoriali.

In questa situazione paradossale, di confronto stile “Davide VS Golia”, i piccoli negozi di vicinato possono (o meglio potrebbero) rispondere con soluzioni di carattere sociale: la personalizzazione del servizio offerto.

Super/iper mercati e commercio on-line sono asettici, distanti dal cliente, asociali, privi di un contatto umano e di assistenza. Al loro interno, le persone che vi lavorano non sempre sono soddisfatte, spesso sono alienate, sfruttate, maltrattate, svolgono un lavoro a bassa qualifica, non fanno formazione né aggiornamento.

Nei non luoghi della grande distribuzione organizzata, gli addetti sono evanescenti, talvolta sgarbati, occupati a fare altro, si dimostrano poco attenti al bisogno delle persone, le quali rimangono numeri al pari degli scontrini nelle statistiche di budget.

D’altronde, la vera forza dei centri commerciali è il prezzo tagliato, è lo sconto, la scelta autonoma predisposta sullo scaffale.

 

Creare un legame

Al contrario, chi gestisce un seppur piccolo negozio di vicinato può offrire competenza, vocazione professionale, passione, contatto umano. Ma non solo, si legge e si riscontra di persona una migliore qualità dei prodotti alimentari offerti, una più alta professionalità artigianale.

Investire nel piccolo negozio di vicinato significa, inoltre, contribuire ad allacciare (o riallacciare) dei legami sociali, come quelli vissuti tempo addietro dai genitori e dai nonni. A sostegno di questa tesi, giungono le considerazioni di diversi studiosi che sottolineano il rinnovato bisogno delle persone di trovarsi fisicamente in luoghi precisi, per ovviare alla grande mobilità e alla connessione di rete (B. Borlini e F. Memo).

 

Il negozio sotto casa

Qualunque sia il negozio vicino a casa (alimentari, macelleria/rosticceria, latteria, tabaccheria, calzolaio, edicola o piccola libreria), esso ricopre il ruolo di luogo conosciuto, famigliare. È un punto d’incontro delle persone che vivono nella stessa zona, nel quale si aspettano di trovare legami sociali diretti, contatti umani tradizionali, comprensione, aggregazione, controllo sociale. Gli anziani soprattutto ritrovano un senso di comunità che sembra stia scomparendo, nel vortice di astrattezza che caratterizza il luogo urbano globalizzato.

Deve ritornare a rappresentare l’immagine del vicinato, fatto di persone e non dall’asettico piano regolatore.

Il negozio di vicinato e di quartiere deve vivere, perché la sua presenza aiuta le persone ad aggregarsi nello spazio urbano in cui vivono, permette loro di avere uno luogo piacevolmente conosciuto, che fa da barriera all’isolamento, all’indifferenza, alla solitudine.

 

 

 

Nota bibliografica

Coloro che desiderano avere i riferimenti bibliografici dettagliati, su cui sono basate le riflessioni contenute in questo contributo, sono pregati di mandare una richiesta scritta utilizzando il modulo dei contatti.

Grazie.

 

 

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Pubblicato da Il Sociale Pensa

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