Solitudine ed emarginazione

Solitudine dei viventi in ambiente urbano

 

solitudine in città
Solitudine urbana

 

Solitudine e socializzazione

Ogni essere umano è portato all’aggregazione in gruppi e collettività, di piccole o grandi dimensioni. La socializzazione è una pratica irrinunciabile per ogni essere umano. Prima si socializza con la madre, poi con l’intera propria famiglia, si passa quindi ai coetanei, agli amici in contesti come la scuola, le organizzazioni sportive e religiose (A. Giddens, “Sociologia”, Il Mulino, Bologna, 1996, pag. 83-87).

Nonostante la socializzazione (inclusione, accettazione sociale), l’uomo sperimenta lo stato di solitudine, a livelli diversi d’intensità, secondo modalità diverse.

Nell’ambiente rurale resistono tuttora le pratiche di buon vicinato, la comunicazione è prossima al livello amicale, la vita ha ritmi rilassati e relazioni soddisfacenti.

Al contrario, l’ambiente urbano spersonalizza le relazioni umane, allontana le persone, utilizza il mezzo di comunicazione proprio del denaro e del mercato. In questo contesto sociale, i legami tra le persone diminuiscono fino a perdersi, facendo aumentare l’individualismo e il senso di isolamento: il terreno più fertile per il senso di solitudine (così come lo si conosce comunemente).

Gli amici più fedeli sembra che siano diventati il “tablet” o lo “smarphone”, per quello che si vede nei locali pubblici, negli uffici, in auto, per strada. Relazioni virtuali al posto di quelle tradizionali.

(A. Giddens, “Sociologia”, Il Mulino, Bologna, 1996, pag. 517-519)

(G. Simmel, “Le metropoli e la vita dello spirito”, Armando Editore, Roma, 1995)

La vita in città e l’individuo blasé

Smartphone
Smartphone lifestyle

 

Analisi

La solitudine è un fatto personale, individuale e come tale viene vissuto. La solitudine è lo stare da soli, l’essere da soli, in un arco temporale, presso uno o più luoghi fisici.

Appena sperimentiamo noi stessi come individui autonomi, ci rendiamo conto di essere entità separate, distinte dagli altri” (M. Miceli, “Sentirsi soli”, Il Mulino, Bologna, 2003, pag. 13).

L’autonomia è un elemento positivo che genera soddisfazione, autostima. Una volta acquisita l’autonomia personale, si è portati a sperimentare la solitudine come atto di forza nei confronti della propria socialità.

Come tutte le emozioni, anche questa va conosciuta per sapere come gestirla. In un modo o in un altro, è necessario dover affrontare lo stato di solitudine. Per questo e altri buoni motivi, è necessario discuterne.

Osservatorio psicanalisi

Vivere in modo sereno

 

Interpretazioni

La solitudine è come una lente d’ingrandimento: se sei solo e stai bene stai benissimo, se sei solo e stai male stai malissimo“. (Giacomo Leopardi)

Aforismi

Le frasi sulla solitudine sono decine, danno l’impressione che quasi tutti i pensatori abbiano dedicato delle parole a questa condizione personale, spesso in accezione negativa.

Certi modelli di vita prevedono la perdita (momentanea o perpetua) del contatto sociale; è ciò che accade agli studiosi che dedicano molto tempo alla ricerca, all’approfondimento della conoscenza. Queste persone passano più ore di altre da sole, sperimentando perciò “l’emozione” della solitudine. Costoro cercano la solitudine per usare i suoi effetti benefici sul loro lavoro. Per essi ha un significato positivo.

La solitudine è un’emozione ambivalente giusto per riprendere il Leopardi. Se le persone cercano autonomamente di stare da sole significa che, per loro, quell’emozione è positiva. In caso contrario, l’emozione sarà negativa e fortemente disagevole. In tal senso, il trovarsi da soli è una condizione quasi certamente non desiderata, ma subita. Quando si evoca la solitudine nella maggioranza dei casi è in senso negativo.

 

Giovani

Le persone che si isolano o vengono isolate ricevono dagli altri un’identificazione negativa: “lui è quello strano che sta sempre da solo”, oppure “ha delle idee poco belle, sta sempre da solo”, “nessuno vuole parlare con lui…” eccetera.

Soprattutto da bambini, è facile finire nella rete di bulletti o simili ed essere emarginati per motivi futili. L’essere visti come “diversi” agli occhi dei cosiddetti “capipopolo” può dipendere da condizioni fisiche individuali (troppo grasso, troppo basso) o caratteriali (diversi interessi, passione per lo studio, per la scienza, non vuole giocare a calcio). Non tutti possono risultare simpatici a tutti indistintamente.

Se si perde la relazione sociale giusta si perdono i contatti col gruppo, finendo ai margini (emarginazione).

 

Conseguenze dell’esclusione

L’esclusione dal gruppo sociale più grande non è priva di conseguenze. L’esclusione trancia i legami con gli amici, con i conoscenti. L’essere esclusi/emarginati può portare anche a esiti nefasti sul luogo di lavoro, fino al licenziamento.

Solitudine ed esclusione sociale hanno forti inter-correlazioni reciproche. E’ facile capire che se si perdono gradualmente amici e conoscenti, subendo l’emarginazione, aumenta il senso di disagio legato alla solitudine.

Nelle grandi città, si possono osservare i risultati dell’emarginazione più estrema e della solitudine: i senza tetto (clochard, barboni, homeless), i poveri assoluti (P. Guidicini, G. Pieretti “Città globale e città degli esclusi”, ed. Franco Angeli Milano, 1998, pag. 13-45).

Il tema del disagio nella società moderna è da sempre non considerato dalla comunicazione di massa, seppure costituisca una fonte di difficoltà e degrado urbano sempre più considerevole (M. Castrignano “Le radici del disagio in una società assente”, ed Quattroventi, Urbino, 1996).

 

Rifiuto

Poche persone ammettono di avere sul serio convissuto con la solitudine, che fosse nell’infanzia o nell’età adulta. Poche persone accettano di parlarne, benché in verità abbiano contrattato con essa per ottenere un salvacondotto. Sottolineando i passi descritti in precedenza, ammettere di sentirsi soli equivale ad ammettere di essere un diverso, un debole o peggio un fallito.

E’ un argomento di solito preso alla leggera, sottovalutato, salvo poi averci a che fare in prima persona, in una stanza vuota e buia, forse prima occupata da amici e parenti. Alcune persone non riescono a sopportare la solitudine, potrebbero fare di tutto per scappare da essa.

La solitudine è una condizione da affrontare obbligatoriamente, per esempio quando si perde una persona cara: è il momento più duro, che coglie alla sprovvista nonostante le preparazioni mentali, illusorie, cui ci si sottopone.

 

Depressione

Amica stretta della solitudine è la depressione, la quale fa scivolare le persone verso una deriva molto pericolosa. La depressione è un disturbo patologico dell’umore, porta alla perdita degli interessi e delle passioni che prima allietavano le giornate.

A causa della depressione, la tristezza contraddistingue il volto di chi ne è affetto. Lasciarsi andare al disinteresse, all’apatia è fin troppo facile, le reazioni positive sono tutte frenate. La depressione può debilitare la salute generale, psicologica in particolare, portando al suicidio nei casi più gravi.

Depressione, parte 1

Depressione, parte 2

Gli effetti sulla salute

 

Anziani

Le persone in età avanzata hanno le più alte probabilità di soffrire la solitudine, a causa della perdita del coniuge, di parenti stretti, degli amici. L’età e le patologie relative rappresentano una minaccia crescente.

Rimanere soli in vecchiaia dilata il senso di disagio e pone gli anziani in serio pericolo. Le condizioni psicologiche e caratteriali, che di solito contraddistinguono le persone in età avanzata, bloccano del tutto o in parte le possibilità di fare nuove amicizie con cui risollevare le sorti delle giornate. Il disagio creato dal senso di solitudine degli anziani può portare nelle braccia della depressione.

Anziani

Anziano solo
Anziano solo

 

Soluzioni

Se lo stato di solitudine prende il sopravvento e limita la propria esistenza, condizionando le attività normali, è necessario intervenire in modo perentorio.

Non è facile né veloce uscire da questo stato, soprattutto per coloro che non hanno un carattere estroverso, né sono socialmente attivi.

Innanzitutto, è bene iniziare ad agire sulla propria autostima nutrendola, facendola crescere. Ricordare a sé stessi i progetti realizzati durante la propria vita ed eventualmente crearne di nuovi, concorre a valorizzare la propria persona. Impiegare il proprio tempo in attività positive è il modo giusto per allontanarsi dal disagio.

Da questa base, si deve poi uscire dai propri limiti personali ingrandendo la cerchia di amicizie. Per facilitare questa operazione, si suggerisce di frequentare gruppi sportivi, culturali, religiosi, di volontariato.

Nei casi più difficili e a rischio, gli esperti consigliano di rivolgersi a specialisti preparati come psicologi e psicoterapeuti (M. Miceli, “Sentirsi soli”, Il Mulino, Bologna, 2003, pag. 135-163).

 

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