L’antisemitismo di ritorno

L’antisemitismo islamico in Europa

 

Antisemitismo
Antisemitismo islamico

 

 

Se tolleri questo, i prossimi saranno i tuoi figli.”

Detto popolare.

 

La cronaca ignorata

Il 10 gennaio 2018 a Sarcelles in Francia, una ragazza ebrea è stata colpita in faccia da un individuo incappucciato. Il 30 gennaio 2018 sempre a Sarcelles, un bambino di otto anni con la kippa in testa è stato aggredito da due ragazzi più grandi. Entrambi gli episodi sono stati immediatamente denunciati come attacchi antisemiti.

Il 23 marzo 2018 Mireille Knoll ebrea di Parigi, superstite ai rastrellamenti nazisti del 1942, è stata trovata senza vita nel suo modesto appartamento. La polizia francese ha individuato due sospetti, poi incriminati per omicidio con l’aggravante antisemita.

Quest’ultimo grave fatto di sangue ha riportato alla memoria un altro crimine di stampo antisemita, perpetrato nell’aprile 2017: Sarah Alimi ebrea ortodossa è stata assassinata dal suo vicino di casa. Solo un anno dopo la magistratura francese ha finalmente riconosciuto l’aggravante antisemita.

Altri casi in Francia sono stati riportati dalla stampa non conformista, come riporta questo dettagliato articolo.

Il 17 aprile 2018 a Berlino, un ventenne ha aggredito un coetaneo al grido di “Ebreo” in arabo.

 

La grande stampa, suo malgrado

Suo malgrado, la stampa è costretta a rendere noti al pubblico i gravi fatti di cronaca nera, che hanno per oggetto la popolazione ebraica. La cadenza con cui si leggono articoli di quel genere sta aumentando, ma il clamore suscitato ha la durata molto più limitata, inversamente proporzionale alla gravità penale.

Le Forze dell’Ordine indentificano i responsabili, nella maggioranza dei casi (se non nella loro totalità) si tratta di immigrati di fede musulmana. L’aumento costante della popolazione immigrata in Europa, la cui composizione è a maggioranza musulmana, fa registrare un corrispondente aumento di attacchi antisemiti.

 

I timori delle comunità ebraiche europee

In occasione di ognuno dei fatti registrati dalla stampa, i giornalisti hanno intervistato esponenti delle locali comunità ebraiche, i quali non nascondono timori se non reali paure. Gli attacchi antisemiti aumentano costantemente, in riferimento all’arrivo di nuovi immigrati musulmani dal Medioriente e dall’Africa.

Le comunità ebraiche assistono a una recrudescenza preoccupante dei rapporti interetnici, a tal punto che in molte cittadine francesi intere famiglie ebree decidono di trasferirsi altrove, oppure di emigrare definitivamente in Israele.

Nel futuro prossimo, il numero degli ebrei in Francia è destinato a diminuire drasticamente.

 

Anche in Italia l’antisemitismo è islamico

Il 9 dicembre 2017 a Milano, la manifestazione dei musulmani diventa inquietante per l’alzarsi delle grida contro gli ebrei. Bandiere palestinesi contro Israele e USA.

L’opinione pubblica non se ne cura.

In un intervista al Corriere della Sera, del 20 gennaio 2018, il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni ha chiaramente espresso molti dubbi e perplessità relativamente alla presenza in aumento di immigrati musulmani, in relazione alla loro volontà di rispettare le leggi e i valori del Paese che li ospita. I rapporti con gli esponenti di spicco delle comunità islamiche sono “complessi”.

Si veda cosa succede ogni 25 aprile durante i cortei.

 

 

Cautela della stampa conformista

La stampa prosegue sulla linea della cautela, evitando accuratamente di citare l’appartenenza religiosa ed etnica dei fautori dei crimini antisemiti: appartenenti all’Islam.

Certa stampa conformista continua la sua personale strategia di minimizzare i numeri e diffondere tranquillità nell’opinione pubblica.

La verità è che nessuno conosce i numeri reali della presenza straniera immigrata, né in Italia né nel resto d’Europa. Per il semplice motivo che i clandestini rispondono a stime, non è possibile censire gli invisibili.

Anche la presenza musulmana non ha numeri certi, molti sono coloro che si danno alla macchia, finiscono sotto i riflettori a seguito di reati piccoli o grandi, per le retate delle Forze dell’Ordine, oppure escono allo scoperto se c’è una sanatoria sui permessi di soggiorno.

Sono invece reali gli sbarchi e le dichiarazioni di appartenenza alla fede islamica della maggioranza dei cosiddetti migranti. A ciò aggiungiamo i famigerati “sbarchi fantasma” di persone provenienti dalla Tunisia, che poi si disperdono nelle campagne.

 

Quanto sono lunghe le radici dell’antisemitismo in Europa?

Sono lunghe fino in Medioriente.

Negli ultimi anni della vita di Maometto gli ebrei di Medina, e qualche volta anche alcuni cristiani, avrebbero criticato varie affermazioni del Corano riguardanti personaggi biblici. (…) Questo atteggiamento critico perso gli ebrei portò ad affermazioni nel Corano meno favorevoli nei loro confronti” (W. Montgomery Watt, “Breve storia dell’Islam”, Il Mulino, Bologna, 2001, pag. 60).

La comunità islamica creata da Maometto era da Lui definita come destinata a succedere al Cristianesimo e all’Ebraismo, nel senso di prenderne il posto nella direzione spirituale dell’umanità (A. Bausani, “L’Islam”, Garzanti, Milano, 1995, pag. 145).

Se dapprima il Profeta adottò pratiche tolleranti verso le comunità ebraiche, in seguito introdusse scelte gradualmente oppositrici verso di loro, fino alla totale rottura dei rapporti e alla contrapposizione delle due fedi. L’Islam diventava la sola e unica fede da imporre sui territori conquistati. È la cosiddetta “nazionalizzazione dell’Islam” (A. Di Nola, “L’Islam” Newton & Compton, Roma, 2004, pag. 34-35).

Il Profeta iniziò le razzie e le guerre contro gli ebrei in nome della fede musulmana (A. Di Nola, “L’Islam” Newton & Compton, Roma, 2004, pag. 38-39).

Inoltre, il Corano è pieno di affermazioni negative verso gli ebrei, definiti come popolo da sottomettere all’autorità islamica.

Il padre dell’ebraico moderno, Eliezer Ben-Yehuda, così si esprimeva al riguardo: <<Gli arabi musulmani hanno in antipatia [gli ebrei] forse meno degli altri non musulmani, ma li disprezzano più di qualunque altra creatura… al mondo>>” (B. Morris, “Vittime”, BUR Rizzoli, Milano, 2003, pag. 19-21).

 

Riteniamo che l’odio antisemita islamico abbia messo radici in quella fase storica, che poi in seguito si sia rafforzato e consolidato a causa degli scontri con l’incipiente sionismo.

A seguito delle persecuzioni ebraiche in Europa già a partire dagli ultimi decenni del XIX secolo (G. L. Mosse, “Il razzismo in Europa”, Mondadori, Milano, 1992, pag. 124-125), iniziarono le emigrazioni di ebrei europei in altre nazioni, fino alla decisione di giungere nella Terra Santa. Alla fine del 1800, il movimento sionista aveva creato numerosi insediamenti, acquistando i terreni necessari (B. Morris, “Vittime”, BUR Rizzoli, Milano, 2003, pag. 55).

Naturalmente alla autorità islamiche non piaceva per niente questa presenza ebraica in aumento in Palestina (e zone limitrofe). I rapporti tra i due popoli andavano gradualmente peggiorando a causa del crescente odio e disprezzo nutrito dagli arabi verso gli ebrei (e i sionisti), diventava col passare tempo vera e propria ostilità manifesta (B. Morris, “Vittime”, BUR Rizzoli, Milano, 2003, pag. 65-69).

Con la dissoluzione dell’Impero Ottomano alla fine della Prima Guerra Mondiale, le decisioni sul destino delle terre in Palestina e Medioriente passarono a Gran Bretagna e Francia. Fu un duro colpo per le rivendicazioni politiche e sociali degli arabi musulmani. Comunque, le politiche dei vincitori occidentali non sortirono effetti positivi per nessuno dei contendenti in Medioriente, aumentando i dissidi (B. Morris, “Vittime”, BUR Rizzoli, Milano, 2003, pag. 116 e segg.).

Lo Stato Ebraico di Israele vedrà la sua nascita il 14 maggio del 1948, dopo la prima guerra arabo-israeliana (B. Morris, “Vittime”, BUR Rizzoli, Milano, 2003, pag. 244), e rappresenta il culmine dell’odio islamico verso gli ebrei, la sostanza moderna dell’antisemitismo islamico.

 

Conclusioni che non concludono

Pensiamo sia errato l’approccio al problema che normalmente si legge, in quanto non siamo più di fronte alla violenza antisemita pseudo politica di gruppi neo nazisti. Piuttosto osserviamo l’importazione dell’odio religioso in parallelo all’immigrazione di massa.

La tesi politicamente corretta, che prevale nell’opinione pubblica, racconta di individui isolati psicologicamente instabili e radicalizzati in condizioni circoscritte.

Il quadro è decisamente più complesso di così, al pari di quanto è complessa la realtà sociale che si delinea in Francia e in altri grandi Paesi europei a più longeva tradizione immigratoria, in particolare di matrice islamica.

Riprendiamo la considerazione del filosofo francese Michel Onfray: “l’Islam rappresenta una questione civile” (M. Onfray, “Pensare l’Islam”, Ponte alle Grazie, Milano, 2016, pag. 40).

E’ civile la rappresentazione che abbiamo in Europa della convivenza, della democrazia, della repubblica. L’antisemitismo è un fattore antidemocratico, incivile, incompatibile con lo stato di diritto.

 

Antidemocrazia

L’Islam non si cura della democrazia, nel Corano è scritto di eliminare gli infedeli, in particolare gli ebrei, perché così fece anche il Sacro Profeta.

Non ci sono deroghe, seppure negli organi di stampa e di comunicazione di massa, esponenti musulmani (auto incaricati e auto designati) si sgolino nel raccontare l’esatto contrario. Le comunità islamiche non si dichiarano apertamente contro il terrorismo “islamista”, ma il più delle volte sono conniventi.

Ormai la cronaca conta decine di attacchi antisemiti nella sola Repubblica Francese, dove gli ebrei sono una grande comunità. Ma nella stessa Francia, i musulmani stanno diventando una grandissima comunità, i cui esponenti inneggiano sempre più spesso all’introduzione della Sharia.

Solo i difensori del politicamente corretto e del multiculturalismo possono derubricare i fatti e camuffarne la realtà.

 

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