Cosmopolis e Governo globale

La gara delle élite globaliste per conquistare Cosmopolis

 

Il Governo Globale di Cosmopolis

 

 

 

 

Temi del Cosmopolitismo

Le linee guida del pensiero filosofico e della pratica del Cosmopolitismo hanno i seguenti obiettivi:

 

Intimamente interconnesso ai primi grandi temi, ne circola un altro, sussurrato e mai esplicitamente reso pubblico: si tratta del Governo sovra nazionale, anche detto globale, pure descritto semplicemente come mondiale.

E’ l’utopia classica della grande città universale, di cui tutti possono (anzi ‘devono’) essere cittadini, abbracciando la comune appartenenza alla razza umana.

La città universale di Cosmopolis richiama l’idea del centro direzionale urbano, globale e globalista, nella quale i dirigenti politici economici finanziari operano ufficialmente per il bene comune, in sostanza per perpetuare e consolidare la propria posizione di potere.

Ogni élite globale mira a insediarsi a Cosmopolis.

 

 

Un ipotetico Governo Mondiale

Il pensiero cosmopolitico, classico e contemporaneo, è alla base di istituzioni internazionali come La Società delle Nazioni e delle successive Nazioni Unite (ONU / UNO / UN).

I sostenitori del cosmopolitismo difendono l’idea di democrazia universale, che vada oltre il simbolismo del confine nazionale e dell’appartenenza a un singolo Stato.

La sovranità nazionale è denunciata come una presenza obsoleta e superata, di fronte alla richiesta di cittadinanza cosmopolita, espressa nel Governo Mondiale (A. Taraborrelli, “Il cosmopolitismo contemporaneo”, Laterza, Roma Bari, 2011, pag. X).

La giustizia deve essere garantita a prescindere dai confini statali, che devono essere disconosciuti.

La studiosa statunitense Seyla Benhabib afferma che “fin dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo da parte della Nazioni Unite nel 1948 siamo entrati in una fase dell’evoluzione della società civile globale che è caratterizzata da un passaggio da norme di giustizia internazionali a norme cosmopolitiche”.

Si tratta di “un passaggio definitivo da un modello di diritto internazionale basato su trattati tra Stati a un diritto cosmopolitico inteso come diritto pubblico internazionale che vincola e sottomette il volere degli Stati sovrani” (S. Benhabib, “Cittadini globali”, Il Mulino, Bologna, 2008, pag. 14-15).

Benhabib riconosce che, comunque, esista un rapporto conflittuale tra le norme di diritto proposte dal cosmopolitismo e la stessa sovranità dello Stato (Ibidem, pag. 17).

 

Sostituire lo “stato” delle cose

Il Cosmopolitismo è avverso allo stato-nazione, poiché è l’espressione sopravvissuta dei tradizionali sistemi di sovranità nazionale, che hanno nei confini e nelle frontiere la loro espressione.

I filosofi cosmopoliti ritengono che il mutamento geopolitico degli assetti europei abbia condizionato irrimediabilmente la funzione dello stato-nazione, rendendolo obsoleto di fronte alle necessità delle persone (D. Archibugi in “Cosmopolis”, Manifesto Libri, Roma, 1993, pag. 9-10).

Il problema del rapporto stato/cittadino sarebbe prettamente cosmopolitico, in quanto non si tratterebbe di rispondere solamente ai quesiti interni, quanto piuttosto di redimere le controversie che si presentano nei rapporti con gli altri stati (vicini e lontani). E’ messa in dubbio l’efficienza organizzativa in termini di rapporti contrattuali che si sostituiscano agli scontri in sede internazionale (Ibidem. Pag. 11).

Per questi motivi, l’idea di alcuni filosofi è di sostituire il vecchio sistema stato-nazione con una nuova forma di organizzazione all’altezza del compito. Che sia chiamata “democrazia cosmopolita”, oppure “nascente società civile globale” (Ibidem, pag. 13-14), altrimenti “governo mondiale”, Governo Globale, possiamo affermare che siamo davanti al mutamento del sistema politico nazionale come lo si conosce attualmente.

 

Arginare la violenza e la forza internazionali

Il progetto del Governo Globale (Cosmopolita) è stato presentato e propagandato come argine allo scoppio di nuove guerre. Si tratta però solo di propaganda.

Fin dal 1648 con la Pace di Westfalia (dopo la Guerra dei Trent’anni), le nazioni vincitrici si sono periodicamente raccolte intorno a uno dei modelli di Cosmopolis (città politica dirigenziale anti dispute) che custodisse le regole per evitare ulteriori conflitti, che fosse gerarchica, monocentrica in direzione europea o comunque occidentale (D. Zolo, “Cosmopolis”, Feltrinelli, Milano, 1995, pag. 22; D. Held in “Cosmopolis”, Manifesto Libri, Roma, 1993, pag. 36-37).

Nonostante ogni sforzo moraleggiante, in epoche successive si sono verificate guerre di aggressione verso altri Paesi europei ed extra europei, che si sono vestite di obiettivi liberatori e salvifici.

Le grandi tappe iniziano con la Rivoluzione Francese, seguita dal periodo Napoleonico, dalle guerre Franco-Prussiane, dalle guerre Austro-Prussiane, per culminare con la Prima Guerra Mondiale e la Seconda Guerra Mondiale. I propositi di evitare sempre nuovi conflitti si perdevano negli interessi dei vari Stati-Nazione.

Nel XX Secolo, le guerre sono state protagoniste dell’agenda politica internazionale, seppure non siano sfociate più in un conflitto di carattere planetario.

Il modello di Cosmopolis è rimasto sullo sfondo delle idee e delle prospettive teoriche nonché oggettive delle grandi nazioni vincitrici, per auspicare che non ci fossero più nuove guerre, che la violenza fosse frenata e controllata (D. Zolo, “Cosmopolis”, Feltrinelli, Milano, 1995, pag. 9).

 

Garantire la pace

Uno stato da solo non può, almeno ufficialmente, creare e stabilire la pace nello scacchiere internazionale, ha bisogno di sostegno politico, economico e militare.

Potremmo usare la metafora del gioco di squadra, che vince solo se tutti i suoi membri si muovono in collaborazione secondo uno schema comune. Un’organizzazione internazionale che si prefigga il gravoso compito di mantenere la pace deve muoversi con la collaborazione di tutte le sue membra, senza che nessuna di esse faccia gioco a sé per sé stessa.

 

Santa Alleanza

L’idea di una organizzazione di quel tipo ha radici abbastanza vecchie, si potrebbero far risalire alla cosiddetta Santa Alleanza costituita dalle nazioni che sconfissero Napoleone: Austria, Prussia, Gran Bretagna e Russia. La Santa Alleanza riprendeva la tradizione della pace di Westfalia (Ibidem, pag. 23).

La Grande Alleanza rappresentò, quindi, un progetto di “governo internazionale” contro la guerra, contro l’anarchia, per la pace duratura. “Per il bene del mondo” era sancito nella carta comune, donando al progetto un aura del tutto appetibile.

In breve tempo, anche gli altri stati europei minori entrarono a farne parte, accettando in toto ogni parola scritta, accettando pure la direzione delle potenze costituenti.

Dopo circa un decennio (1825), il progetto della Santa Alleanza si fermò a causa degli interessi contrastanti tra le potenze dominanti (Gran Bretagna e Russia), poi a causa dei colpi inferti dai nazionalismi e dal liberalismo incipienti in tutta Europa (Ibidem, pag. 24).

 

 

War to end all wars

H. G. Wells

 

 

Società delle Nazioni

L’Europa dovette attendere la fine della Grande Guerra per assistere a un nuovo progetto che garantisse (a parole) la pace duratura a livello globale. La Società delle Nazioni vide la luce nel 1920 grazie ai vincitori della Prima Guerra Mondiale: Gran Bretagna, Francia, Italia e Giappone. Si trattava di una versione evoluta della precedente organizzazione, disponeva di organi operativi che però non potevano inviare soldati a fermare le aggressioni (Ibidem, pag. 24-25).

Nemmeno la Società delle Nazioni ebbe vita lunga, perché anche al suo interno le dispute tra le potenze partecipanti erano cicliche. La Francia la strumentalizzava per conservare le sue prerogative di potere internazionale e principalmente per soggiogare la Germania; ne rimasero fuori gli Stati Uniti che avrebbero invece portato un riequilibrio dei pesi interni. Francia e Gran Bretagna si trovarono spesso in disaccordo nella gestione bloccandone di fatto le capacità operative.

Se aggiungiamo poi la non curanza, o peggio, la tacita approvazione delle varie violazioni internazionali da parte dei suoi stati membri, abbiamo il quadro completo del fallimento proprio all’alba della Seconda Guerra Mondiale.

 

Infine, l’ONU (UNO / UN)

Si tratta in effetti dell’ultimo e per ora definitivo tentativo di perpetuare il progetto cosmopolita di pace duratura, perseguito dalle precedenti organizzazioni internazionali. Come le sue antenate, anche l’ONU (United Nations Organisation / Organizzazione delle Nazioni Unite) è sorto dalle ceneri di una guerra, la più disastrosa, la Seconda Guerra Mondiale.

L’ONU è in concreto espressione del peso geopolitico delle Nazioni vincitrici la Seconda Guerra Mondiale. “Ogni tentativo di evitare che il funzionamento della nuova organizzazione dipendesse dall’arbitrio delle grandi potenze venne fatto fallire” (Ibidem, Pag. 27).

Le Grandi Potenze globali costituiscono il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, custodiscono il monopolio assoluto dell’esercizio della forza militare. Ricordiamo chi sono le potenze che ne fanno parte, come membri permanenti: USA, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna.

Gli accordi presi in seno al Consiglio di Sicurezza condizionano le decisioni di tutta l’organizzazione, in quanto l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite può solo fornire ‘raccomandazioni’, che di solito non vengono considerate.

Il Consiglio di Sicurezza ONU si esprime con un criterio a maggioranza qualificata, il quale deve includere il voto favorevole dei cinque membri permanenti: è il famoso (o meglio famigerato) e potente diritto di veto.

 

ONU sistema di governo globale

Grazie al sistema del diritto di veto, le potenze che compongono il Consiglio di Sicurezza controllano oggettivamente la direzione politica e globalista dell’ONU (Ibidem, pag. 28). In questo modo, l’ONU può essere descritto come un governo internazionale che ha come facciata il progetto cosmopolita del miglior Kant (quello del manifesto filosofico dal titolo “Per la pace perpetua”, 1795), ma nella sostanza esso si muove in direzione degli interessi geopolitici delle potenze che siedono nel Consiglio di Sicurezza.

Con le sue decisioni, il Consiglio di Sicurezza limita la sovranità degli stati oggetto della sua attenzione: non tanto con le sue carte, quanto più con le sanzioni economiche comminate, con gli interventi militari “di pace” e le invasioni camuffate (Ibidem, pag. 28-29).

Se Cosmopolis poteva e doveva essere la sede della legittima gerarchia di potere (Ibidem, pag. 21), l’ONU è accostabile a quell’idea, nel senso di organizzazione che convoglia il potere geopolitico nelle mani di chi lo gestisce (il Consiglio di Sicurezza).

Il suggello è New York, sede del Palazzo di Vetro ONU, una delle più potenti e importanti città globaliste del Mondo.

 

Cosmopolis New York
New York moderna Cosmopolis

 

 

Governo mondiale e globalizzazione

Nel quadro del governo mondiale cosmopolita guidato dalle decisioni delle grandi potenze, sedute nel Consiglio di Sicurezza ONU, possiamo affermare che sia presente una contrapposizione, tra la spinta all’Occidentalizzazione e le resistenze dei paesi lontani da quell’indirizzo (Cina, Russia). La sostanza dell’Occidentalizzazione è riconosciuta nella globalizzazione (D. Zolo, “Cosmopolis”, Feltrinelli, Milano, 1995, pag. 160-161; S. P. Huntington, “Lo scontro di civiltà”, Garzanti, Milano, 2001, pag. 72, 88, 147).

Cina E Russia si sono gradualmente e limitatamente omologate al processo della globalizzazione, relativamente al commercio, alla tecnologia e alle pratiche sociali.

A quel processo resiste invece una terza forza, salita alla ribalta della scena mondiale, dal secondo dopoguerra. Essa si oppone strenuamente alle manifestazioni del Governo Mondiale di matrice occidentale: si tratta della civiltà/cultura islamica.

 

 

 

 

Infiltrazione islamica e crisi identitaria dell’Occidente

L’élite islamica si è infiltrata negli interstizi geopolitici lasciati vuoti dalla dissoluzione dei blocchi della Guerra Fredda (S. P. Huntington, “Lo scontro di civiltà”, Garzanti, Milano, 2001, pag. 224).

Le due super potenze USA e URSS erano contrapposte ideologicamente, al loro interno avevano simili sistemi di convivenza multiculturale. Al termine di quella contrapposizione, è iniziata la crisi identitaria, cui il governo sovranazionale del Consiglio di Sicurezza non ha dato risposte soddisfacenti (Ibidem, pag. 177-178).

La politica non è stata in grado di fornire un collante efficace, pertanto le persone hanno riscoperto la propria cultura di riferimento (Ibidem, pag. 181-182; D. Zolo, “Cosmopolis”, Feltrinelli, Milano, 1995, pag. 161).

Durante il processo di riscoperta della propria cultura, l’Islam ha suscitato un grande fascino soprattutto nei paesi diventati autonomi dopo la dissoluzione dell’URSS. In Africa, l’Islam ha consolidato e allargato il proprio radicamento nei paesi ex colonie francesi.

 

La fine della Guerra Fredda non ha posto fine alla conflittualità, ma ha piuttosto fatto emergere nuove identità radicate nella cultura e nuovi canoni di conflittualità tra gruppi di culture diverse e, a livello più generale di civiltà diverse” (S. P. Huntington, “Lo scontro di civiltà”, Garzanti, Milano, 2001, pag. 184).

 

 

Islam globalista

Nella ridefinizione degli spazi geopolitici e cosmopoliti, l’Islam e la sua élite si sono presentati come la sintesi del nuovo candidato alla conduzione del Governo Globale/Mondiale. L’élite islamica ha manifestato grandi velleità globaliste, in affermazione del proprio desiderio di espansione economico-finanziaria, ma soprattutto socio-politica nel cuore dell’Occidente ex-cristiano.

Esauritosi il cemento nazionale creato dall’ideologia e dall’appartenenza a uno dei due gruppi contrapposti Est-URSS / Ovest-USA, gli stati si avvicinano ai paesi con la stessa cultura o simile. Si sono quindi creati diversi raggruppamenti/schieramenti cosmopoliti, che mirano tutti a Cosmopolis, ma che si trovano gravemente concorrenti.

La garanzia dei diritti civili e politici hanno reso più ospitale lo spazio europeo, la tolleranza sancita per legge, all’interno del Governo Sovranazionale UE e di quello ONU, ha aperto le porte alla cultura islamica e al suo radicamento.

L’Islam in Occidente non agisce come agente di integrazione, bensì è attivo come corpo estraneo, antagonista al sistema socio-culturale europeo e americano.

 

La gara verso Cosmopolis

Ottenere o mantenere la direzione del Governo Mondiale e insediarsi a Cosmopolis è l’ambizione attuale di almeno due schieramenti culturalmente contrapposti.

Da un lato abbiamo i protagonisti del Governo Sovranazionale che è operativo nel Consiglio di Sicurezza ONU, il quale controlla gli scambi finanziari ed economici con gli strumenti della globalizzazione. In caso di necessità, ha la facoltà di promuovere guerre cosmopolite in ogni parte del globo (D. Zolo, “Cosmopolis”, Feltrinelli, Milano, 1995, pag. 29, 39, 44-46).

Dall’altro lato osserviamo l’avanzata sicura e poderosa dell’Islam globalista, sempre più radicato in Europa e Stati Uniti. Esso non fa mistero dei suoi desideri egemonici e di conquista, usando gli stessi strumenti della globalizzazione (finanza, economia, diritti civili). Per certi analisti, il terrorismo di matrice islamica/islamista è realmente il braccio armato dell’élite islamica.

La gara per giungere al controllo di Cosmopolis (la grande città globale e globalista, simbolo del potere) è aperta, la politica la ignora pubblicamente sebbene nel segreto stipuli accordi e compromessi con entrambi i contendenti.

 

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