Essere un caso

Il caso e le persone: caso sociale, caso clinico, caso televisivo, caso umano.

 

Un caso
Caso clinico e televisivo

 

 

Questo sconosciuto

Il caso è “ciò che capita imprevedibilmente e ingiustificatamente, almeno in relazione alle possibilità di indagine e di giudizio”.

Il caso è anche un “fatto, specialmente di natura particolare; una vicenda”.

Può essere un affare, una condizione cui si è sottoposti, ma anche “la maniera con cui può presentarsi un fatto; una questione giuridica, morale, teologica”.

(Dizionario Garzanti della Lingua Italiana, Milano, 1981).

 

Il quotidiano

Parliamo e discutiamo di caso e casi quotidianamente, sono i fatti di ognuno, di persone vicine e lontane. I casi sono le vicissitudini della vita, sono le manifestazioni del destino, sono i nostri stessi errori e l’incapacità di porvi rimedio.

Il destino, il caso nel senso degli avvenimenti imperscrutabili, è troppo complesso perché ci siano parole componibili in modo definitivo. Discutere di <<caso uguale destino>> è fin troppo complesso, tira per la giacca molti approfondimenti che risultano essere maledettamente ingestibili.

 

Le persone come caso

Un altro significato di caso, invece, è di gran lunga più divertente e all’ordine del giorno: si tratta del caso riferito alle persone, agli uomini e alle donne.

Essere un caso nel senso di persona con caratteristiche definite, delimitate, immediatamente individuabili, sorprendentemente suscettibili di discussione.

Si può diventare un caso in riferimento a un fatto, a un avvenimento (caso giuridico, caso clinico, caso psichiatrico, caso storico, caso “senza speranza”).

 

“E’ un caso”

Beh, capita, è un caso”. I fatti capitano, si verificano spesso senza preavviso, sono inaspettati.

E le persone? Anche le persone hanno la facoltà di manifestarsi come dei casi, passano alla ribalta della scena sociale improvvisamente, passando dall’anonimato alla notorietà. Poi possono confermarsi come casi nel tempo: caso televisivo, caso letterario, caso cinematografico, caso giudiziario, caso criminale, caso limite.

Dietro ai fatti, e quindi dietro ai casi, ci sono sempre uomini e donne che agiscono, sono gli attori della scena sociale.

Invece, i casi meteorologici sono sicuramente gli unici fuori dal controllo umano, anche se le previsioni meteo si illudono (e provano a illuderci) del contrario.

 

Caso sociale

Accorgersi di essere finiti nella lista dei casi sociali non porta certamente grande felicità. Le persone etichettate come casi sociali sono inserite nell’assistenza dei Servizi Sociali del proprio Comune di residenza. Nei casi sociali rientrano anche coloro che potrebbero ricevere assistenza sociale, ma al momento non sono stati presi in carico o riconosciuti tali dal Sistema.

Gli addetti dei Servizi Sociali sono chiamati a valutare il problema (disagio) dei singoli o delle famiglie: povertà relativa o assoluta, tossicodipendenza, depressione, solitudine, carenza di alloggio idoneo.

Se gli operatori sociali sospettassero un disagio psicologico o psichiatrico, richiederebbero l’intervento del servizio di igiene mentale.

 

Caso clinico

Finire sotto l’analisi di un medico, o peggio sotto i ferri di un chirurgo, fa di una qualsiasi persona un caso clinico, che è diagnosticato in base a criteri di gravità medica crescente.

La moderna programmazione televisiva americana ci ha abituati ai casi clinici, attraverso serie TV di grande successo anche in Italia.

La drammatizzazione dei vari casi va oltre l’aspetto squisitamente tecnico, che appassiona gli addetti del settore: la trama delle varie storie si dipana sulle vicende personali dei protagonisti e delle comparse. Possiamo osservare casi sociali e casi umani.

 

Essere un caso umano

Secondo noi, è il caso per eccellenza.

Nell’immaginario collettivo, il caso umano non è meglio definito, ma automaticamente percepito, è difficile da descrivere. Le persone interpellate hanno subito afferrato il senso del discorso, ma senza riuscire a definire con le parole in modo particolareggiato.

Essere un caso umano significa ricevere appellativi come “poveretto”, “disgraziato”, “sempliciotto”. Il caso umano sembra non godere di grandi possibilità di successo nelle sue attività. Non tanto l’insulto e il dileggio lo affliggono, quanto la compassione che i conoscenti gli riservano.

Su internet abbiamo infatti trovato la seguente definizione: “situazione o persona che suscita compassione o pietà” (dizionario I/E di WRF).

 

Sostenere il caso umano

Talvolta il caso umano può riscuotere solidarietà e sostegno da chi gli sta intorno, proprio perché in linea di massima non ha colpe personali per la sua condizione.

E’ un fenomeno da baraccone, un saltimbanco, uno strano che prende la vita con leggerezza, oppure non ha i mezzi per gestire la sua stessa vita. Forse ha vissuto delle esperienze troppo forti per restare in piedi e adesso è in crisi.

 

Ipotesi sul caso umano

Il caso umano potrebbe, quindi, essere vittima della vita, dei suoi imprevisti più duri, oppure inconsciamente ha fatto le scelte sbagliate.

Il caso umano si posiziona agli estremi della linea delle esperienze, non fa parte della maggioranza delle persone.

Il caso umano è il più probabile protagonista del carnevale, quando quest’ultimo significava ribaltare l’ordine delle cose e chi comandava nel mondo normale finiva in fondo alla fila.

Come nel baccanale dell’Antica Grecia, i ruoli sono ribaltati, scorre l’irrazionale. Chi farebbe condurre una spedizione a un caso umano? Succederebbe solo in un carnevale.

 

L’etichetta

In fondo, essere un caso umano è vedersi appiccicata addosso un etichetta scritta da altri, senza però che quelli siano mai stati analizzati e autorizzati da nessuno.

Perciò, chi può dire che il caso umano non sia vittima del suo prossimo?

 

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