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Caregiver

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Il volontariato famigliare

 

 

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Caregiver in azione

 

 

Assistenza gratuita

Non sappiamo di preciso quanti siano, ma in base alle statistiche sulla popolazione anziana in Italia (secondo il quotidiano il Messaggero sono quasi 14 milioni gli anziani nazionali), possiamo ipotizzare che siano tantissimi. Ci riferiamo alle persone, uomini e donne, che donano il loro tempo alla cura gratuita di un parente, consanguineo o acquisito.

Esse si preoccupano attivamente affinché l’anziano della propria famiglia non sia abbandonato.

Frequentemente, esse sono chiamate carevigers.

 

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Assistere un parente

 

Situazioni

Le condizioni di bisogno non sono uguali in tutti i casi, ci possono essere tratti comuni o similitudini (autismo, Alzheimer, disabilità fisiche), ma nel complesso ogni persona non autosufficiente presenta urgenze specifiche all’intero di situazioni variegate.

Il quadro di assistenza in cui si trovano ad intervenire i cosiddetti caregivers è, purtroppo, mutevole e gradualmente complesso.

Rappresentano la maggioranza i casi in cui, a necessitare di assistenza, sono persone anziane afflitte da demenza. Non dobbiamo, però, dimenticare i portatori di handicap anche di giovane età.

 

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Anche i minori possono diventare persone da assistere totalmente

 

 

Parola mutuata dalla lingua inglese

Il caregiver è colui che letteralmente si prende cura di qualcuno.

 

Definizione di Caregiver nella legge 27 dicembre 2017, n. 205, all’articolo 1, comma 255:

Si definisce caregiver familiare la persona che assiste e si prende cura del coniuge, dell’altra parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso o del convivente di fatto ai sensi della legge 20 maggio 2016, n. 76, di un familiare o di un affine entro il secondo grado, ovvero, nei soli casi indicati dall’articolo 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, di un familiare entro il terzo grado che, a causa di malattia, infermità o disabilità, anche croniche o degenerative, non sia autosufficiente e in grado di prendersi cura di se’, sia riconosciuto invalido in quanto bisognoso di assistenza globale e continua di lunga durata ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, o sia titolare di indennità di accompagnamento ai sensi della legge 11 febbraio 1980, n. 18.”

 

Nella nostra lingua potremmo usare la corrispondente parola “assistente”, che a parere nostro suona molto meglio.

Il termine caregiver è diventato di uso comune, come ratificato dalla legge riportata in precedenza. Il caregiver famigliare è, ripetiamo, un componente della stessa famiglia della persona bisognosa di aiuto, dell’assistito.

Normalmente, possono intervenire caregivers esterni alla famiglia (a pagamento), ormai tristemente conosciuti con il brutto termine “badanti”. In qualche modo, suona come se la persona non autosufficiente dovesse essere “badata” controllata ma non assistita. In questo senso, purtroppo, abbiamo direttamente osservato quanto sia difficile trovare un’onesta assistenza all’esterno della famiglia (“Anziani abbandonati“).

 

Assistenza diretta

Il caregiver famigliare è espressione della solidarietà diretta all’interno della propria cerchia. Può rappresentare una soluzione a buon mercato, per le famiglie che non si possono permettere le spese di una struttura di accoglienza o di un’assistenza professionale esterna.

L’impegno prospettato al caregiver è via via più intenso, può includere la cura diretta del parente per quanto concerne l’igiene, la vestizione, l’uso dei servizi igienici, la preparazione dei pasti, l’accompagnamento alle visite mediche, fino all’espletamento delle pratiche amministrative e burocratiche.

Occuparsi di una persona non (più) autosufficiente è una professione a tutti gli effetti, che richiede un dispendio enorme di energie e di tempo. Per l’appunto il tempo è la risorsa più importante, che risulta decisiva in tutta l’attività di assistenza.

 

Difficoltà non riconosciute

Solitamente, coloro che non si sono mai occupati di una persona non autosufficiente faticano a comprendere le difficoltà che emergono nelle giornate dedicate all’assistenza. Aleggia sempre un senso di solitudine, di sconforto, di stanchezza, di frustrazione proprio perché il tempo non basta mai, perché tutto il tempo è donato alla persona che si assiste, perché si accantonano/abbandonano i propri interessi, i propri progetti professionali.

Assistere un familiare non sempre è un’attività riconosciuta nella sua interezza, nel suo valore sociale.

 

Senza il vicinato

Le relazioni sociali presenti nel vicinato portavano momenti di sollievo alle famiglie con persone non auto sufficienti. Abbiamo raccolto varie testimonianze riguardanti vicini di casa che si offrivano di assistere giovani e anziani in difficoltà. Bastavano anche un paio d’ore, per permettere ai famigliari di svolgere qualche commissione fuori casa, con la consapevolezza che i loro cari non erano soli.

Attualmente, si tratta di episodi del tutto isolati e molto rari, nel quadro urbano definito da isolamento abitativo, indifferenza, socialità superficiale.

La perdurante situazione di emergenza sanitaria da Corona Virus / COVID-19 aggrava la condizione di solitudine e difficoltà sia del caregiver che dell’assistito.

 

Importanza sociale

La prospettiva per i prossimi anni si rivela essere nel costante aumento della popolazione anziana, sia nazionale che europea.

Saremo di fronte “a una ridistribuzione demografica senza precedenti, in cui entro il 2050 la proporzione di anziani tenderà a raddoppiare, passando dall’11% al 22% della popolazione totale. Nei prossimi 5 anni, per la prima volta nella storia dell’umanità, il numero di individui di età uguale o superiore a 65 anni supererà quello dei bambini al di sotto dei 5 anni” (Epicentro, Istituto Superiore di Sanità).

Sarà altrettanto evidente la preponderanza delle patologie cronicodegenerative, nell’orizzonte della popolazione anziana.

Si può facilmente supporre che le attività di assistenza agli anziani potrebbero diventare un settore molto importante.

Pertanto, aggiungiamo che il ruolo del/dei caregiver (s) famigliari (ma anche esterni alla famiglia) potrebbe farsi di grande rilevanza sociale ed economica. Già ora, il loro silenzioso e meritevole lavoro di assistenza risponde alle richieste di mutuo aiuto dentro alla famiglia.

 

Non riconoscimento

Davanti alle prospettive di invecchiamento e degenerazione patologica della popolazione, dobbiamo collocare inoltre il non riconoscimento economico del caregiver. Chi assiste un familiare non autosufficiente rischia di perdere il posto di lavoro (se ne ha uno), in generale non ottiene un qualsivoglia corrispettivo previdenziale.

Essendo un’attività da svolgere in famiglia, gli assistenti caregivers rimangono invisibili, non tutelati, senza sostegni. Come per tutti coloro che svolgono una qualsiasi attività di volontariato, anche il caregiver è una bella immagine di solidarietà che deve fare affidamento unicamente sulle proprie risorse personali.

 

 

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Pubblicato da Il Sociale Pensa

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