Inquinare la lingua italiana

La lingua italiana è inquinata da parole estranee

 

 

 

Nel mezzo del cammin di nostra vita

mi ritrovai per una selva oscura,

ché la diritta via era smarrita.

Canto I: Dante nella selva oscura

 

 

La deriva linguistica

Usare parole straniere, o se vogliamo “estere”, per trattare descrivere citare fatti oggetti e altro, indica che la nostra amata lingua italiana sta subendo un inquinamento della sua natura.

La lingua italiana ha già in sé tutti i termini e le parole idonee a descrivere compiutamente la vita quotidiana. Non c’è l’effettiva necessità di introdurre parole derivate/mutuate dalle lingue estere.

A ben notare, non siamo di fronte a una disquisizione di tipo nazionalistico o simile, quanto piuttosto al sottolineare l’onestà o la corrispondente disonestà intellettuale di coloro che si rifiutano di usare le corrette parole in italiano.

Se viene spontaneo usare parole come “lunch” per dire pranzo, “week-end” invece di fine settimana, “meeting” invece di incontro, siamo di fronte

  1. all’invasione di campo dei termini stranieri nella linguistica italiana;
  2. all’ignoranza delle persone che le usano;
  3. a una nuova dittatura del politicamente corretto e della moda sociale.

 

La deriva linguistica diventa una moda discutibile

In particolare nel mondo professionale, numerosi quadri, dirigenti e consulenti usano largamene termini di origine anglosassone: “facciamo net-working” per dire instauriamo proficue relazioni sociali, “abbiamo organizzato un interessante workshop” vale a dire un seminario o un evento tematico. “Alle ore dieci, coffee break per tutti“; forse dire pausa caffé ricorda persone assenteiste e lavative?

Che dire poi di parole come “fashion” per creare un atmosfera linguistica carica di “pathos”?

All’università si sente normalmente parlare di “abstract” in riferimento a ricerche e tesine, “files” in relazione all’archiviazione di documenti, oppure “ci vediamo live” riferendosi all’incontro chissà dove ma dal vivo, come fossimo a un concerto di musica “rock”.

Sto studiando per avere un master”, “stasera vado a fare footing”, “prima di uscire devo rifarmi il make up”.

L’elenco delle cinquanta parole italiane sostituite dall’inglese

Quelle e altre parole sono ormai una normale consuetudine nel linguaggio comune, rappresentano una moda cui uniformarsi, per sottrarsi all’isolamento sociale.

 

 

I social network e la comunicazione di massa

La lingua segue l’andamento della comunicazione sociale e di massa, per questi motivi subisce l’influenza delle tendenze che vengono dettate dai mezzi di comunicazione più usati.

La televisione e, soprattutto, i social network comunicano utilizzando sempre di più parole mutuate dalla lingua inglese internazionale.

L’inglese, con il suo stile snello ed essenziale, è diventato il nostro modello comunicativo. Ma la grammatica e la sintassi di questa lingua si sono ridotte per esigenze di comunicazione finanziaria e commerciale; vale a dire che per essere fruibile ai parlanti di tutto il mondo ha dovuto ridurre gran parte delle sue regole linguistiche tramutandosi da English (la vera lingua del Regno Unito) a Plain English (la lingua della comunicazione internazionale, quella usata all’interno del Parlamento Europeo).”

Cfr. “Il degrado della lingua italiana

Creare un “post”, scrivere un “tweet”, fare un “tag”, usare gli “ashtag”, comprare un “e-book on-line”, passare molto tempo sui “social”, sono espressioni colloquiali ibride metà italiane e metà inglesi, inglesismi dettati dalla moda contemporanea.

Articolo dell’Accademia della Crusca

L’impressione tangibile è che sempre più persone copino pedissequamente parole e modi di dire, che sono parte integrante di un contesto diverso dal nostro, che perdano confidenza con la lingua corretta (grammatica, lessico, costruzione della frase), appiattendo la loro conoscenza.

 

Prestigio culturale

Abbiamo sentito alla radio (seguire il collegamento al minuto 01:12) una giornalista affermare che l’inquinamento della nostra lingua, da parte di numerose parole straniere, evidenzia il suo calo di importanza, nonché il corrispondente indebolimento del prestigio culturale italiano (linguistico, sociale, diplomatico) nel contesto internazionale. Potremmo anche denunciare la perdita di considerazione linguistica di carattere geopolitico (“potere” internazionale).

 

In giro per il Mondo

L’italiano è parlato da circa 64 milioni di persone madrelingua, ma raggiunge un numero di 120 milioni di persone nel mondo, collocandosi al ventunesimo posto della classifica (prima lingua è il cinese mandarino, la seconda l’inglese, la terza lo spagnolo). Sono ventisei i Paesi dove l’italiano è parlato a qualsiasi titolo.

L’opera parla italiano da almeno un paio di secoli, Mozart scriveva in italiano, nel Rinascimento la lingua italiana era sinonimo di cultura.

In cucina molte parole italiane sono parte integrante della conoscenza: pasta, spaghetti, pizza, Parmigiano.

Nel secondo dopoguerra, la lingua italiana ha ottenuto gloria e onori internazionali grazie al cinema: paparazzi, dolce vita, cappuccino, “maccaroni”/maccheroni.

Nonostante il grande contributo linguistico e culturale dato dal nostro Paese, proprio in Italia assistiamo al declino della lingua nazionale.

 

Esterofilia italiana e cosmopolitismo

L’introduzione delle parole straniere nel panorama comunicativo nazionale ha il sapore di un continuo ossequio all’esterofilia e al cosmopolitismo: parlare come gli inglesi o gli americani o come gli spagnoli (pelota, tapas) ha il senso di manifestarsi come cittadini del mondo. Ci si sente più internazionali, magari più colti, al passo con i tempi.

Il risultato, tuttavia, è sostituire le corrette parole italiane che prima erano di uso comune con parole straniere, dimenticando le prime, trasmettendo ai giovani un concreto inquinamento della lingua madre.

 

La tirannia del linguaggio politicamente corretto

Sostituire parole giudicate crude e troppo dirette con altre più morbide, è l’operazione fondamentale fatta dalla prassi politicamente corretta.

Si tratta di un’operazione formale, che non cambia la sostanza, ma che stende un velo sopra all’evidenza di fatti cose azioni. Dobbiamo salvare certe apparenze e dimostrare di essere bene educati.

Pertanto non diremo più omosessuale bensì diremo “gay”, quella bella ragazza non sarà più attraente ma direttamente “sexy”, gli affari ricordano qualcosa di losco quindi li chiameremo “business” dando loro un immagine più pulita e positiva.

 

 

Inquinamento linguistico in sintesi

Esprimersi in modo corretto, comunicare contenuti chiari e comprensibili è fondamentale nella vita sociale. La comunicazione in sé è un atto improbabile, perché si devono verificare contemporaneamente i tre elementi che la compongono: informazione, atto del comunicare, comprensione (N. Luhmann, R. De Giorgi, “Teoria della società”, F. Angeli, Milano, 1995, pag. 61-62).

Nel nostro contesto sociale ad alta complessità, nel quale le interazioni sono molteplici e vorticose, è facile che si verifichino incomprensioni, disattenzioni, difficoltà comunicative.

Introdurre nella lingua corrente vocaboli stranieri a sostituzione di quelli già esistenti e corretti, rende la comunicazione sociale distorta, inquina la stessa lingua nazionale.

Siamo ben consapevoli che parlare di lingua nazionale fa storcere il naso ad alcune persone, soprattutto a quelle che si dichiarano fieramente cosmopolite e globaliste, amanti di tutto ciò che arriva dall’estero. Probabilmente, quelle stesse persone cosmopolite sono meno capaci di altre a maneggiare con la dovuta abilità la comune lingua madre.

Saranno mai così oneste da ammetterlo?

 

 

Per approfondire

Diciamolo in italiano – Blog

 

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