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Chiacchiere, dicerie, pettegolezzi/gossip

chiacchiere

Fare comunicazione informale sugli assenti 

 

 

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Veicolare chiacchiere, dicerie, pettegolezzi

 

 

Una pratica sottovalutata

Abbiamo osservato quanto sia numeroso/diverso l’insieme degli aspetti che contraddistingue la comunicazione fatta da chiacchiere e pettegolezzi.

Si crea una notizia su qualcuno, vera o falsa, sulla base di motivi tutti da scoprire, secondo motivazioni personali o collettive, si veicola la notizia stando attenti (oppure no) che il protagonista ne rimanga all’oscuro. Quella notizia può sortire risultati e conseguenze anche di carattere sociale.

La chiacchiera piace alla gente, creare voci sulla vita privata degli altri è un’attività molto stimolante, pare che sia un vero bisogno: “…il nostro bisogno «biologico» di pettegolezzo è così forte che non ci basta il gossip su persone reali, richiediamo anche un pettegolezzo su persone immaginarie” (S. Benvenuto).

Si tratta di una pratica comunicativa collettiva, che distribuisce contenuti a grande velocità, senza i vincoli delle strutture formali della comunicazione ufficiale.

Gli studiosi ci ricordano che la chiacchiera assolve a compiti importanti dentro vari generi di relazioni sociali.

Si capisce che il panorama offerto da chiacchiere e pettegolezzi è troppo ampio per essere ricomposto sommariamente, pertanto si ha bisogno di ridurre l’orizzonte di osservazione.

 

Manifestazioni d’interesse

Non abbiamo trovato di grande interesse, il lato dei desideri insiti nelle chiacchiere e il loro rapporto con la realtà dei fatti. Altresì non ci attrae, la possibile condanna morale che talune comunità di persone metterebbero in atto contro il pettegolezzo.

Trascuriamo poi la genesi e l’evoluzione dei pettegolezzi riguardanti i personaggi famosi, di qualsiasi estrazione e ambiente.

Dopo un’accurata riflessione, manifestiamo il nostro interesse verso l’utilità sociale delle chiacchiere. Concordiamo del tutto con la seguente affermazione: “il presupposto è che se una pratica sociale non avesse qualche genere di funzione positiva per la collettività, finirebbe per essere abbandonata” (N. Cavazza).

Chiacchiere pettegolezzi dicerie sono parti consolidate della comunicazione umana, pertanto presentano caratteri di complessità. Sono considerati elementi di seconda serie, di infima qualità, perché non formali, perché hanno un alto tasso simbolico ed emotivo, perché sono da verificare.

La comunicazione informale così presentata suscita grande interesse, anche per una qualche pericolosità verso la reputazione degli individui oggetto di discussione. La raccolta di informazioni private può essere usata per “eliminare” avversari in diversi ambienti sociali.

 

 

Chiacchiera, diceria

Un posto speciale tra i comportamenti collettivi occupa la diceria o rumor. La diceria – susseguirsi di «voci» incontrollate, in parte vere in parte false, ma senza la possibilità di distinguere tra il falso e vero – può costituire da sola un comportamento collettivo, ed esaurirsi senza accompagnarsi ad altre forme di comportamento manifesto. Altre volte la diceria costituisce invece il principale sistema di informazione tra individui coinvolti in un comportamento collettivo, come avviene caratteristicamente nel panico di origine economica o bellica o catastrofica” (L. Gallino).

Chiacchiere, dicerie e pettegolezzi si possono raggruppare dentro all’etichetta comunicazione informale. Si muove nel retroscena della vita sociale, non si cura dell’apparenza, non ha limiti. La gente chiacchiera sugli altri in privato, spesso senza freni inibitori, condisce di particolari i contenuti. La comunicazione informale non è incastrata in schemi moderati, non si cura di essere politicamente corretta. Talvolta raggiunge vette incontrollate, parimenti può spaventare i protagonisti.

 

Scena VS retroscena

In pubblico, i protagonisti della comunicazione si attengono alle regole della formalità, della moderazione, controllano i contenuti che desiderano esternare, adottano una postura adeguata (usano i filtri alla comunicazione).

In privato, le persone comunicano senza curarsi troppo dei modi, non c’è un pubblico, non ci sono immediate conseguenze sociali negative. Si tratta della posizione dietro il palcoscenico, al riparo da sguardi e orecchi indiscreti (si legga pertanto Goffman, 1969).

Le chiacchiere private non sono controllabili da parte del loro oggetto.

L’impressione più istintiva ci porta a considerare la chiacchiera e il pettegolezzo come un passatempo, o una perdita di tempo. Parlare bene o male degli assenti solitamente è considerata l’attività di chi non si fa gli affari suoi.

Chiacchiere e pettegolezzi hanno, da sempre, una connotazione di genere e pregiudiziale: attività di donne, di comari.

 

 

Rapporti normali

 

«”Mi ha fatto una quantità di chiacchiere”; continuò la madre “mi ha detto che hanno venduto la vecchia automobile e ne hanno comprata una nuova… una FIAT…

“Sa” mi fa “mio marito è diventato il braccio destro di Paglioni, alla Banca Nazionale… Paglioni non può fare a meno di lui, Paglioni lo indica come il suo più probabile socio”; Paglioni qui, Paglioni là…: ignobile!…”.»

«”Perché ignobile?” Osservò Leo contemplando la donna tra le sue palpebre socchiuse. “Cosa c’è di ignobile in tutto questo?”.»

«”Lei sa” domandò la madre fissandolo acutamente, come per invitarlo a soppesare bene le parole, “che Paglioni è amico della Ricci?”.»

«”Tutti lo sanno” disse Leo, e pesantemente quei suoi occhi torpidi si posarono su Carla trasognata e rassegnata.»

«”E lei sa anche” insistette Mariagrazia distaccando le sillabe, “che prima di conoscere Pagnoni i Ricci non avevano un soldo… e ora hanno l’automobile?”.»

«Leo votò la testa: “Ah, è per questo”; esclamò “e che male c’è?… Povera gente, s’industriano”.»

«Fu come se avesse dato fuoco a una miccia accuratamente preparata.»

«”Ah, è così”, disse la madre spalancando ironicamente gli occhi; “lei giustifica una svergognata, e neppure bella, un mucchio d’ossa, che sfrutta senza scrupoli l’amico e si fa pagare le automobili ed i vestiti e trova anche modo di mandare avanti quel suo marito non si sa se più imbecille o più furbo… Lei ha di questi principi? Ah benissimo proprio benissimo… allora non c’è più nulla da dire… tutto si spiega… a lei evidentemente piacciono quelle donne…”.»

Brano tratto da “Gli indifferenti”, di Alberto Moravia.

 

Creare notizie per farne chiacchiere e pettegolezzi è un normale atto di comunicazione, all’interno di una qualsiasi società umana. Diventa importante sapere quale utilità deve portare ai suoi fruitori.

La chiacchiera e il pettegolezzo sono un mero divertimento? Oppure hanno lo scopo di screditare la persona che ne è bersaglio?

 

 

Utilità sociale

Gli studiosi che se ne sono occupati hanno osservato che la comunicazione informale ha una precisa utilità sociale, all’interno di vari ambienti.

Un primo esempio di utilità è rispondere alla necessità di un valido e onesto professionista: elettricista, muratore, idraulico. Parimenti accade per la ricerca di un commercialista e di un avvocato. La normalità è interpellare, in via privata, amici e conoscenti.

Banalmente agiamo alla stessa maniera per trovare un buon ristorante.

Consciamente o inconsciamente, la chiacchiera è usata per raccogliere informazioni sulle persone che frequentano lo stesso ambiente (di lavoro, di vicinato, di svago), oppure altri contesti di comune interesse. È chiaro che le persone più avvedute verificano le informazioni raccolte. Chiacchiere e pettegolezzi entrano nel vivo della vita quotidiana di chiunque, non si fermano alla facciata formale inscenata dalle persone.

Incrociando le informazioni informali raccolte, è possibile dipingere un quadro – seppur non completo – della persona che si desidera conoscere. È possibile avere indizi sulla sua affidabilità, sulla prevedibilità dei suoi comportamenti.

Lo stesso avviene nel mondo del lavoro, tra aziende e professionisti. Prima di collaborare e fare affari insieme, gli operatori economici “si studiano” a vicenda, cercano e raccolgono informazioni in modo reciproco. L’obiettivo è di verificare se il proprio interlocutore d’affari sarà affidabile e collaborativo. Gli operatori economici raccolgono informazioni in via informale (interpellando colleghi, conoscenti, amici), oltre che per via formale (fedina penale ad esempio).

Creare e mantenere una buona reputazione è molto importante per rimanere stabilmente nella vita sociale.

 

Stabilire alleanze

Chiacchiera e gossip stabiliscono legami all’interno dei gruppi. Il trasferimento di informazioni informali crea e in seguito rafforza le alleanze dentro al proprio gruppo. Condividere informazioni equivale a trasmettere fiducia, a integrarsi nel gruppo.

Grazie ai contenuti scambiati è possibile individuare e isolare eventuali devianti, ossia coloro che non condividono né rispettano le norme sociali vigenti, ma anche che diffondono informazioni false e tendenziose.

L’esempio di ciò che succede nei gruppi sportivi può essere d’aiuto.

Principi come onestà, rettitudine, lealtà, solidarietà sono aspettative diffuse soprattutto nei gruppi sportivi, proprio perché sono parte della filosofia alla base di qualunque sport.

Può capitare che individui non corretti cerchino di imporre la propria presenza, andando contro aspettative e valori condivisi. È comprensibile che comportamenti scorretti (come bullismo, furto, discriminazione) minino la convivenza nel gruppo, sportivo in questo esempio.

La comunicazione informale può veicolare le informazioni utili a individuare e isolare chi cerca di imporre il proprio interesse personale, a scapito del bene collettivo.

 

Socialità

Aggiungiamo che la comunicazione informale rafforza la socialità.

Riteniamo che la socialità è fenomeno che nasce dal rapportarsi empatico di un soggetto con altri all’interno di piccoli gruppi (non a caso definiti tribù) in cui circola una comunicazione in massima parte non finalizzata alla doverosità di ruolo ma volta invece a confermare e rafforzare i legami di prossimità e immediata simpatia, riconosciamo lo spazio e la rilevanza che i rumor hanno nel dare senso e significato al vivere con altri in certe situazioni in un determinato contesto sociale anche nella contemporaneità” (M. Livolsi).

 

 

Il lato oscuro del pettegolezzo

Le informazioni sulla vita privata delle persone possono diventare armi efficaci per demolirne la reputazione.

È eclatante il caso di personaggi noti che vengono “svergognati” in pubblico, divulgando informazioni che ne tratteggiano aspetti di immoralità, cattiveria, cattiva condotta, delinquenza.

L’attacco alla reputazione non accade solo ai famosi, anzi, abbiamo osservato quanto sia diffusa quella pratica oscura nell’ambiente di lavoro. Nessuno è escluso, tuttavia per la nostra esperienza siamo costretti a sottolineare la straordinaria vitalità chiacchierona di quadri e dirigenti, con l’obiettivo di togliere di mezzo lavoratori non graditi.

 

Pettegolezzi sul posto di lavoro

 

Che le informazioni siano del tutto veritiere non ha molta importanza, al fine di distruggere la reputazione di un individuo bastano pochi elementi (apparentemente) genuini, conditi da dettagli e particolari personalizzati. Basta insinuare un dubbio nella collettività di riferimento.

In secondo luogo, se e quando le parti compariranno davanti al magistrato, inizierà la verifica dei fatti, sebbene ormai per l’opinione pubblica la reputazione del malcapitato sia già stata sbriciolata.

 

Infamia

È principio riconosciuto, e pare pure condiviso, che il pettegolezzo sia un semplice divertimento, più che un attacco per ferire qualcuno. Tuttavia, parlando con amici e conoscenti, pare altrettanto condiviso il fatto che a nessuno piaccia trovarsi al centro delle chiacchiere di quartiere o del posto di lavoro.

Si parte sempre col sottolineare lati non edificanti della persona oggetto del discorso. Chi riporta la diceria non è mai il responsabile della versione originale.

«Il merlo ha cantato», «un uccellino mi ha detto», «ho saputo che…» sono tutte espressioni classiche di introduzione. Abbiamo notato che, anche nel privato, gli oratori tendono a scrollarsi di dosso qualsiasi imputazione, per non doversi sentire chiamati a rispondere della diceria.

 

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Il merlo è un simbolo del chiacchierone

 

Nella chiacchiera e nel pettegolezzo si discute e spesso si ride di uno o più assenti. È possibile indignarsi per i loro comportamenti, per le loro azioni, sebbene non ci tocchino direttamente. Se poi mancano informazioni fresche e genuine, nessun problema, si trova qualcuno disposto a crearne ad hoc.

È concreta la possibilità che si crei il discredito, si produca una certa infamia verso gli oggetti delle voci. Si ricade sempre nella sfera della reputazione personale. In certi ambienti (professionali, di volontariato sociale, sportivi), le chiacchiere possono ledere irreparabilmente la reputazione, perciò l’immagine delle persone e il loro lavoro.

La maldicenza è un esercizio di potere che crea esclusione, a vantaggio personale di chi la usa. Rompe la solidarietà all’interno del gruppo, minaccia la comunità.

 

VIP? No grazie

Personaggi pubblici famosi mettono nel conto di essere oggetto di chiacchiericcio e pettegolezzo a grandi dosi, fa parte della loro vita di VIP, imparano a conviverci.

Diverso è il caso delle persone comuni, che tengono particolarmente alla propria immagine (cioè la reputazione), per le quali essere considerate semplicemente immorali è già un’onta insopportabile.

 

 

Riferimenti 

Coloro che desiderano avere i riferimenti bibliografici, sui cui sono basate le riflessioni in questo contributo, sono pregati di mandare una richiesta scritta utilizzando il modulo dei contatti. Grazie.

 

 

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Pubblicato da Il Sociale Pensa

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