Kydos

Kydos è vittoria o sconfitta

Specifica tratta dal testo fondamentale di René Girard “La violenza e il Sacro” (p. 212-215).

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“Il sostantivo Kydos si deve definire in termini di prestigio quasi divino, di elezione mistica connessa con il trionfo militare. Il Kydos è la posta delle battaglie, e in special modo delle singolar tenzoni, tra i Greci e i Troiani. (..) Benveniste* traduce Kydos con <<talismano di supremazia>>. Il Kydos è il fascino esercitato dalla violenza. (..) Coloro che detengono il Kydos vedono decuplicata la loro potenza; coloro che ne sono privi hanno le braccia legate e paralizzate. Possiede sempre il Kydos colui che ha dato il colpo più forte, il vincitore del momento, colui che fa credere agli altri e può egli stesso immaginarsi che la sua violenza ha definitivamente trionfato. Gli avversari del trionfatore devono fare uno sforzo straordinario per sfuggire alla suggestione e ricuperare il Kydos”. (…)

“Si può tradurre Kydos con gloria ma in tal caso, come osserva Benveniste, si perde l’elemento magico – religioso che dà tutto il suo valore al vocabolo. Nel mondo moderno, non abbiamo la parola, ma abbiamo la cosa – non c’è nessuno che non abbia notato gli effetti spirituali della violenza trionfante: nell’erotismo, nei conflitti d’ogni sorta, negli sport, nei giochi d’azzardo. La divinità presso i Greci, non è altro che tale effetto di violenza spinto all’assoluto. L’epiteto Kydos indica una certa maestà trionfante, sempre presente tra gli dèi; gli uomini non ne godono che temporaneamente e sempre gli uni a spese degli altri. Essere un dio vuol dire possedere il Kydos in permanenza, restarne il signore incontestato, cosa che tra gli uomini non succede mai.

Sono gli dèi a conferire il Kydos, ora all’uno, ora all’altro, ma sono gli uomini che, da avversari se lo strappano.” (…)

“Fintanto che c’è il Kydos, ossia la posta suprema e inesistente che gli uomini non cessano di togliersi a vicenda, non c’è effettiva trascendenza che ristabilisca la pace. E’ la decomposizione del divino nella reciprocità violenta che il gioco del Kydos ci permette di osservare. Quando la battaglia volge a loro svantaggio, i combattenti di Omero giustificano talvolta il loro ‘ripiegamento strategico’ affermando: <Zeus, oggi, ha dato il Kydos ai nostri avversari, forse, domani, lo darà a noi>. L’alternanza del Kydos tra le due fazioni non differisce in nulla dall’alternanza tragica. Ci si può chiedere se la divisione degli dèi in due campi, nell’Iliade, non costituisca uno sviluppo tardivo. All’origine, non doveva esservi che un unico dio, il Kydos personificato che oscillava da un campo all’altro con successo mutevole dei combattimenti. “ (…)

“Le reazioni eccessive fanno parte dei capovolgimenti. Del resto la modificazione nel rapporto delle forze va ricollegata ad altre reazioni eccessive.” (…) “L’oscillazione del Kydos non è semplicemente soggettiva, e neanche oggettiva: è rapporto da dominante a dominato che non cessa di invertirsi. Non la si può interpretare né in termini di psicologia né in termini di sociologia. Non la si può ricondurre alla dialettica del padrone e dello schiavo, poiché non ha stabilità alcuna, poiché non comporta alcuna risoluzione sintetica.

Al limite il Kydos non è niente. E’ segno vuoto di una vittoria temporanea, di un vantaggio subito rimesso in questione. Fa un po’ pensare a quei trofei sportivi che i vincitori successivi si passano l’un l’altro e non hanno bisogno di esistere realmente perché ci si possa riferire a loro. Ma si ha in ciò, con ogni evidenza, uno spostamento mitico e rituale. (…) Il gioco ha origine religiosa nel senso che riproduce taluni aspetti della crisi sacrificale: il carattere arbitrario della posta mostra chiaramente che la rivalità non ha altro oggetto che se stesso, ma questa rivalità è regolata in modo tale che, almeno in linea di principio, non debba degenerare in una lotta senza quartiere.”

Emile Benveniste “Vocabolario delle istituzioni indoeuropee” Einaudi, Torino 1981

Si consiglia anche la lettura di Elias Canetti “Massa e potere” Adelphi, Milano 1982

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