Musulmani in Chiesa

Musulmani in Chiesa: operazione simpatia e solidarietà

 

Musulmani
Musulmani in Chiesa

 

Per condannare la violenza e l’orrore ventitremila musulmani sono entrati nelle chiese italiane. Hanno voluto manifestare solidarietà e vicinanza dopo il barbaro assassinio di padre Jacques Hamel, 86 anni, il parroco della chiesa di Saint-Etienne-du Rouvray, vicino a Rouen in Normandia (Francia), da parte di due terroristi dell’Isis.

L’iniziativa è partita dal Consiglio francese del culto musulmano, insediato nel 2003 dall’allora presidente Sarkozy.

Abbiamo letto anche di “condoglianze” alla Chiesa Cattolica per la perdita del prelato, da parte di alcune sigle musulmane.

Vedere quelle facce tirate in Chiesa è stato abbastanza impressionante. La stampa era naturalmente presente nelle più grandi città, italiane e francesi. Prima e dopo l’intervento degli imam hanno fatto interviste e raccolto opinioni. Nemmeno davanti alle telecamere le facce si sono distese, non è apparso alcun sorriso. I cronisti hanno registrato parole di circostanza, bei discorsi congeniati e scritti in modo corretto. Gli imam e i loro rappresentanti hanno parlato di pace di fratellanza di unità contro il male e contro chi li vuole separare. Hanno affermato che L’Islam vuole la pace e non la guerra. Qualcuno è pure andato oltre dicendo (in una chiesa di Roma) di sentirsi a casa. Esagerazioni.

Il gesto dei musulmani in Chiesa è stato sicuramente lodevole, essi hanno ricevuto il plauso della stampa cattolica e di sinistra. Un esercizio di buoni sentimenti incorniciati nello schermo televisivo, che però strideva con le facce tirate e i musi lunghi dei protagonisti musulmani.

Dobbiamo sottolineare che la partecipazione è stata limitata, minima, relativa. Pare che la maggioranza delle sigle islamiche non abbia aderito all’iniziativa partita dalla Francia.

Quotidiano.net – Editoriale

Abbiamo avuto l’impressione che sia stato tutto ordito e tramato come nel più popolare programma televisivo, in cui nulla è lasciato all’improvvisazione. Abbiamo avuto l’impressione che la partecipazione alla Messa domenicale sia stata una mossa mediatica, una specie di “operazione simpatia” per addolcire l’immagine dei fedeli musulmani. Un’operazione simpatia come quelle che fanno gli artisti musoni, per risollevare la propria immagine sbiadita e l’e-commerce.

Papa Francesco tende ogni giorno la mano all’Islam, con parole di speranza e fiducia. I capi ufficiali – o ufficiosi – dell’Islam in Francia e soprattutto in Italia non potevano più tirare indietro il sedere, la situazione oramai non lo permette più. Pertanto, hanno dovuto (a malincuore) uscire allo scoperto e mettere la faccia in Chiesa, ma si notava che non erano contenti di stare là dentro.

La loro espressione era come quella delle persone che fanno visita al dentista: ad un certo punto non si può evitare.

I piccoli drappelli di donne velate e uomini con il copricapo tradizionale, visti in tv, hanno indugiato sulla soglia della cristianità. Si guardavano intorno con circospezione, diffidenza e nessuna partecipazione religiosa. Erano forse persone messe in elenco, radunate alla rinfusa, senza possibilità di rinunciare alla visita.

Persino gli abbracci tra il sacerdote cattolico e l’imam non trasmettevano una sensazione di sincero affetto e passione religiosa. I parroci e gli alti prelati intervenuti erano ben convinti del loro gesto di fratellanza, non lo stesso sentimento secondo noi trapelava dalla parte del visitatore musulmano.

Forse le impressioni non portano alla verità, sono pregiudizievoli e prive di fondamento. Oppure, come affermava il lugubre Andreotti: “a pensare male si fa peccato, ma ci si azzecca”.

 

La Stampa

La Repubblica

Magdi Allam

 

 

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