Il protagonista del sociale

Ogni scena ha il suo attore principale: il protagonista del sociale.

 

Protagonista
Un esempio di protagonista del sociale

 

Il sociale e il protagonista

Il sociale è generalizzazione, è scambio tra individui e tra entità sociali, in vista di obiettivi/vantaggi reciproci. Parimenti al sociale in quanto scambio, il sociale è compromesso, negoziazione, contrattazione. Il sociale quantifica le relazioni, toglie ogni specificità a cose e persone, in ordine alla trattazione delle relazioni (sociali). Durante la comunicazione sociale, le persone che vi partecipano abbandonano il proprio essere individuale e abbracciano lo scambio materiale (G. Piazzi, “La ragazza e il direttore”, F. Angeli, Milano, 1995, pag. 95, 174-178).

Occorre essere moderati nel flusso del sociale, non sono ammessi contenuti agli estremi, la comunicazione politicamente corretta è la norma.

Le persone imparano a vivere nel sociale per mezzo della socializzazione, acquisiscono le regole della comunicazione, dell’educazione, della civile convivenza.

Talune persone manifestano più di altre una vera e propria propensione alla vita nel sociale: sono i protagonisti. Il protagonista domina la scena sociale, ne è il trascinatore, cerca la visibilità.

 

La scena sociale

La vita quotidiana di tutti è equiparabile a una scena, teatrale o cinematografica. La drammaturgia ripropone scene di vita, reali o inventate, racconta delle storie.

A teatro e al cinema, la rappresentazione artistica propone storie che sono presentate dagli attori. Sul palcoscenico, spesso le storie riguardano degli individui singoli, che occupano la scena in modo principale ed esclusivo: gli attori protagonisti.

Ciò che accade nella vita sociale reale può benissimo essere osservato come una piccola o grande rappresentazione scenica. Ci sono gli attori, c’è un’ambientazione, c’è una trama, c’è un pubblico.

Il luogo di lavoro è una possibile ambientazione, i lavoratori e i dirigenti sono gli attori, ciò che accade in un dato momento della giornata è la scena, la situazione in cui sono calati gli attori; chi rimane fuori dalla scena e la osserva è il pubblico. Il protagonista è l’attore sociale che si impone sulla scena, dirige la comunicazione tra gli altri attori, condiziona la situazione.

Questa prospettiva di osservazione e studio della realtà sociale è stata proposta, molti anni fa, da E. Goffman, nel suo lavoro fondamentale “La vita quotidiana come rappresentazione” (Il Mulino, Bologna, 1969).

 

Comportamento in pubblico e relazioni

La vita sociale non è per niente semplice, esistono numerose regole di comportamento relative ai vari contesti in cui si vive, relative alla nostra cultura di riferimento. La comunicazione interpersonale è un complesso ambito di studio, perché sono appunto complesse le interazioni sociali.

Per ogni ingresso e uscita dalla comunicazione con altri, esistono rituali e modalità da rispettare. Quando si è bambini si fa conoscenza con i coetanei in modi difficilmente replicabili in età adulta. Non ci si rivolge a persone di diversa estrazione sociale, età, rango o diversa cultura allo stesso modo che con i coetanei del proprio quartiere.

A noi, qui, interessa sottolineare la necessaria preparazione relazionale delle persone che si affacciano alla vita sociale.

Per l’ampio argomento della comunicazione interpersonale generale, rimandiamo a studi specifici (E. Goffman, “Il comportamento in pubblico”, Einaudi, Torino, 1971; E. Goffman, “Relazioni in pubblico”, Bompiani, Milano, 1981; K. Danziger, “La comunicazione interpersonale”, Zanichelli, Bologna, 1982).

 

Profilo del protagonista

Il protagonista ha grande competenza relazionale, vale a dire la spiccata capacità di governare le relazioni sociali, nonché di saperne gestire la complessità.

Ogni comportamento umano può essere indagato solo all’interno di un vastissimo campo di relazioni e di nessi che non hanno fra loro un rapporto temporale di antecedenza, ma di circolarità ricorsiva, e quindi di reciproca influenza”.

La comunicazione non è semplice. La comunicazione è sempre opaca ed ambigua, poiché tra noi e gli altri possono in qualsiasi momento emergere difficoltà ed incomprensioni”.

Poiché noi comunichiamo non solo per informare ma anche per convincere, ‘far-credere e far-fare’, affinché la nostra comunicazione sia efficace, occorre imparare a ‘riflettere’ sul nostro abituale modo di relazionarci. La competenza relazionale si apprende per un cambiamento deliberato del nostro agire comunicativo sia per un atto di ‘comprensione’ degli effetti che produce il mondo interno sul nostro abituale modo di rapportarci agli altri”.

Non c’è atteggiamento comunicativo che non sia influenzato dalle nostre intenzioni e dalle rappresentazioni che abbiamo di noi stessi, dalle emozioni che ci allietano o che ci affliggono”.

Non si può accedere ad un’autentica competenza relazionale senza che diventiamo consapevoli di ciò che siamo”.

Il buon comunicatore sa cogliere i propri vissuti, sa riconoscere se è felice o infelice, se è fiducioso, disponibile verso gli altri, oppure se è sospettoso e dominato dall’invidia” (F. Nanetti, “La comunicazione trascurata”, Armando Editore, Roma, 1996, pag. 33, 151-153).

Indubbiamente, il protagonista della scena sociale è un buon comunicatore, si dimostra sempre adeguato alla situazione, si distingue dal resto del gruppo, dimostra di avere imparato la funzionalità delle interazioni sociali e se ne serve a proprio vantaggio.

 

Manifestazioni del protagonista

Fin dall’età scolare, entrando in vari gruppi sociali (scuola, parrocchia, club sportivo), è possibile notare degli individui che si impongono sulla scena collettiva. Il protagonista del sociale fa un passo avanti e si colloca all’attenzione di tutti, si propone per dirigere o condizionare la comunicazione del gruppo.

Il protagonista è il più spigliato, ha meno remore a farsi notare, a parlare con tutti, a proporsi per svolgere compiti di carattere collettivo. Si mette in mostra, ama essere al centro dell’attenzione, propone/impone proprie soluzioni ai diversi problemi del gruppo.

Il rappresentante degli studenti di una classe è un chiaro esempio di protagonista. Rimanendo in ambito scolastico, possiamo evidenziare il rappresentante dei genitori, il presidente di associazione sempre dei genitori.

Nel mondo sportivo, dilettantistico o a livello più alto, il protagonista sociale può essere il capitano della squadra di calcio, di basket, di pallavolo, oppure l’allenatore, ma anche il presidente.

Se saltiamo nel complesso ambiente lavorativo, siamo in grado di osservare numerosi esempi di protagonisti sociali: il sindacalista, il rappresentante dei lavoratori, il capo squadra, il dirigente, l’imprenditore.

Ancora, nella sfera politica tutti i suoi rappresentanti che ricoprono cariche a crescente visibilità sociale possono essere tranquillamente identificati come protagonisti del sociale.

In via definitiva, sosteniamo che qualunque persona/individuo si manifesti sulla ribalta sociale, catalizzando su di sé l’attenzione costante del pubblico, può essere definito protagonista del sociale.

 

Protagonismo come attitudine

E’ l’atteggiamento tipico di chi è o vuole essere il protagonista di una o di ogni situazione; il termine è usato spec. con riferimento a comportamenti abituali caratterizzati dalla smania di essere in primo piano, di mettersi in mostra, di primeggiare a tutti i costi”.

 

Il protagonista amministra il sociale

Per avere successo professionale è necessario sapersi muovere nelle trame dei rapporti tra le persone, la comunicazione è fondamentale. Sappiamo bene che per essere assunti, creare le conoscenze giuste è un fatto imprescindibile (E. Reyneri, “Sociologia del mercato del lavoro”, Il Mulino, Bologna, 1996, pag. 348).

La pratica delle conoscenze, delle raccomandazioni, dello scambio, della negoziazione è il sociale allo stato puro. Per non rimanere fuori dalle dinamiche di quel tipo, è improrogabile conoscere a fondo le interazioni tra le persone, si deve conoscere come funziona il sociale.

Il protagonista possiede quelle competenze relazionali, necessarie a muoversi all’interno del sociale.

Per esempio, i commerciali di successo gestiscono il sociale al fine di ottenere risultati vantaggiosi (commesse, risultati di vendita). Parlare con le persone, i clienti, convincerli all’acquisto di beni e servizi non è altro che mettere in pratica le conoscenze del sociale a più livelli. E’ lo scambio sociale, è la generalizzazione.

L’imprenditore di successo deve sicuramente essere un buon amministratore, ma deve essere bravo anche a “trattare” con i clienti, con i fornitori, con le associazioni di categoria e con la politica locale. Se l’imprenditore non riesce ad essere un buon comunicatore e un buon amministratore del personale, può sempre assumere qualcun altro cui delegare quel compito. Comunque sia, sempre di gestione delle relazioni sociali (il sociale) si tratta.

 

Il moderno protagonista del sociale

Nell’attuale era dei “social network”, il protagonista del sociale non si limita alle interazioni faccia a faccia, ma impara a servirsi degli strumenti della moderna tecnologia digitale.

Lo strumento “social” più amato/odiato dal pubblico è, ovviamente, lo smart-phone col quale si accede a Internet ovunque ci si trovi, si utilizzano le applicazioni per connettersi ai “social network”.

Grazie a quei sistemi, il protagonista aumenta la propria base di comunicazione e influenza, assume nomi altisonanti: “influencer”, “opinion leader”, “social leader”.

Dopo avere allargato la propria base di contatti (e/o pseudo amici), chiamati “followers” (coloro che lo seguono), il potenziale protagonista intraprende il percorso “social media”. I contenuti della sua comunicazione sociale sono divulgati nella rete e raggiungono un numero potenzialmente sempre più alto di persone. Se i “followers” apprezzano i contenuti pubblicati dal potenziale protagonista, fanno di lui un vero personaggio social, gli certificano il successo di pubblico (virtuale/reale) e sociale.

 

Il protagonista vince

In ogni momento della nostra giornata dobbiamo comunicare, intraprendere relazioni con altre persone. Quando andiamo al forno per il pane, quando andiamo alle Poste, quando compriamo un biglietto ferroviario, quando andiamo al posto di lavoro, necessariamente dobbiamo comunicare con altre persone.

Ipotizziamo che la grande maggioranza delle persone non sia tendente a manifestarsi come protagonista del sociale. I protagonisti potrebbero, forse, essere riuniti in un esclusivo club elitario, dal quale escono per tornare nel loro habitat naturale, il sociale.

Attori, imprenditori, economisti, finanzieri, “opinion leader”, politici, faccendieri rispondono al profilo del protagonista del sociale: usano il sociale per ottenere vantaggi personali o di gruppo, calcano egocentricamente le scene, stazionano felici sotto i riflettori della ribalta sociale e mediatica.

 

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