La convivenza civile

Vivere in qualsiasi ambito con altre persone richiede regole e rispetto reciproco.

 

convivenza civile
La convivenza civile

 

 

Regole e norme di convivenza

Il presupposto di partenza è che ogni gruppo sociale, per esistere, debba dotarsi di regole di convivenza. L’atto e l’effetto del vivere insieme, in un medesimo luogo, definiscono perfettamente il contenuto della parola “convivenza”.

Nell’era attuale, convivenza è la parola di uso comune riferita maggiormente a due persone che vivono sotto lo stesso tetto, in regime o no di matrimonio. Solitamente, non si ricorda che la convivenza è tutta la vita che si passa in compagnia di altre persone a scuola, al lavoro, in fila alle poste, sul treno, in un club sportivo, in parrocchia, eccetera.

Passare tempo con altri significa, inoltre, agire con essi, lavorare, operare, oppure attendere un avvenimento, anche solo semplicemente osservare il tempo passare.

Ogni attività, svolta presso gruppi sociali o più in generale in società, necessita di regole che la normino, che la disciplinino in modo che il disordine non impedisca il raggiungimento degli obiettivi comuni e individuali.

 

Esempi

Il semplice esempio della fila alle poste o presso la biglietteria della stazione rende bene l’idea. Se non ci fosse una regola condivisa per disciplinare la coda in attesa, tutti si affaccerebbero allo sportello gridando la propria richiesta, scavalcando chi è davanti, usando la forza per farsi strada e per ottenere quanto voluto.

Sarebbe il caos, regnerebbe l’anarchia, la legge del più forte, la prepotenza avrebbe il sopravvento su tutto.

Per regolare la vita, nella sua grande complessità, sono state istituite le leggi che si affiancano alle norme sottointese (implicite, tacite) da tutti condivise secondo un codice non scritto, ma al quale aderisce la maggioranza dei cittadini.

Quell’insieme definisce la convivenza civile tra le persone di un quartiere, di un paese, di una città fino ad arrivare al più grande insieme dello Stato e del Continente.

 

Rispetto reciproco

Nella convivenza civile non si può escludere un elemento fondamentale, cioè il rispetto. Si rispetta una persona accettandola per ciò che è, riconoscendo la sua specificità e il suo essere integra e libera.

Il rispetto porta a riconoscere diritti e doveri della persona che si ha di fronte. Il rispetto è direttamente contrario alla derisione, all’insulto, alla prevaricazione, alla prepotenza, alla violenza.

Il rispetto diventa reciproco quando la comunicazione tra due persone è improntata agli stessi valori positivi di accettazione.

Sono forme di convivenza civile il rispetto per gli anziani, per i disabili, per i disoccupati, per le donne, per le persone in difficoltà di ogni genere.

 

Socializzazione

Per imparare a vivere in gruppo, e in società, serve tempo, è necessario apprendere le norme di convivenza dai propri genitori, dagli insegnanti a scuola.

Il periodo dalla nascita fino all’età adulta è contrassegnato dalla socializzazione, durante il quale si apprendono le norme del vivere collettivo, inoltre si acquisiscono i fondamenti della cultura dominante nella società in cui si vive (A. Giddens, “Sociologia”, Il Mulino, Bologna, 1994, pag. 67, 83-87).

 

Civile convivenza quotidiana

La vita quotidiana non può prescindere dalla civile convivenza, ogni giorno mettiamo in pratica norme sociali che ci introducono al contatto con le altre persone.

La civile convivenza è incanalata nella comunicazione umana, la quale è essa stessa complessa. Le regole della comunicazione si mescolano alle regole della “normale” convivenza, le compendiano, le integrano.

Vivere civilmente significa rispettare la cultura di riferimento: non rubare, non insultare il prossimo, non assalire le donne, non fare i propri bisogni fisiologici in pubblico, non imbrattare né inquinare l’ambiente.

Sono solo alcune e banali indicazioni, che la maggioranza della persone non ricorda in modo tecnico, ma che tuttavia applica nella sua vita quotidiana.

In passato, si parlava di persone ben educate, che con il loro comportamento rendevano pacifica la convivenza.

 

I devianti

Le persone che non rispettano le regole sociali e legislative vigenti presso una società (Paese, Nazione, comunità) sono dette devianti, in quanto deviano da ciò che è comunemente condiviso e vanno contro le regole.

E’ deviante il comportamento che viola le aspettative istituzionalizzate di una data norma sociale” (G. Gennaro, “Manuale di sociologia della devianza”, F. Angeli, Milano, 1998, pag. 9).

Lo studio della devianza rispetto alle norme e alle leggi è, per l’appunto, materia della sociologia della devianza e della criminologia (A. Giddens, “Sociologia”, Il Mulino, Bologna, 1994, pag. 123-125).

Quando la devianza sfocia nella lesione dei diritti altrui si può parlare di fatto delittuoso, di crimine (G. Ponti, “Compendio di criminologia”, Cortina ed., Milano, 1990, pag. 1).

 

I devianti dalla civile convivenza

Le persone, non rispettose della convivenza civile, rappresentano tipi diversi, con diverse caratteristiche psichiche, sociali e culturali.

La persona con problemi psichici, con una malattia mentale, può dimostrare una devianza (più o meno marcata) rispetto alle norme condivise.

Giovani e giovanissimi possono essere inclusi nella categoria dei devianti se abbracciano il fenomeno del bullismo, diventandone attori protagonisti. I bulli usano la violenza, fisica e verbale, per assoggettare i loro coetanei o ragazzi più giovani di loro. E’ una realtà di devianza quotidiana.

Il deviante “classico” è il malvivente, il delinquente (il corrotto, il ladro, l’assassino, lo stupratore, eccetera), il quale si rende protagonista di atti delittuosi contro il prossimo, contro la proprietà privata e/o pubblica. Costui danneggia la civile convivenza per ottenere un vantaggio personale.

 

I devianti culturali

Da ultimo, possiamo individuare il deviante culturale, la persona che devia dalle norme di civile convivenza perché proviene da una cultura diversa da quella in cui si è introdotto.

Le norme culturalmente accettate e condivise sono fondamentali per prevenire e individuare eventuali allontanamenti, che possono causare conseguenze anche importanti.

Il fatto di osservare ostinatamente le usanze (e le regole) del proprio Paese di origine (cultura), nonostante siano inopportune o addirittura penalmente perseguibili nella società di accoglienza, è un elemento fondamentale su cui lavorare per imbastire la convivenza civile.

In certi Paesi africani e Mediorientali è consuetudine girare per strada portando appresso armi bianche (coltelli e simili). In Europa è reato girare armati, senza un regolare permesso.

Nei Paesi dove vigono le leggi islamiche, è normale prendere moglie con un matrimonio combinato, anche se la ragazza è molto giovane (in molti casi perfino ancora bambina). In Occidente è un usanza inaccettabile, sia culturalmente che secondo la prospettiva legislativa. Stessa conclusione si può trarre dalla consuetudine di sottomettere la donna come fosse un oggetto, al pari di un barattolo o di un divano.

A Milano sono diventate famigerate le bande di “latinos”. Sono giovani immigrati dall’America latina che si riuniscono in bande/gang, si muovono in gruppo usando la violenza per controllare il quartiere in cui si sono insediati. Ripropongono temi e usanze importate dai paesi di provenienza. E’ stato osservato che in quelle “gang” sono stati accolti ragazzi italiani, maghrebini e cinesi.

 

Problemi di convivenza civile

Lo scollamento tra norme vigenti e vita quotidiana può creare seri problemi di convivenza, tra etnie diverse, soprattutto se alcune di esse escludono pervicacemente di adattarsi alle regole e alle leggi dello Stato che li ospita.

E’ assodato che gli immigrati stranieri tentino di riprodurre i propri usi e costumi nella società occidentale che li ospita, anche se ciò andasse contro gli usi, i costumi e le norme vigenti.

Sono tutti fattori di non convivenza civile che si uniscono alle già conosciute situazioni di indifferenza, abuso, individualismo emergenti e imperanti nella società moderna.

La convivenza civile diventa difficile nel momento in cui manca il rispetto reciproco, da entrambe le sponde della comunicazione.

 

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