Immigrati in carcere

Carcere, clemenza, recidiva, immigrati: quello che la “società civile” non legge

 

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Immigrati in carcere

 

Gli immigrati in carcere sono un argomento che la società civile non considera, lo inserisce nel più grande insieme della popolazione carceraria italiana.

Abbiamo accennato al sovraffollamento delle carceri italiane, sappiamo che periodicamente si materializza lo spettro della clemenza sul panorama politico e sociale italiano. Sappiamo che la clemenza si porta appresso il problema serio della recidiva dei detenuti scarcerati.

Nell’insieme dei carcerati e dei probabili beneficiari della clemenza, ci sono ovviamente anche molti stranieri immigrati, con proprie caratteristiche personali che ne caratterizzano il profilo anche criminale. Proviamo ora ad analizzare quest’ultima categoria, alla luce dei dati accessibili a tutti.

Per fare questa operazione in modo omogeneo, ci siamo serviti di informazioni relative allo stesso arco temporale. Abbiamo confrontato la popolazione italiana residente al primo gennaio 2016 (dati ISTAT) con la popolazione carceraria al 31 ottobre 2016 (dati del Ministero della Giustizia), perché riteniamo che i cambiamenti anagrafici in quei mesi non abbiano influito sulla sostanza del ragionamento (Tab. 1).

La popolazione carceraria totale in Italia è pari a 54.912 unità, di cui 18.578 unità sono identificati come stranieri (immigrati).

Rapportando la popolazione italiana residente di oltre 60 milioni (60.656.000) con quella dei carcerati italiani (36.334 unità), osserviamo che la percentuale è dello 0,06%. Vale a dire che lo 0,06% della popolazione italiana è in carcere per un reato.

Passiamo ora allo stesso calcolo rispetto alla popolazione straniera (immigrata). Gli stranieri immigrati in Italia sono 5.054.000 unità, mentre la stessa categoria sociale in carcere è di 18.578 unità, per una percentuale di 0,37%.

 

Tab. 1 Situazione della popolazione carceraria per cittadinanza

 

Italiani Stranieri
Popolazione* 55.602.000 5.054.000
        di cui in carcere 36.334 18.578
% di pop.presente in carcere 0,06 % 0,37 %
* Popolazione Residente al 01.01.2016 per cittadinanza

Fonte: Istat 2016

 

In base a questi dati, possiamo affermare che, in percentuale, gli stranieri immigrati delinquono in misura maggiore degli italiani. Gli italiani che finiscono in carcere per aver commesso un reato sono lo 0,06% dell’intera popolazione, mentre gli stranieri immigrati sono lo 0,37%. I numeri, le statistiche, i calcoli non sono di certo razzisti né tantomeno adulterati. Si evince che, in percentuale, più stranieri immigrati alloggiano nelle carceri italiane.

Le teorie criminologiche e sociologiche più in voga indicano nella questione economica e d’integrazione sociale (mancata) la chiave di lettura, che spiega la maggiore tendenza a delinquere degli stranieri immigrati (G. Ponti “Compendio di criminologia”, Cortina Editore, Milano, 1997, pag. 90-91; M. Barbagli “Immigrazione e criminalità in Italia”, Il Mulino, Bologna, 1998, pag. 119).

Pertanto, se gli stranieri immigrati commettono più reati dei residenti italiani, dobbiamo darne la responsabilità alle Istituzioni che non danno loro un lavoro?

Oppure alla Società Civile che non li accoglie e li integra come figliol prodighi d’altri tempi?

Infine, dobbiamo accettare l’altra tesi (piuttosto discutibile) che sostiene il maggiore accanimento giudiziario verso gli stranieri?

 

I dati del Ministero della Giustizia indicano poi le cittadinanze dei carcerati in percentuale (sul totale degli stranieri incarcerati):

Marocchina 17,4%, Romena 15,1%, Albanese 13,1%, Tunisina 10,8%, Nigeriana 4,6%, Egiziana 3,8% Senegalese 2,4%, Algerina 2,2%, Cinese 1,4%, Gambiese 1,4%, Pakistana 1,2%, Yugoslava 1,2%, Ucraina 1,1%, Georgiana 1,0%, Bosniaca 1,0%, Moldava 1,0% (rappresentano il 78,70% della popolazione carceraria straniera).

“(…) E’ impossibile cercar di stabilire se un popolo è più o meno criminale di un altro; affermazioni in tal senso, anche se frequenti, non hanno valore scientifico, ma sono espressioni di atteggiamenti sciovinistici, di arbitrarie generalizzazioni, o addirittura di banalità dettate da ideologie razziste.” (G. Ponti “Compendio di criminologia”, Cortina Editore, Milano, 1997, pag. 89)

E’ sicuramente vero, non si può determinare arbitrariamente se uno specifico gruppo etnico è più criminale di un altro, né in assoluto né nello specifico. Tuttavia, è possibile verificare le statistiche e valutare, serenamente, quali sono le provenienze degli stranieri che affollano maggiormente le carceri italiane. I dati sopra indicati parlano chiaro.

Se poi consideriamo che nei calcoli siano stati inclusi, “solo”, gli stranieri immigrati residenti, non sono stati scorporati i dati sui clandestini, tutto assume una tinta piuttosto fosca. Nessuno sa di preciso in Italia quanti siano gli stranieri clandestini (o irregolari, secondo una più morbida definizione radical chic). Non esistono informazioni precise a riguardo, ma solo stime nemmeno molto attendibili.

In base a una rilevazione del 1997, in un rapporto presentato al Senato, emergeva che l’83% circa degli extracomunitari detenuti era risultato privo del permesso di soggiorno. La contro analisi del sociologo Barbagli dimostrava che l’80% degli immigrati denunciati nel 1996 era priva di permesso di soggiorno. I reati contestati riguardavano furti, produzione e spaccio di stupefacenti, poi rapine, omicidi e lesioni dolose.

E’ vero dunque, che un’enorme parte dei reati dei cittadini extracomunitari viene commessa dagli irregolari. Ma questo si verifica più spesso per i reati di natura prevalentemente strumentale, compiuti per scopi economici.” (M. Barbagli “Immigrazione e criminalità in Italia”, Il Mulino, Bologna, 1998, pag. 108)

Manca il lavoro, mancano le condizioni per integrare i nuovi immigrati, mancano inoltre le strutture e le opportunità di reinserimento sociale degli ex detenuti.

I tassi sulla recidiva si attestano al 56%, più della metà dei delinquenti scarcerati torna in cella per aver commesso di nuovo un reato.

Al di là di ogni considerazione umanitaria, filantropica, moralista, dobbiamo prendere atto della vicinanza del “problema carceri” con il “problema immigrazione straniera”. Il “problema crisi economica” ha inasprito i rapporti sociali e le condizioni di vita per gli strati sociali più bassi, arrivando fino alla classe media.

Questi tre elementi/problemi orbitano senza sosta né termine, producendo conseguenze oggettive per la società nel suo insieme. Tutto accade, mentre la politica non trova di meglio da fare che curare i propri interessi di parte, proponendo clemenze giudiziarie e depenalizzazione dei reati minori (e non minori).

 

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