La comunicazione artefatta

Quando le relazioni tra le persone sono superficiali

La comunicazione artefatta, ipocrita, non sincera, adulterata, auto-censurata

 

 

comunicazione
La maschera sociale come a teatro

 

I rapporti sociali

Il contatto umano è regolato dalla comunicazione, ogni ambiente umano (sociale) ha modelli di comunicazione specifici, che prevedono altrettanti schemi di interpretazione. Le relazioni tra le persone sono genuine e sincere in un contesto amicale e famigliare, possono invece essere misurate o artefatte in un contesto diverso, come ad esempio sul posto di lavoro.

Di fronte a persone con le quali siamo costretti a convivere, mettiamo una maschera per dissimulare (nascondere) le reali opinioni che abbiamo di loro. Quella maschera sociale è tutto l’insieme di stratagemmi verbali e non verbali che creano una comunicazione artefatta, moderata.

 

La recitazione sociale

Per analizzare questo meccanismo comunicativo, utilizziamo la prospettiva di osservazione di Goffman, delineata nel suo testo fondamentale “La vita quotidiana come rappresentazione”, pubblicato per la prima volta nel 1959 in Scozia. Questo studio è valso a Goffman la grande attenzione del mondo accademico occidentale. In base ai suoi studi, Goffman individua nell’espressione teatrale il tipo di interpretazione più idonea per comprendere la comunicazione tra gli individui nei vari contesti sociali.

 

Dare un’immagine di sé

Nel momento in cui un individuo comunica (parla, gesticola, manda lettere o e-mail) con altre persone assume il ruolo di attore, indossa una maschera teatrale virtuale che trasmette impressioni, stati d’animo, informazioni di sé. Solitamente, l’attore si impegna a fornire di sé un’immagine precisa e parla trasmettendo altrettante informazioni. L’attore vuole cioè convincere chi ha di fronte. L’attore agisce con riserbo, mostra un dato contegno, da prova di essere moderato.

Osservare l’attore, in ciò che fa e come lo fa, fornisce informazioni utili a definirlo come interlocutore, ma soprattutto serve a capire se la sua comunicazione è genuina oppure artefatta.

 

L’osservazione di Goffmann

Goffman propone l’osservazione su tre elementi da parte di una persona esterna. La persona “A” osserva il dialogo tra “B” e “C”, non sentendosi osservato “A” crede di potersi esprimere liberamente, perciò allenta le normali inibizioni e parla di “B” (o di “C”). In questo scenario, “A” comunica ciò che realmente pensa. La stessa scena è osservata, nella sua completezza, da una persona del tutto esterna che ne prende nota.

Se invece “A” fosse consapevole di essere a sua volta osservato, utilizzerebbe i freni inibitori e manterrebbe alte le barriere della sua comunicazione (i cosiddetti filtri): in altre parole, eviterebbe di parlare sinceramente, a sproposito.

Con i filtri sociali attivi e l’osservazione in atto la comunicazione è simmetrica, tutti gli attori si conformano alle regole sociali condivise: sorrisi e saluti di cortesia, parole e discorsi controllati, comportamenti moderati.

Al contrario, quando un attore è convinto di agire indisturbato senza sentirsi osservato, la sua comunicazione sarà asimmetrica: dirà liberamente ciò che sente, senza freni, si comporterà in modo sinceramente genuino. Quello che comunica potrebbe facilmente essere inopportuno, sconveniente, offensivo, ma comunque sincero.

 

Al lavoro
Comunicazione simmetrica sul posto di lavoro

 

Sul posto di lavoro

Un caso esemplare è il dialogo tra il dipendente e il dirigente nel contesto aziendale. Entrambi vestono una maschera, entrambi moderano la propria comunicazione rendendola totalmente simmetrica e tendono a fornire informazioni controllate, potremmo dire auto-censurate. Quel dialogo è utile al dirigente per ottenere informazioni sulla persona del lavoratore (detto anche “sottoposto”), sulla sua vita privata compresa la famiglia. Solitamente le notizie raccolte servono a confermare o meno il grado di affidabilità e fedeltà del lavoratore. Le informazioni sono conservate in vista di eventuali difficoltà o peggio scontri sul posto di lavoro.

Talvolta risulta sorprendente notare quanta memoria abbiano coloro che in azienda gestiscono altre persone.

Dall’altra parte, il lavoratore (dipendente, precario, stagista, in prova) starà bene attento a non rivelare troppo di sé, ma anche a non svelare le sue reali opinioni sul dirigente (“carogna”, “infame”, “krumiro”, “servo del padrone”, “malvagio”).

 

L’arte del commercio

Un caso particolare riguarda le relazioni di tipo commerciale, tra uomini e donne che occupano, indifferentemente, le due parti dello schieramento: il venditore e l’acquirente. Il venditore userà tutta la sua eloquenza per convincere letteralmente il compratore (di beni, di servizi) ad acconsentire l’acquisto. La comunicazione commerciale è ben strutturata, scientificamente elaborata, tocca le corde specifiche della psiche per giungere all’obiettivo finale: la vendita.

Alcuni esperti affermano che la comunicazione alla vendita sia un’arte. Il venditore si pone con grande gentilezza, prova a mettere a proprio agio il possibile cliente, lo vezzeggia, in alcuni casi usa le stesse armi dialettiche di un innamorato. E’ chiaro fin da subito che la comunicazione commerciale è altamente artefatta, per non dire ipocrita.

 

Simmetrie e convivenze forzate

Lo schema comunicativo artefatto, simmetrico, si può osservare in tutti gli altri contesti in cui ci sono convenzioni che prevedono convivenze forzate, a causa di obiettivi comuni, interessi monetari e simili.

Per esempio, in una squadra sportiva agonistica (di qualsiasi livello), i giocatori devono sorvolare sui loro dissapori / antagonismi / antipatie / odi verso altri membri, per non nuocere agli obiettivi comuni. Il senso è: o si ingoia il rospo o si abbandona il gruppo. Nel caso s’ingoi il rospo, gli attori utilizzano filtri alla comunicazione molto stretti e alzano barriere per evitare scontri verbali e fisici.

Quando una squadra sportiva non funziona, non ottiene apprezzabili risultati agonistici i commentatori parlano quasi immediatamente di “problemi nello spogliatoio”, di “incomprensioni in seno alla squadra”. Queste affermazioni non sono altro se non il riferimento a comunicazioni asimmetriche: uno o più giocatori non hanno rispettato le regole interne, dando libero sfogo ai loro dissapori personali.

 

La comunicazione della politica

Lo stile comunicativo più artefatto in assoluto pare essere quello della politica, che tende a controllare ai massimi livelli le informazioni prodotte e trasmesse. Tempo fa, abbiamo assistito ad un confronto tra due esponenti politici locali. Un battibecco li aveva messi in antitesi, ma per salvaguardare la loro immagine (la facciata), hanno comunicato pubblicamente che “..tra noi sono sorte delle leggere divergenze, che sono state immediatamente risolte”.

Il contenuto è veicolato sui media di massa (principalmente i giornali e la televisione), ricamato da sorrisi, rassicuranti strette di mano. Probabilmente nell’intimità ognuno insulta l’altro senza tanti complimenti.

La politica utilizza gli stessi meccanismi quando vuole richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica: con toni allarmisti se decide di denunciare le parti avverse, ma sempre con una comunicazione simmetrica e molto controllata.

 

Incontri occasionali

La comunicazione simmetrica artefatta si può osservare tra conoscenti per strada o in altri luoghi pubblici, che si salutano con ampi sorrisi, strette di mano, talvolta con baci e abbracci. Definiamo quella comunicazione come artefatta se, durante l’osservazione, appuriamo specifici fattori: i conoscenti non si apprezzano, la loro conoscenza è superficiale, uno dei due (o entrambi) ostenta confidenza e gioia per l’incontro. Va da sé che per avere un quadro attendibile, l’osservatore deve avere molte informazioni personali su chi sta osservando.

 

La comunicazione non alterata

Chiudiamo, sottolineando che la comunicazione genuina, non artefatta, si osserva tra i famigliari e gli amici. Negli ambienti dove non sono coinvolti interessi monetari, professionali e di “potere”, non è necessario mantenere filtri, alzare barriere, indossare maschere. La comunicazione solitamente è fluida, completa, senza riserve, sincera; non si ha la necessità di conservare una facciata, fornire di sé un impressione artefatta.

Non si trattano i genitori, i fratelli o gli amici come si tratta il proprio capo ufficio.

Proprio il genere di comunicazione asimmetrica caratterizza i contesti famigliari e amicali, ne regola l’andamento in modo positivo.

 

 

Riferimenti

E. Goffman, “La vita quotidiana come rappresentazione”, Il Mulino, Bologna, ed. 2009, pag. 11, 17-19, 33

A. Giddens, “Sociologia”, Il Mulino, Bologna, 1994, pag. 98-107

M. Rizzardi, “La costruzione del mondo personale e sociale – II – Processi e relazioni interpersonali”, Quattroventi, Urbino, 1997, pag. 98-100

 

 

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