Integrazione fittizia

Integrazione, diritto, rispetto

 

quale integrazione
Integrazione?

 

L’integrazione teorica

Integrazione è un concetto che riguarda l’accoglienza e l’inserimento in ambienti sociali diversi. (L. Gallino, “Dizionario di sociologia”, TEA UTET, Torino, 1993, pag. 372 e seguenti)

L’integrazione designa l’inserimento dei nuovi venuti nelle strutture economiche, sociali e politiche del paese d’arrivo.”

L’integrazione sociale (è) intesa come progressione delle posizioni occupate nell’economia, consumo, habitat, scolarizzazione.”

(M. Colasanto e M. Ambrosini, a cura di, “L’integrazione invisibile”, ed. Vita e Pensiero, Milano, 1993, pag. 19)

 

Gli attori dell’integrazione

L’integrazione prevede due attori: la società (compresi i suoi appartenenti) e i nuovi arrivati. La società dispone le condizioni per accettare, includere, integrare i nuovi arrivati nel rispetto della legge e delle regole del vivere civile. Dal canto loro, i nuovi arrivati devono attivarsi e accettare l’integrazione, l’inclusione sociale. I nuovi arrivati devono accettare le regole e le leggi dello Stato che li ospita.

Non tutti i nuovi arrivati manifestano l’intenzione di integrarsi nel nuovo ambiente sociale dove vogliono entrare e stabilirsi.

 

Le culture “forti”

Le culture cosiddette forti hanno in sé altrettanto forti principi di vita, valori sociali e morali difficilmente modificabili. Talvolta non sono nemmeno scalfibili. Le culture forti non sono assimilabili, integrabili in sistemi sociali diversi dal loro, perché tendono piuttosto a imporsi come elemento dominante.

In questa fattispecie rientra perfettamente la cultura islamica, che si dimostra refrattaria a qualsiasi modalità di integrazione e assimilazione in contesti sociali estranei al proprio.

I fedeli musulmani, emigrati in Occidente, tendono a riprodurre gli stessi schemi sociali morali e di gruppo praticati nei loro Paesi d’origine: le moschee, le scuole coraniche, i negozi d’alimentari tradizionali, i negozi di “kebab”, la concezione e il trattamento della donna. Tendono a raggrupparsi in “enclave” etniche, che gradualmente si espandono senza limiti, prima per il controllo del quartiere poi di intere zone urbane, dalle quali gli autoctoni tendono a uscire poiché si sentono “stranieri in casa propria”.

 

Metodologia di lettura

Un esempio metodologico si può riprendere dalla Scuola sociologica di Chicago, che attorno agli anni ’30, analizzò l’insediamento di etnie immigrate in una zona conosciuta come “Near North Side”. In questa ricerca è stato appurato che etnie immigrate si insediavano in quartieri periferici creando “slums” composti da appartamenti in affitto, da cui le persone del luogo erano andate via già da tempo. (J. Madge, “Lo sviluppo dei metodi di ricerca empirica in Sociologia”, Il Mulino, Bologna, 1995, pag. 131-173).

Di fronte al crearsi di “enclave” o “slums” etnici è seriamente necessario verificare la propensione all’integrazione/inclusione dei nuovi arrivati (G. Pollini, G. Scidà, “Sociologia delle migrazioni”, F. Angeli Milano, 1998, pag. 133).

I fedeli musulmani presentano una bassa propensione all’integrazione perché tendono a difendere le proprie posizioni culturali e ideologiche, per paura di perderle a contatto con la corrotta e secolarizzata società occidentale (R. Guolo, “Il partito di Dio”, Guerini e Associati, Milano, 1994, pag. 21-22).

 

L’Islam è contro l’integrazione

In concreto, le differenze culturali tra Islam e Occidente sono tali da rendere molto difficile l’integrazione, per il vivere civile corretto e pacifico. E’ da considerare che molti degli attentatori “islamisti” sono il frutto della radicalizzazione in territorio occidentale.

Terroristi perfettamente integrati

Giovani si uniscono all’Isis

Musulmani e Occidente

L’Islam desidera conquistare e soggiogare nuovi territori per ingrandire la “Città dei fedeli” (“Umma”) e quindi di Allah, non di certo farsi includere (R. Guolo, “Il partito di Dio”, Guerini e Associati, Milano, 1994, pag. 17, 38).

Per i musulmani gli occidentali sono infedeli da convertire o da sottomettere (G. Sartori, “Pluralismo multiculturalismo e estranei”, BUR Milano, ed. 2007, pag. 49).

L’integrazione mostrata sugli organi di comunicazione non è la normalità, ma è di facciata, è fittizia.

 

 

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