Immigrazione 3.0

Ai nostri giorni, l’immigrazione è l’argomento ai primi posti della lista mediatica e politica

 

Immigrazione 3.0
Immigrazione 3.0

 

Abbiamo assistito alla fase “immigrazione 1.0” all’inizio degli anni ’90, quando c’è stato lo sbarco di massa di cittadini albanesi in fuga dal regime comunista di Tirana. Nello stesso tempo, ci siamo accorti che anche altri immigrati erano già presenti in Italia, da molto tempo, provenienti da Africa e Medio Oriente (Macioti, Pugliese “Gli immigrati in Italia”, Laterza, Roma-Bari, 1998, pag. 207-210).

La fase “2.0” è cominciata all’inizio degli anni duemila, in particolare dal giorno 11 settembre 2001 con gli attentati alle Torri Gemelle di New York. L’opinione pubblica iniziava a guardare e considerare in modo diverso gli immigrati islamici/islamisti. Nel corso della fase “2.0” l’immigrazione si è consolidata in quantità e tipologie. Il terrorismo islamico in Europa e quello palestinese in Israele intensificavano e rafforzavano gli attacchi.

Ora stiamo attraversando la fase “immigrazione 3.0”, in cui gli sbarchi sono diventati strutturali: gli arrivi in Europa hanno assunto la caratteristica di massa. La fase “3.0” è diventata matura a causa della guerra in Siria, ma era precedentemente fiorita con le “primavere arabe” dalla fine del 2010 al 2011.

Treccani: primavera araba

LIMES online

I flussi sono diventati inarrestabili al sud dell’Europa (Italia e Grecia), ma i Paesi del nord (Germania, Austria, Svizzera, Francia) hanno unilateralmente chiuso le frontiere, creando così l’effetto “pentola a pressione”, che in Italia e Grecia potrebbe causare un’esplosione sociale dagli effetti presumibilmente disastrosi (LIMES n. 7/2016, ed. L’Espresso 2016, pag. 14-17).

La fase “3.0” mostra l’incapacità della dirigenza politica di gestirla e di fornire risposte serie alle istanze della società, soprattutto degli strati più bassi di essa particolarmente esposti al confronto con i nuovi arrivati. La politica continua ad affrontare la questione immigratoria in modo emergenziale, come se fosse tuttora immigrazione 1.0.

Immigrazione 3.0 è la naturale evoluzione di un fenomeno (migratorio) che evolve in realtà stabile di grandi proporzioni.

Nella fase immigrazione 3.0 si è dilatato il problema della gestione dell’accoglienza (emergenziale) che è diventato un vero e proprio “affare economico” per imprenditori e presunti tali. A fronte di ogni profugo, richiedente asilo (vero o presunto), lo Stato stanzia una somma di denaro per il suo sostentamento e il suo alloggio temporaneo. Sono stati accertati casi di scorrettezze e di corruzione, che hanno creato danni economici allo Stato, quindi ai contribuenti, ma anche disagi concreti ai migranti ospiti.

Il business dell’accoglienza – Corriere della Sera

Il grande affare dei centri d’accoglienza – L’Internazionale

Quanto rende un immigrato in Italia

Il business dell’accoglienza a Mineo

La Repubblica

 

Esiste, poi, un problema abitativo e sociale di cui non si discute in modo pacato, serio, semplicemente si lascia in sospeso l’argomento. L’alloggio è un bene primario e come tale diventa un obiettivo da raggiungere con ogni mezzo. Non avendo denaro disponibile (come ad esempio i cittadini cinesi appena arrivati), i migranti sbarcati si dirigono velocemente agli immobili pubblici (edilizia residenziale pubblica) occupandone abusivamente i vani. In ogni Comune d’Italia esiste una graduatoria per l’assegnazione degli immobili pubblici, che va in base al reddito e alla situazione famigliare. Gli immobili pubblici non sono sufficienti a soddisfare le richieste dei bisognosi già residenti, si creano pertanto scontri tra locali assegnatari indigenti e migranti che le occupano abusivamente.

Occupazioni selvagge di case popolari

Il fenomeno delle occupazioni abusive

Due marocchini occupano casa di anziana disabile

Rom occupano casa popolare assegnata ad altra famiglia

Abusivi nelle case popolari

 

Nella fase immigrazione 3.0 si osserva una contrapposizione marcata tra chi è favorevole all’arrivo di sempre nuovi migranti e chi invece si dimostra contrario.

I favorevoli sostengono la necessità di accogliere nuovi lavoratori immigrati per dare impulso all’economia in recessione. Infatti, pare che servirebbero circa duecentomila ingressi programmati all’anno per mantenere la macchina produttiva e il welfare (LIMES, AAVV, n. 7/2016, ed. l’Espresso 2016, pag. 18).

Una diversa frangia di persone favorevoli sposta l’attenzione sull’urgenza di accogliere i migranti per soddisfare il lato umanitario e filantropico. L’accoglienza di carattere umanitario è ipoteticamente e moralmente infinita e doverosa.

I contrari ad accettare sempre nuovi arrivi di migranti (in modo programmato o illimitato) si oppongono sostenendo che il sistema produttivo italiano non è in grado di assimilare nuovi lavoratori per la crisi economica, che ha causato oltre quattro milioni di disoccupati e grandi sacche di povertà nel Paese. Infine, gli sfavorevoli sottolineano il grande pericolo criminalità creato dagli immigrati, che per sbarcare il lunario/per sostenersi possono facilmente dedicarsi ad attività criminose.

Le due posizioni opposte sono inevitabilmente inquadrate negli schieramenti politici. Entrambe le parti si definiscono “moderate”, seppure ambedue le visioni non ammettano vie di mezzo, sono agli estremi.

Ai nuovi arrivati deve essere concessa la possibilità di integrarsi per mezzo di un lavoro e di una sistemazione dignitosa, ma gli stessi devono impegnarsi a rispettare le leggi dello stato che li ospita. Inoltre, è necessario che i nuovi arrivati rispettino gli usi e i costumi locali.

Accettare nuovi migranti solo per fare quadrare (ipoteticamente) i conti economici e di welfare è molto scorretto ed egoistico, tanto più in tempi di crisi quando le difficoltà quotidiane si aggravano per molti cittadini. Le giustificazioni economiche e di welfare sono indubbiamente scorrette anche nei confronti dei migranti, sui quali si scaricano pesi indesiderati.

La dirigenza politica nazionale ha dimostrato di non volere oppure di non essere in grado di dare un indirizzo ordinato ai flussi migratori in entrata in Italia. Lo stesso discorso vale per la dirigenza di Bruxelles, che ha delegato la gestione dei flussi migratori prima agli stati di confine ai margini dell’Unione Europea (di fatto abbandonandoli al proprio destino), poi ha stipulato un accordo monetario con la Turchia affinché moderasse l’ondata dalla sua zona d’influenza (Siria e Medio Oriente).

Ogni giorno sui canali televisivi si possono guardare servizi filmati sui continui sbarchi di migranti. Ogni giorno, purtroppo, si può assistere alla tragedia delle morti in mare dei disperati che partono con qualsiasi condizioni meteo. Ciascuna rete televisiva dispone di reportage che descrivono illustrano analizzano i viaggi dei migranti, le loro sofferenze, le loro motivazioni, i loro desideri, i loro obiettivi.

L’occhio giornalistico attento inquadra e propone all’opinione pubblica occidentale il dramma di chi ha abbandonato tutto e mestamente cerca rifugio in Europa. Le analisi giornalistiche desiderano forse di più suscitare l’empatia degli spettatori e dei lettori, far liberare la solidarietà umana dai vincoli dell’egoismo occidentale.

Anche in questo modo si riproducono le divisioni ideologiche e politiche tra le persone, in particolare si demarca la separazione con quelle che non si convincono per l’accoglienza incondizionata. Costoro vengono accusati di razzismo, di essere ineducati, stupidi, egoisti. Come abbiamo già accennato, non c’è una via di mezzo, il politicamente corretto è un obbligo radicato: è necessario accogliere tutti (almeno a parole).

Il dibattito si esaspera, si arroventa, talvolta raggiunge il culmine quando la stampa pubblica in cronaca nera i crimini degli immigrati. Passate ventiquattro ore, la temperatura del dibattito scende e tutto ricomincia daccapo.

Studiosi e intellettuali presentano e commentano i dati sui nuovi arrivi, mostrando la sostanziale non variazione rispetto all’anno precedente e la banalità riguardo alle cifre ben più alte degli spostamenti migratori dentro l’Africa e nel Medio Oriente. Gli studiosi chiamano “sindrome dell’invasione” la non motivata paura degli italiani (e di altri popoli europei) di fronte agli sbarchi giornalieri (LIMES n. 7/2016, ed. L’Espresso 2016, pag. 13).

Perciò, chi si oppone all’immigrazione 3.0 incontrollata e indiscriminata è un povero demente “sottoculturato”, che ha bisogno di essere guidato e rieducato (LIMES n. 7/2016, ed. L’Espresso 2016, pag. 8-9). Ma per fortuna che in Europa vige tuttora la libertà di pensiero.

Pretendere dal proprio Governo e da quello Europeo un’onesta ed efficace legge di gestione e controllo dei flussi migratori è un diritto e non una baggianata, nemmeno un capriccio di persone maleducate.

Insultare in modo sarcastico chi obietta qualcosa all’accoglienza senza condizioni, chiamando in causa la questione della perdita identitaria o presunti piagnistei anti-immigrati, è del tutto scorretto e significa, inoltre, alzare un gran polverone a fini propagandistici e ignorare la situazione specifica del Paese Italia.

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