Multiculturalismo per principianti

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Multiculturalismo
Multiculturalismo all’italiana

 

Multiculturalismo e riferimenti

Dentro la sigla multiculturalismo sono raccolte numerose definizioni e versioni: pluralismo, società multietnica, società multirazziale (G. Sartori, “Pluralismo, multiculturalismo e estranei”, BUR Rizzoli, Milano, 2000, pag. 55-64; E. Colombo, “Le società multiculturali”, Carocci, Roma, 2002, pag. 11).

E’ un’evidente congerie di termini utili a creare complessità, cosicché da fornire ai commentatori del materiale su cui comunicare via media di massa.

La nostra tesi è che la sostanza reale, attuale, del multiculturalismo sia di carattere ideologico e semantico.

Se fino a qualche anno fa, lo studio delle culture era “roba” da antropologi e sociologi, attualmente, con il forte mutamento sociale dei Paesi Europei, è divenuto un argomento di grido, usato e manipolato dalla politica e dai suoi intellettuali.

 

Studi sociali

Il multiculturalismo è oggetto di studio specifico dei vari rami delle scienze sociali, che lo descrivono in base alle proprie specifiche metodologie e prospettive di osservazione (E. Colombo, “Le società multiculturali”, Carocci, Roma, 2002, pag. 7-12).

Se riprendessimo ogni definizione scientifica per descriverla puntualmente,  rischieremmo di essere prolissi. Ci può bastare di ricordare – da qui in poi – che il multiculturalismo si riferisce alla presenza/convivenza di culture diverse in un dato contesto sociale e alle relazioni che esse intrattengono tra loro.

Il multiculturalismo, che si configuri come una struttura di rapporti pacifici o conflittuali, implica proprio il riconoscimento delle diversità culturali, delle tradizioni, degli stili di vita di ogni gruppo etnico” (V. Cotesta, “Sociologia dei conflitti etnici”, Laterza, Roma Bari, 1999, pag. 329).

 

Multiculturalismo e immigrazione

La realtà migratoria carica di alta tensione il dibattito multiculturalista, oppone i favorevoli ai non favorevoli.

I favorevoli (e i rassegnati) sostengono con decisione la bontà del multiculturalismo, quindi di una società genuinamente composta da molteplici culture, che interagiscono tra loro. Alcuni famosi studiosi chiedono alla pubblica opinione di rassegnarsi all’inevitabile nuovo corso della società.

Dall’altro lato, gli scettici pongono distinzioni e portano fatti di cronaca comprovanti la disgregazione sociale in atto e la perdita di identità culturale.

Il multiculturalismo è una linea di pensiero molto vicina all’immigrazionismo, ossia all’ideologia che mira a convincere l’opinione pubblica della bontà dell’immigrazione di massa.

 

Pensiero multiculturalista

Multiculturalismo e minoranze (soprattutto etniche) costituiscono le due parti di un tutto, di un insieme, che condiziona il dibattito e la comunicazione sociale.

L’immagine di queste due parti, interconnesse e intercomunicanti, è presentata in modo idilliaco, auspicabile, priva di qualsiasi svantaggio.

Il multiculturalismo esprime una linea di pensiero, ampiamente ottimista, riguardo ai benèfici effetti apportati dall’ampliamento delle etnie, all’interno della società occidentale. Per i suoi sostenitori, le diverse culture sono un valore importantissimo, che deve essere valorizzato in piena autonomia e autodeterminazione, senza condizionamenti né sudditanza alla cultura maggioritaria (E. Colombo, “Le società multiculturali”, Carocci, Roma, 2002, pag. 19-20).

Le differenze culturali, espresse dalle diverse etnie, devono essere riconosciute, difese, supportate, valorizzando appunto la differenza rispetto alla cultura dominante (E. Colombo, “Le società multiculturali”, Carocci, Roma, 2002, pag. 33-37).

La società espressa dal multiculturalismo è un ideale auspicabile di convivenza civile, contrapposto ai sistemi d’integrazione fallimentari del Mondo Occidentale (E. Colombo, “Le società multiculturali”, Carocci, Roma, 2002, pag. 11).

 

Comunicazione e multiculturalismo

In ossequio alla filosofia multiculturalista e dell’ampia accoglienza, all’interno delle società occidentali sono nati movimenti politici e sociali che si prefiggono di sostenere l’approccio positivo verso l’allargamento della presenza di diverse etnie.

Il primo passo è, sicuramente, la comunicazione sociale.

Sono soprattutto le élite colte dei nuovi movimenti sociali che pongono la questione della rilevanza che il linguaggio assume nella definizione della realtà sociale e nella rappresentazione negativa delle minoranze. La questione, ormai generalmente indicata con la locuzione politically correct, sottolinea la necessità di evitare che la sensibilità, la dignità e l’autostima di individui o gruppi minoritari possano essere offesi o sminuiti da rappresentazioni, etichette, atteggiamenti o comportamenti che tendono a dare di loro un’immagine negativamente connotata, priva di valore o riduttiva” (E. Colombo, “Le società multiculturali”, Carocci, Roma, 2002, pag. 57).

 

Il multiculturalismo è politicamente corretto

La comunicazione politicamente corretta si impone alla prassi comune, come l’unica possibile e unanimemente condivisa.

La politica e i suoi intellettuali si servono del messaggio politicamente corretto per convogliare un messaggio positivo, conformista, rassicurante, rispettoso. Quel messaggio positivo non è necessariamente veritiero, l’obiettivo è piuttosto che sia accettato “tout court” dalla pubblica opinione e ritenuto vero.

L’élite politica diffonde il messaggio politicamente corretto a tutela delle minoranze (etniche, sociali), con lo scopo di indicare la forma e dimenticare il contenuto.

Il vero oggetto del messaggio politicamente corretto riguarda il multiculturalismo (E. Crisafulli, “Igiene verbale”, Vallecchi, Firenze, 2004, pag. 121).

L’immigrato clandestino è denominato profugo o richiedente asilo anche senza che ne abbia ancora chiesto lo status, senza che abbia alcuna autorizzazione di sbarco. La ‘nuova’ definizione tranquillizza l’opinione pubblica e la conduce ad accettare meglio l’immigrato.

L’handicappato diventa diversamente abile, così da rendere la sua immagine meno penosa; il disoccupato diventa “persona in attesa di ricollocamento” ottenendo una prospettiva (seppure non certa); le donne ottengono termini neutri sul posto di lavoro, ma senza miglioramenti in termini di trattamento oggettivo.

Il rischio, più volte evocato, è di oltrepassare la soglia dell’estremo, arrivando agli eccessi di una comunicazione igienizzata in tutto e per tutto (E. Colombo, “Le società multiculturali”, Carocci, Roma, 2002, pag. 59).

 

Ideologizzazione

Il multiculturalismo si contrappone al nazionalismo: nel pensiero dei suoi sostenitori esso fa risorgere il marxismo e la sua utopia di una società variegata e coesa. E’ un revival nostalgico dell’influsso marxista proveniente dagli Stati Uniti del “melting pot”, che tenta sempre a fatica di riequilibrare il dibattito sulle questioni razziali dentro tutti gli ambienti sociali.

Proprio in questi termini, si trova il paradosso del multiculturalismo americano, che poi è sbarcato in Europa: il marxismo è stato battuto dal nazionalismo, ma esso (il pensiero marxista) torna sempre in piedi (R. Hughes, “La cultura del piagnisteo”, Adelphi, Milano, 2013, pag. 96-97; E. Crisafulli, “Igiene verbale”, Vallecchi, Firenze, 2004, pag. 34).

La politica usa il multiculturalismo come uno dei suoi cavalli di battaglia elettorali, assume le minoranze come vittime classiche della società occidentale, oppresse dal capitalismo e dal razzismo (E. Crisafulli, “Igiene verbale”, Vallecchi, Firenze, 2004, pag. 21-36).

Il multiculturalismo è diventato un argomento ideologico, politico e comunicativo, perché la politica lo ha privato del suo corpo sociale e lo ha relegato alla sua essenza astratta, necessaria al sostentamento della forma politicamente corretta.

Il multiculturalismo afferma che persone di radici diverse possono coesistere. (…) Purtroppo non è necessario ascoltare a lungo le argomentazioni della controparte per accorgersi che il multiculturalismo, nella testa di un buon numero dei suoi fautori, significa meno di un’autentica curiosità per altre forme culturali” (R. Hughes, “La cultura del piagnisteo”, Adelphi, Milano, 2013, pag. 107, 124)

 

Azioni dimostrative

In particolare la sinistra italiana si è fatta protagonista di invettive, fuori e dentro al Parlamento, a sostegno delle tesi multiculturaliste, ad esempio con la “battaglia per lo Ius Soli”.

In ossequio al modus operandi politicamente corretto, esponenti femminili dei partiti di governo (e non) si sono fatte fotografare indossando il velo islamico, durante le visite alle moschee e ai rappresentanti delle minoranze musulmane.

Durante le festività natalizie, si moltiplicano nelle scuole italiane, iniziative di laicizzazione a motivo di non offendere gli alunni di altre confessioni religiose.

 

Multiculturalismo
Multiculturalismo all’italiana

 

Tante culture e convivenza civile

Rispetto della legge e della pluralità (pluralismo nella comunicazione) rappresentano un principio doppio che deve essere ben bilanciato. Ciò che è lecito presso una cultura potrebbe non esserlo presso un’altra; comportamenti particolari sono tollerati in taluni ambienti etnici ma non in altri (A. Giddens, “Sociologia”, Il Mulino, Bologna, 1996, pag. 43-44).

Su questo saltello dentro e fuori dai confini degli usi e dei costumi, ma anche delle norme di legge, si gioca il rapporto di convivenza in una ipotetica società multiculturale, di cui il multiculturalismo ne è il pensiero dominante.

Il rispetto delle leggi del Paese ospitante deve essere il primo criterio per l’integrazione, seguito dal rispetto per la cultura del paese ospitante. Le deroghe alle leggi vigenti non possono essere tollerate, in quanto creerebbero pericolosi precedenti a vantaggio di ogni gruppo sociale: tutti rivendicherebbero la facoltà di eludere le norme giuridiche.

L’integrazione si valorizza per il rispetto delle regole, non per la difesa a oltranza delle proprie usanze importate dal Paese d’origine, anche quando esse violano la legge.

Se il multiculturalismo rimane una pervicace protezione della propria identità sotto la cortina del politicamente corretto, esso rimane solo un’azione comunicativa senza che ci siano progressi relazionali e sociali concreti.

 

Aumentare la nebbia

Nel dibattito politico e mediatico, è importante osservare il modo in cui sono presentate le minoranze (etniche e sociali) nel loro rapporto con l’intera società.

La politica e i suoi intellettuali tendono ad aumentare la nebbia dei termini politicamente corretti, con lo scopo di creare complessità di contenuti e distrarre l’opinione pubblica.

L’immigrazione di massa in Europa sta creando, ma ha già creato, insiemi etnici che premono per ottenere “un posto al sole”.

Per molti studiosi siamo, già di fatto, nella fase del multiculturalismo e l’acceso dibattito sulla convivenza civile lo dimostra.

Pertanto, se il multiculturalismo rimane una scatola semantica vuota, usata per la comunicazione politica senza che ci siano reali politiche sociali attinenti, la relazione culturale è lasciata alla buona volontà dei cittadini che la esperiscono, bene o male, ogni giorno nei quartieri popolari.

 

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