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Sei stato globalizzato

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Chi ne ha beneficiato e chi ha subito il processo della globalizzazione

 

 

globalizzato
I tipici globalizzati: i turisti

 

 

La verità, vi prego” sulla globalizzazione

Parafrasi di Wystand Hugh Auden

 

 

 

Per gli abitanti del primo mondo – il mondo extraterritoriale, sempre più cosmopolita, degli uomini di affari globali, dei manager della cultura globale, degli accademici globali – i confini statali sono aperti, e sono smantellati per le merci, i capitali, la finanza

Zygmund Bauman, 1999

 

 

Distanza e mobilità

È stato evidenziato (A. Giddens, D. Zolo) che il processo di globalizzazione ha modificato la rappresentazione sociale della distanza. Sostenere una “conference call” dal vivo (“live”) con professionisti che stanno negli Stati Uniti, in Germania e in India esprime l’opportunità di scambiare informazioni a chilometri zero, evitando di prendere uno o due aerei, metropolitana e taxi.

Allo stesso modo, è normale “fare due chiacchiere” su un qualsiasi argomento “chattando” con un amico virtuale neozelandese oppure brasiliano.

Lo spazio territoriale assume un panorama diverso, la sua grandezza si relativizza, i confini sono ridisegnati in base alle nostre esigenze. La velocità di connessione contribuisce allo sviluppo di questa rappresentazione.

La comunicazione si globalizza e con essa ci si convince, che siano globalizzate anche le persone.

 

Il lavoro

È inutile tentare di negare l’evidenza, ogni qual volta si parla di globalizzazione di conseguenza si parla di lavoro e di economia. Si parla di prodotti che girano in tutto il Mondo per raggiungere i consumatori ovunque. Per molti osservatori, globalizzazione è la rete Internet, è la democrazia dell’informazione, è intrecciare amicizie oltre oceano e anche più in là. E’ organizzare raduni di persone o gruppi di protesta in Italia, sulla scorta di motivi nati in Svezia (G. Thunberg) o Stati Uniti (G. Floyd).

Quest’ultima non è forse la versione più poetica ed edulcorata del processo?

Se non ci fossero persone che lavorano alla rete, che lavorano per offrire le informazioni, per far funzionare i social network, in verità non ci sarebbe nulla di tutto quello.

Torniamo al concetto iniziale: la globalizzazione è un argomento di lavoro, quindi economico.

 

Un mercato del lavoro globale

 

Nella stessa misura in cui avviene la globalizzazione del capitalismo si verifica la globalizzazione del mercato del lavoro” (O. Ianni).

 

L’economia globale ha creato un enorme mercato del lavoro, ha imposto le sue esigenze che sono diventate regole di ingaggio. Le persone si sono dovute adattare alle esigenze del mercato del lavoro (globalizzato). Stratificando le richieste, si sono prodotte corrispondenti stratificazioni di carattere sociale, a seguito delle quali si è consolidata la piramide classica: alla base la massa dei lavoratori (poveri) dequalificati, a salire meno spazio per le persone più qualificate fino ad arrivare al vertice, occupato da un esiguo gruppo di persone dell’élite dirigenziale (si legga L. Gallino, 2000).

La forza lavoro è una merce, principio cardine indicato al tempo della Rivoluzione industriale, che rimane tale e ancora più forte con il processo di globalizzazione. In tempi di crisi, la forza lavoro vale di meno, in tempi di crescita vale di più, ma sempre merce rimane.

 

La globalizzazione delle persone

L’economia è stata globalizzata, pertanto gli osservatori parlano principalmente di globalizzazione economica, spostando le parole il senso in realtà non cambia.

Ma le persone? Sono state anch’esse globalizzate?

Se rimaniamo nell’alveo dell’interpretazione economica rispondiamo si, anche le persone sono state globalizzate. Ad onore del vero, dobbiamo evidenziare anche l’altra interpretazione, che parla di globalizzazione delle persone intendendo la loro facoltà di spostarsi nel globo, di tessere rapporti comunicativi con chiunque. Purtroppo però, senza risorse economiche non si può viaggiare, non si possono acquistare strumenti di comunicazione, sebbene certi “smartphone” costino relativamente poco. Ma di sicuro non sono gratis, come non lo è il famigerato piano tariffario della compagnia telefonica.

Riteniamo sia necessario affrancarci dalla poetica romantica relativa alla globalizzazione delle persone, quindi leggere la realtà in modo più giusto.

 

Il turista e il viaggiatore

Il tipico soggetto umano globalizzato è il turista, più o meno facoltoso. Il turista è un consumatore di servizi, di mobilità, di chilometri, di sensazioni. Egli segue il desiderio di sempre nuove esperienze, esercita la facoltà di scelta avendo risorse economiche per farlo. Il turista sceglie dove andare, dove fermarsi, quando tornare. Egli è l’emblema del soggetto globalizzato poiché per lui i confini territoriali sono potenzialmente tutti superabili, se esiste un mezzo di trasporto per arrivare nel luogo che ha scelto.

 

turista globalizzato
Turisti in fila in aeroporto

 

I turisti diventano viaggiatori e preferiscono provare i sogni dolce-amari della nostalgia rispetto alle comodità della casa – viaggiare è infatti per loro un desiderio, oppure la scelta della strategia esistenziale che considerano la più ragionevole ‘in quelle circostanze’, ovvero, ancora, la seduzione dei piaceri, veri o immaginari, di una vita all’insegna delle sensazioni.

Il fenomeno che oggi viene acclamato come ‘globalizzazione’ è volto a soddisfare i sogni e i desideri del turista.” (Z. Bauman).

Ricordiamo, infine, quali sono gli altri soggetti globalizzati accostabili al turista: l’accademico, il manager, il finanziere, il giornalista internazionale. Sono figure umane omologate anch’esse dalla globalizzazione, se non da quest’ultima addirittura create.

 

Globalizzato e schiacciato

La globalizzazione non è per tutti un grande divertimento, tra lavoro cosmopolita, viaggi e consumi “all over the World”. Per molte persone, la situazione non è migliorata in termini di risorse, diritti, mobilità.

 

Lavoratrici globalizzate
Lavoratrici globalizzate producono capi di vestiario per il mercato occidentale

 

In molti paesi del sud-est asiatico (Cina, Vietnam, Cambogia, Laos, Corea del Sud, ma anche Pakistan e India), la globalizzazione ha significato per i cittadini opportunità di lavoro nelle fabbriche occidentali delocalizzate. Le condizioni di lavoro non sono state migliorate, né i diritti civili sono stati allargati. Per tenere basso il costo del lavoro, le maestranze sono costrette a bassi salari, tutele sociali al ribasso, turni di lavoro inaccettabili per un occidentale.

Circolano da tempo indagini giornalistiche sulle reali condizioni dei lavoratori in paesi come la Cina (paese retto da un regime dittatoriale che ha creato un sistema economico misto: socialista/capitalista), si è anche parlato di numerosi suicidi indotti dall’alto stress sul posto di lavoro.

Il cosiddetto gigante asiatico ha fatto propri i principi della globalizzazione: produce per numerosi marchi occidentali a costi molto bassi. Ma non solo, i vari prodotti cinesi invadono quotidianamente i ricchi mercati occidentali, creando situazioni di difficoltà per i produttori locali.

Esemplare è stato il caso del Corona Virus COVID-19, che ha infettato il territorio cinese, poi si è espanso in tutto il mondo, seguendo lo stesso sistema di trasporto usato per diffondere le merci.

 

Città globale o semplice luogo globalizzato

La globalizzazione è un processo che genera spazi contraddittori, caratterizzati da contestazioni, differenziazioni interne, continui sconfinamenti. La città globale è emblematica di questa condizione: concentra al proprio interno una quota sproporzionata di potere aziendale globale ed è uno dei luoghi chiave della sua valorizzazione; ma concentra anche una quota sproporzionata di popolazione svantaggiata ed è al contempo uno dei luoghi chiave della sua svalorizzazione” (S. Sassen).

Siamo in grado di osservare l’entrata della globalizzazione anche nei luoghi urbani più piccoli: aziende multinazionali, catene internazionali di fast food e di consegna a domicilio (il “rider”), iper mercati, non-luoghi/super luoghi al limite dei grandi nodi della mobilità (autostrade, aeroporti, stazioni ferroviarie).

 

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Lavoratore precario chiamato “rider”, che consegna cibo a domicilio

 

Chiunque si può sentire globalizzato all’interno del moderno tessuto urbano, piccolo o grande che sia, investito dalla pubblicità, dai prodotti, dal consumo. Le opportunità di lavoro sono a mansionario per lo più di basso profilo, nel settore dei servizi.

Le persone globalizzate perdono diritti di rappresentanza sociale ed economica, poiché si trovano alla base della piramide occupazionale (o sarebbe meglio dire “disoccupazionale”, in molti casi).

 

Un indicatore

Sarebbe bene valutare il processo della globalizzazione in termini di utilità per le persone. Un semplice indicatore è il livello di occupazione. Per questa osservazione ci rifaremo all’analisi del sociologo italiano L. Gallino.

Sulla base di indicatori economici e sociali, il prof. Gallino ha stabilito che il punto temporale chiave è da individuare nel 1980, anno a partire dal quale la globalizzazione ha “registrato una forte accelerazione”.

Lo studio dei dati statistici pre e post 1980 indicano che il prodotto interno lordo, la produttività e la disoccupazione hanno registrato un peggioramento. Verosimilmente, a una famiglia interessa principalmente il dato relativo all’occupazione, ebbene “l’epoca della globalizzazione è stata contrassegnata nell’Europa occidentale dal massiccio ritorno della disoccupazione di massa”.

Molte fonti concordano anche sul fatto che la povertà e la disuguaglianza negli Stati Uniti sono considerevolmente aumentati negli ultimi decenni” (L. Gallino).

Se consideriamo che la popolazione mondiale è in aumento, che sempre più persone si spostano in città, in cerca di opportunità lavorative, infine che l’economia monetaria si espande a livello globale imponendo le proprie condizioni, siamo di fronte a fattori sociali ed economici che favoriscono l’aumento della disoccupazione, della povertà. Studi e ricerche hanno dimostrato che la globalizzazione ha aumentato la distanza tra lo strato più povero e quello più ricco della popolazione mondiale (D. Zolo, L. Gallino, A. Sen, A. Giddens, J. Stiglitz).

 

“Stay flexible”

Il mercato del lavoro globale ha imposto pratiche di utilizzo della “forza lavoro”, che anni fa non erano previste dagli stessi lavoratori: flessibilità, precariato, intercambiabilità, bassi compensi (si veda O. Ianni, 1999; S. Sassen, 2002). L’individuo globalizzato diventa lavoratore precario e flessibile, delocalizzato nei siti produttivi scelti dalla dirigenza aziendale.

Il paravento dietro cui nascondere gli ingaggi professionali si chiama accesso alla rete, velocità dei trasferimenti, capacità di consumo, voli “low cost” e viaggi “last minute”, per non parlare poi della presunta democrazia digitale della libera informazione su internet.

L’essere globalizzato rimane una condizione economica, leggibile nei binomi occupato/disoccupato e povero/ricco.

 

Sei stato globalizzato e, forse, non te ne sei accorto in tempo

Abbiamo ragionato sulla globalizzazione delle persone, abbiamo osservato quanto sia diverso sentirsi globalizzato per un appartenente a diverse categorie sociali.

Un dirigente, un professore universitario, un broker, un giornalista internazionale, un turista si sente globalizzato positivamente, poiché può godere dei vantaggi della mobilità globale, di un lavoro cosmopolita, di alti guadagni, di prestigio sociale.

Al contrario, le persone appartenenti alle categorie sociali chiamate minoranze, lavoratori a bassa qualifica, lavoratori precari o cassaintegrati, individui esclusi dalle raccomandazioni eccetera, eccetera, eccetera, sono globalizzati in senso negativo. Per costoro, la globalizzazione è uno schermo che proietta immagini invitanti, illusorie, dopo uno stressante turno di lavoro precario.

Riteniamo che parlare di globalizzazione delle persone sia tendenzioso, seppure non sia del tutto errato. In effetti, tutte le persone sono state globalizzate; in realtà alcune bene, mentre la maggioranza è stata globalizzata molto male. Per giunta, senza essersene accorta in tempo.

 

 

 

Nota bibliografica

Coloro che desiderano avere i riferimenti bibliografici dettagliati, su cui sono basate le riflessioni contenute in questo contributo, sono pregati di mandare una richiesta scritta utilizzando il modulo dei contatti.

Grazie.

 

 

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Pubblicato da Il Sociale Pensa

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