Incertezza del diritto

Impunità giudiziaria e criminalità: incertezza del diritto.

 

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Incertezza del diritto

 

 

Diritto e numero oscuro

Un’importante limitazione di ogni indagine effettuata in ambito criminologico, è legata al fatto che i dati utilizzati, qual che sia la metodologia impiegata, sono solitamente relativi ai reati denunciati alla magistratura – dalla polizia o dai privati -, ai procedimenti penali istruiti, alle sentenze di condanna, alle popolazioni delle carceri, e comunque ai dati relativi ai criminali identificati: emergono cioè da un insieme di fonti che sarebbe erroneo ritenere rappresentativo dell’intera criminalità, poiché esprimono solo la quantità e la qualità di quei delitti che si sono individuati.

Nella realtà sociale, invece, il numero dei delitti che vengono quotidianamente consumati è in genere superiore a quello che emerge alla superficie, cosicché la visione della realtà criminosa risulterebbe gravemente deformata ove essa fosse riferita, come molto spesso avviene, solo ai dati ufficiali, senza prendere in considerazione anche quelli relativi alla criminalità sconosciuta. A ciò fa riferimento sostanzialmente la tematica che gli studi sul NUMERO OSCURO hanno messo in evidenza e che consente notevoli dilatazioni della prospettiva con la quale possono valutarsi i fenomeni della criminalità.

 

Elementi noti ed elementi mancanti

Le ragioni che rendono conto del divario fra criminalità nota e criminalità reale sono molteplici: alcune attengono ai fatti delittuosi, altre al tipo degli autori, altre ancora a particolari situazioni che riguardano le vittime.

E’ dato incontrovertibile che l’indice di occultamento (rapporto fra reati noti e quelli commessi) varia in modo considerevole per le differenti specie di delitti. Il numero degli omicidi volontari commessi è prossimo a quello noto, ma per contro, le informazioni relative alle rapine, alle truffe sono notevolmente inferiori ai dati reali.

Al NUMERO OSCURO  relativo al mancato accertamento dei reati, si aggiunge poi – a dilatare ancor la zona d’ombra – il problema della non identificazione dell’autore dei reati, pur accertati. Il NUMERO OSCURO si riferisce, in sostanza, ai crimini ignorati e ai crimini noti ma senza l’identità dell’autore.

In primo luogo, non tutti i delitti vengono denunciati dalle vittime (o dai testimoni) e non tutti vengono perciò a conoscenza della Autorità. (…) E’ la natura stessa del fatto che, in certi casi, fa si che la commissione del delitto non venga denunciata dalla vittima.

(G. Ponti, “Compendio di Criminologia” , Ed. R. Cortina, Milano, 1997, pag. 65-69)

 

L’impunità del reato scoraggia la denuncia

Soprattutto per i furti e le rapine è molto facile che il magistrato di turno non autorizzi l’arresto, ma disponga secondo la legge il patteggiamento e rimetta in libertà l’artefice del crimine. Il furto resta impunito nel 98% dei casi. Per i fatti più gravi, il magistrato può disporre gli arresti domiciliari. Perché?

  • Perché le carceri sono sovraffollate;
  • Perché vige la depenalizzazione di taluni reati;
  • Perché rimettere in libertà i cosiddetti piccoli delinquenti costa meno che trattenerli in prigione;
  • Perché, secondo alcuni opinionisti, questa procedura di rilascio è meno faticosa per chi la gestisce.

Questa “prassi” giudiziaria getta nello sconforto sia i cittadini che le Forze dell’Ordine, in quanto i primi si trovano lasciati soli e senza giustizia; i secondi vedono vanificato il loro duro lavoro.

Siamo giunti a questo punto a causa del solito panorama italiano: la politica. Sono stati i legislatori della politica a rendere sempre più insicuro il diritto. La certezza della pena in Italia è una barzelletta, nemmeno molto divertente, è una freddura.

 

Fattori ostativi della giustizia

A questo proposito, ci sono dei punti da osservare:

a) tre gradi di giudizio prima che una sentenza diventi definitiva;

b) termini di prescrizione del reato che decorrono dalla data di commissione dello stesso e non si sospendono nemmeno durante il procedimento penale;

c) patteggiamento possibile in ogni grado di giudizio senza ammissione della colpa;

d) dichiarazioni false dell’imputato durante un procedimento penale che non sono punibili.

Un esperto di diritto potrebbe proseguire con altri elementi, per allargare l’orizzonte negativo della giustizia italiana. E’ comunque sufficiente fermarsi qui, il quadro è sufficientemente desolante.

Il Sole 24 Ore

La Repubblica

 

ladro
Furto in casa

 

Statistiche

Secondo le statistiche, negli ultimi anni sono aumentate le rapine e i furti in casa, ma sono diminuiti gli omicidi. Si dice che la crisi economica abbia cambiato pure le abitudini dei criminali e le attitudini a delinquere. Sono aumentati i reati contro il patrimonio e le truffe finanziarie, che in Italia hanno ben diverso trattamento che negli Stati Uniti per esempio, dove questi reati sono perseguiti molto duramente. Basta ricordare che Al Capone fu arrestato, processato e incarcerato per frode fiscale e non per i vari omicidi che aveva commesso e commissionato. Per gli omicidi si era reso inafferrabile, ma per i furti fiscali no.

In Italia è circa il contrario: se uno ruba qualcosa non va in carcere; se uccide prende al massimo vent’anni, tra buona condotta, patteggiamenti vari e riduzioni della pena grazie a cavilli assortiti.

Dati del Sole 24 Ore

Dati ISTAT

Dati EUROSTAT

 

Un capitolo davvero scomodo riguarda i crimini perpetrati dalla popolazione immigrata, dagli stranieri.

Qui si apre un panorama eterogeneo, fatto di correlazioni tra etnia e propensione o meno al delitto; tra cittadinanza e tipo di reato. Si parla inoltre di criminalità presunta, perché agli immigrati stranieri viene concessa una particolare attenuante, connessa alla diversa identità culturale.

In linea di massima, trattare la criminalità degli immigrati stranieri, come di profughi e rifugiati, equivale a finire sotto il riflettore di certi moralisti a caccia del razzista. Le statistiche ci sono, come per gli altri cittadini sono parziali, vanno analizzate senza preconcetti.

La visibilità di certi stranieri sottolinea la loro presenza nelle statistiche criminali, rendendo queste informazioni molto eclatanti. Per alcuni reati degli stranieri l’opinione pubblica si dimostra più indulgente, per altri reati si dimostra implacabile. E’ seppur vero che l’opinione pubblica non manda in carcere nessuno, ha solo dei titoli morali, in riferimento ai quali la politica si sente naturalmente esclusa.

Se nel 1990 gli stranieri erano pari al 2,5% degli imputati, nel 2009 gli stranieri rappresentano il 24% del totale degli imputati”.

Dati ISTAT

 

la Legge
Il Diritto

 

L’impunità dei reati in Italia è valida per ogni persona, sia essa italiana o straniera, ciò che fa la differenza è il tipo di reato: “se si ruba non si va in galera”, è una considerazione che vale per tutti. Forse è per questo che nel nostro Paese sono aumentati in maniera così grande questi reati, anche da parte degli stranieri: cittadini dell’Europa Orientale, del Maghreb.

 

Furti in casa

La questione dei furti in casa pone molte questioni, sia di ordine pubblico che di danni psicologici alle persone che li subiscono. Se si sorprendono i ladri in casa propria non si può reagire perché i delinquenti

  • Possono insorgere malamente e brutalmente
  • Possono denunciare la loro vittima per sequestro di persona o illegittima difesa
  • Sanno di non ottenere grandi sanzioni giudiziarie.

I danni personali per le vittime del furto domestico sono tangibili, oltre ai beni sottratti si deve riconoscere la sofferenza per la violazione della propria sfera personale e famigliare, per la minaccia all’incolumità propria e dei propri cari, per la grande paura subita. Non è poco.

 

Responsabilità delle Autorità

Le Istituzioni dovrebbero fare di più per proteggere i cittadini, che pagano le tasse e si comportano legalmente. Al contrario, sembra che le Istituzioni premino i delinquenti con sconti di pena, patteggiamenti, indulti e amnistie.

La Magistratura si dichiara sommersa di pratiche da smaltire, confessa di essere ostaggio della burocrazia. Le procedure giudiziarie sono lunghe e piene di fermate forzate.

I cosiddetti migliori avvocati sanno come impantanare la macchina giuridica a favore dei propri assistiti, che sono innocenti fino alla ultima definitiva sentenza. Salvo poi definirli innocenti e vittime del sistema anche in carcere, in caso di condanna passata in giudicato.

Anche su questi temi la politica si dimostra insensibile e distaccata, distratta. La politica deve essere spronata a fare bene il suo lavoro, per il bene della collettività, per il rispetto della legge, per dare il buon esempio. La politica non può sempre dormire per svegliarsi in occasioni elettorali, sbandierando promesse a favore dei cittadini che tanto non saranno mai mantenute.

La legalità per il bene comune deve essere un principio basilare costante nella pratica politica e nella legiferazione.

Il legislatore deve inasprire le pene per i reati contro le persone e contro i loro patrimoni. Deve risolvere il problema delle carceri aprendone altre.

Il legislatore deve rendere obbligatorio e inevitabile che i delinquenti risarciscano completamente i danni fatti alle vittime e alla Comunità. Senza sconti di pena, senza cavilli, senza scappatoie, senza buone uscite.

 

 

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