Il valzer degli “affittasi”

I cartelli con scritto “affittasi” e “vendesi” dilagano in città

 

 

“Affittasi” e “vendesi” sono le scritte con maggiore presenza sulle porte degli esercizi commerciali in città. Campeggiano anche sugli ingressi dei capannoni in periferia. Hanno un andamento altalenante, movimentato come un valzer. Sostanzialmente, però, abbiamo osservato un sensibile costante aumento dei cartelli.

Il valzer degli “affittasi” si prolunga da tempo, in modo stanco e noioso. L’orchestra non accenna a smettere di suonarlo. E’ una brutta musica, difficile da ascoltare. Viene in mente l’orchestra del Titanic, che non voleva smettere di suonare nemmeno a pochi metri e minuti dal baratro.

Gli “affittasi” ballano con i “vendesi” da troppi anni, i negozi e i capannoni industriali rimangono vuoti, non si presentano attività imprenditoriali in grado di rilevarli. L’orchestra è la crisi, i suonatori sono coloro che non hanno dimostrato le capacità necessarie per cambiare musica (all’economia). Sono quelli che, magari, qualche zampino nella crisi ce l’hanno pure messo, di soppiatto.

Abbiamo parlato con professionisti che in città si occupano di fornire consulenze all’imprenditoria. Abbiamo notato che le conclusioni sono tristemente unanimi: “la ripresa? Qui non si è vista, non si muove foglia”. Qualcun’altro ha affermato con sarcasmo: “la ripresa qui non viene, sarà in vacanza in Germania, là si diverte di più”.

Tra “affittasi” e “vendesi” in grande quantità sembra che sia stato allestito un cimitero economico.

Le banche locali hanno alzato bandiera bianca, dopo i bagordi festosi di certi dirigenti e dei loro amici, a tutto danno dei soci. Passando in un bar, una mattina, abbiamo sentito dire a proposito “ma chi erano i controllori dei conti?”.

Chi riesce ad avere un mutuo adesso forse è fortunato, o forse ha buone conoscenze.

E le case? Torniamo agli “affittasi” e ai “vendesi”: le case vanno all’asta, i capannoni pure, i negozi chiudono. E’ lo stesso valzer malinconico.

Abbiamo chiesto con insistenza chi possa fermare questa deriva e far ripartire il meccanismo economico. Ci hanno detto che, per ora, chi avrebbe dovuto farlo è stato promosso a pieni voti in “arte della chiacchiera”, ma in economia è mestamente rimandato a ottobre.

Si perché d’estate da noi non si parla volentieri di economia e di ripresa, no, ad agosto è quasi un peccato capitale. D’estate ci sono le ferie, ci sono le domeniche al mare.

La domenica sembriamo tutti uguali: lavoratori e disoccupati, imprenditori e poveracci, politici e direttori di banca. Sembriamo tutti uguali in fila sulla Via del Mare o sulla Cervese e per parcheggiare.

Poi a settembre si vedrà. Ricominceranno le chiacchiere, i disoccupati a cercare un lavoro, gli “affittasi” a ballare il valzer.

 

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