Il calo demografico in Italia

La bassa natalità rallenta il progresso

 

L’Italia è in declino demografico

 

natalità
Calo demografico

 

 

Poche nascite e calo demografico

In Italia esiste da vari anni un allarme che viene costantemente ignorato e minimizzato. Si tratta della consistente diminuzione delle nascite.

Nell’anno 2015 sono nati 488 mila bambini (sono otto ogni mille residenti), 15 mila in meno dell’anno 2014, quando è stato registrato il record storico negativo di 503 mila unità. Il saldo naturale (vale a dire la differenza tra nascite e decessi) è sceso a meno 165 mila unità. L’anno 2015 è il quinto consecutivo che registra una riduzione della fecondità, assestata a 1,35 figli per donna.

Il tasso di ricambio generazionale è di 2,1 figli per donna, non raggiungibile alla realtà dei fatti.

Le partorienti hanno un età media di 31,6 anni; nel 2005 l’età era di 28,9 anni.

La popolazione di cittadinanza italiana scende a 55,6 milioni di unità, con una perdita netta di 179 mila residenti.

A questi dati devono essere aggiunti anche i centomila italiani che si sono trasferiti all’estero, cancellandosi dall’anagrafe nazionale. L’aumento rispetto al 2014 è del 12,4%.

Si stima che nel 2050 gli italiani saranno appena 45 milioni.

Dati ISTAT

La Repubblica

Il Fatto Quotidiano

 

Perché gli italiani non fanno più figli?

La tendenza alla diminuzione delle nascite è partita nel 1968, quando sono cambiati gradualmente gli stili di vita: l’emancipazione femminile, la contraccezione, il benessere materiale, il nuovo panorama economico e professionale, il tempo libero (A. Giddens, “Sociologia”, Il Mulino, Bologna, 1996, pag. 546-549).

Le famiglie numerose e allargate sono via via diminuite, fino ad assestare il nucleo famigliare su una media di uno/due figli per coppia.

Attualmente in Italia vige una bassissima propensione a mettere al mondo dei figli, a causa di fattori contingenti e di scelte personali. In certi ambienti sociali, chi fa dei figli viene considerato come “uno strano” oppure non al passo con i tempi.

Chi vorrebbe fare dei figli in modo consapevole, si trova di fronte a degli ostacoli molto difficili da superare.

 

  • I giovani hanno difficoltà a trovare un lavoro stabile e non precario, che fornisca delle garanzie ottimali per il futuro. Numerosi giovani impiegano molti anni a terminare la propria formazione scolastica e specialistica, arrivando all’età di oltre trentacinque anni senza un lavoro stabile;
  • Mancando di risorse per l’acquisto di una casa, molti giovani tendono a rimanere a casa con i genitori, aspettando tempi migliori anche per creare una famiglia.
  • La vita di coppia senza figli è vissuta da alcune persone come il benessere più duraturo, senza preoccupazioni, senza noie, senza ansie. Queste coppie vivono il proprio tempo come eterni adolescenti tra viaggi, cura di sé, sport, lavoro e carriera;
  • Vedendo i propri mariti o conviventi poco inclini a diventare genitori, poco collaborativi e d’aiuto, le mogli / compagne rinunciano alla maternità, così da evitare il peggioramento della propria situazione;
  • Stesso discorso vale per le donne che percepiscono la difficoltà crescente a bilanciare i due ambiti del lavoro e della famiglia;
  • Non ci sono abbastanza asili nido e servizi di assistenza all’infanzia da parte dello Stato e del Comune di residenza;
  • Assenza dei genitori, che diventerebbero nonni, nell’assistenza ai bambini;
  • Timore di non poter garantire ai proprio figli dei buoni livelli di vita.

 

A questi fattori vanno aggiunti la minore propensione ad affrontare le difficoltà e l’aumentato livello di egoismo. Avendo raggiunto una certa stabilità oltre i 35/40 anni, è probabile che le persone abbandonino il progetto di avere dei figli.

Pianeta Mamma

Analisi del Wall Street Journal

 

Conseguenze della bassa natalità

La diminuita natalità italiana ha delle conseguenze molto importanti, sono i fattori che condizionano l’avvenire.

La prima conseguenza è naturalmente l’invecchiamento della cittadinanza. Aumentano gli anziani, aumentano i costi della Sanità Pubblica e dell’assistenza sociale. Aumenta la pressione fiscale per coprire questi costi.

La seconda conseguenza è la diminuzione del numero dei cittadini in età lavorativa e produttiva. Si registrano meno persone cui riferire contributi previdenziali e sociali, mediante i quali pagare le pensioni di ogni genere.

La terza conseguenza riguarda la minore necessità di servizi per l’infanzia: se diminuisce il numero dei bambini, diminuisce la necessità di professionisti come insegnanti, pediatri, baby sitter eccetera.

Collegati a queste risultati si possono notare: minore spesa per il settore infantile, licenziamenti degli attuali lavoratori del settore.

Il Fatto Quotidiano

I rischi della bassa natalità

 

Calo demografico e declino sociale

I nati di oggi, tra venti o trent’anni saranno in numero insufficiente a garantire il necessario progresso sociale che ci si attende e di cui si ha bisogno. Il progresso è il normale e naturale processo, che porta “da stadi inferiori a stadi più elevati, perfezionandosi costantemente nelle relazioni sociali, nelle condizioni di vita, nel livello culturale” (“Dizionario essenziale di storia sociale”, DeAgostini, Novara, 2003, pag. 161-162).

Se poi consideriamo la fuga dei cervelli all’estero, giovani con alti titoli di studio che non trovano un adeguato impiego in Italia, il quadro complessivo assume tinte molto grigie.

Lo sviluppo economico, la cui definizione piace tanto alle varie dirigenze aziendali, richiede come fattori determinanti le nuove generazioni. L’educazione, lo studio, la specializzazione occupazionale sono elementi basilari per il miglioramento delle condizioni sociali nel loro insieme.

Per esempio, i giovani padroneggiano magistralmente le nuove tecnologie, imparano in fretta e spesso hanno buone idee.

Le nuove generazioni possono, per mezzo di questi elementi, convogliare lo sviluppo su binari positivi, per il bene di tutta la collettività.

Se i giovani diminuiscono di numero, conseguentemente diminuiscono le opportunità di sviluppo economico e sociale dell’intero Paese.

 

Consolidamento della denatalità

I fattori alla base del crollo della natalità in Italia si sono radicati e consolidati in decenni di indifferenza da parte della dirigenza politica. L’evoluzione della società non è stata interpretata correttamente e non sono state adottate le necessarie misure di politica sociale, che avrebbero aiutato le famiglie.

Allo stato attuale, non sono previsti né messi in programma dei buoni progetti di sostegno alla natalità e alla famiglia. Coloro che desiderano avere dei figli e allargare la propria famiglia sono lasciati soli con le proprie difficoltà.

Soprattutto alle persone non abbienti viene, di fatto, negato il diritto alla famiglia.

E’ da notare che vanno controcorrente alla natalità certe convinzioni relative al proprio benessere personale, secondo cui i figli condizionano negativamente la propria libertà e la propria carriera (per chi ancora ne ha una). Queste opinioni sono alcuni dei prodotti della società del consumo e della fruizione. I figli sono visti come un ostacolo e non come una risorsa, come un bene.

 

Prospettive non positive

Le prospettive future non sono per nulla positive: si rimbalza tra promesse elettorali, “distinguo”, reciproche recriminazioni delle avverse fazioni politiche e rinuncia alla maternità.

La politica italiana si sta orientando verso l’immigrazione di massa per colmare il calo demografico, indicando motivi previdenziali e sociali. In questa prospettiva, si ha di fronte una seria sostituzione su basi etniche.

E’ necessario e auspicabile che la dirigenza del Paese promuova un buon programma di supporto alla famiglia e alla genitorialità per contrastare il calo demografico in Italia.

La famiglia è la cellula fondamentale della società, senza la quale non è possibile la vita sociale né il progresso.

 

Ulteriori considerazioni:

L’identità culturale

Le unioni civili

 

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2 commenti su “Il calo demografico in Italia

  1. enrico il said:

    “I fattori alla base del crollo della natalità in Italia si sono radicati e consolidati in decenni di indifferenza da parte della dirigenza politica. L’evoluzione della società non è stata interpretata correttamente e non sono state adottate le necessarie misure di politica sociale, che avrebbero aiutato le famiglie.”
    Permettete una puntualizzazione: non indifferenza ma costante lavoro per raggiungere il risultato di una disgregazione della famiglia nella società e modifica culturale del concetto stesso di famiglia.
    Quindi un ben concertato percorso fatto di riforme al diritto di famiglia, al lavoro, alle pensioni, alla sanità, alla scuola proprio a partire da qualche decennio fa. Il panorama di oggi è solo il natuale risultato di una politica consapevole che mira a destabilizzare l’individuo togliendogli tutti i punti di forza, primo è più pericoloso proprio la famiglia. Con buona pace della società.

    • il Sociale pensa il said:

      Caro Sensei, sono naturalmente d’accordo con la tua puntualizzazione. La dirigenza politica ha colpevolmente lavorato per la disgregazione della società italiana colpendo la famiglia. Per queste colpe i politici non pagheranno mai.
      Non è pessimismo ma un dato di fatto.
      Grazie per il tuo contributo.

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