27 gennaio – Giorno della memoria

La memoria della “Shoah”

 

“Tutti coloro che dimenticano il loro passato, sono condannati a riviverlo.”

 

#giornodellamemoria
Primo Levi
31-07-1919 / 11-04-1987

 

 

Conservare la memoria

La memoria va nutrita e mantenuta viva. Non si possono dimenticare i fatti, i cambiamenti, siano essi belli o peggio brutti. Il 27 gennaio di ogni anno si ricorda la “Shoah”, lo sterminio degli ebrei. Si ricordano le molte migliaia di persone che hanno sofferto e sono morte a causa della stupidità e dell’odio umani.

Il Giorno della Memoria è stato stabilito il 27 gennaio di ogni anno, perché quel giorno del 1945 è avvenuta la liberazione del campo di concentramento e sterminio di Auschwitz, da parte di reparti dell’Armata Rossa sovietica.

L’umanità (in generale) e l’opinione pubblica (in particolare) dimenticano in fretta i fatti più tragici, soprattutto ora che la comunicazione di massa è freneticamente veloce, mentre il vortice delle informazioni porta l’attenzione su temi molto più leggeri e frivoli.

La memoria dello sterminio non va perduta, non è bene permettere che quella tragedia sia derubricata, minimizzata, falsata o peggio negata.

 

La testimonianza di Primo Levi

Nel 1955, in un articolo apparso su «Torino. Rivista mensile della città» in occasione del primo decennale della Liberazione, l’autore di uno di quei libri dimenticati, il testimone Primo Levi, traeva uno sconsolato bilancio: «A dieci anni dalla liberazione dei Lager, è triste e significativo dover constatare che, almeno in Italia, l’argomento dei campi di sterminio, lungi dall’essere diventato storia, si avvia alla più completa dimenticanza».

 

Antisemitismo

L’antisemitismo è una malattia antica non ancora debellata. Ai giorni nostri, gruppi antisemiti più o meno politicizzati calcano le scene della cronaca, modificando i metodi d’intervento ma senza cambiare gli obiettivi da raggiungere.

Una precisa parte politica in Europa ha da sempre sostenuto di essere a favore degli Ebrei e dell’Ebraismo, in particolare davanti alle macerie della Seconda Guerra Mondiale. Quella parte politica, dopo avere rivendicato la vittoria in quella Guerra, ha ben strumentalizzato la dialettica politica e ideologica dichiarandosi contro il razzismo, contro l’antisemitismo, contro il nazismo. In verità, quella parte politica ha fatto affari di ogni tipo con i peggiori nemici degli Ebrei: l’Islam, il Panarabismo, l’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) già alleati di Hitler.

E’ un chiaro esempio di come la politica europea sia riuscita a mantenere il piede su due diverse staffe, infischiandosene della coerenza. Quel comportamento infanga la memoria di tutti coloro che hanno sofferto la tragedia della “Shoah”.

 

Negazionismo e antisemitismo islamico

Altri gruppi politici e/o sociali negano che sia mai esistita la “Shoah”. Sono islamici mediorientali e iraniani, antisemiti occidentali (spesso americani, ma anche europei). Nonostante le testimonianze, i filmati, le ricerche storiche, i negazionisti lavorano per cancellare la memoria; lavorano per svuotare di senso le esperienze di sofferenze di centinaia di migliaia di vite umane.

Conservare la memoria è un atto morale e civile, contro i nuovi barbari, contro coloro che mirano a sdoganare l’odio nel confronto politico, le bombe umane nella presunta lotta sociale.

Tenere viva la memoria è un atto positivo contro l’ipocrisia della politica, contro il terrorismo moderno, contro chi contrabbanda l’odio verso l’Occidente spacciandolo per legittimo e santo.

Dicembre 2017: musulmani in piazza al grido “Ebrei tremate!”

 

Per approfondire

L. Mosse “Il razzismo in Europa – Dalle origini all’Olocausto”, Mondadori, Milano, 1992

J. Goldhagen “I volenterosi carnefici di Hitler. I tedeschi comuni e l’olocausto”, Mondadori, Milano, 1998

Calimani “Storia del pregiudizio contro gli Ebrei”, Mondadori, Milano, 2007

Morris “Vittime. Storia del conflitto arabo – sionista 1881-2001”, BUR Rizzoli, Milano, 2001

 

Wikipedia

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