Diciamo razza o etnia?

Come la comunicazione è cambiata in termini e modalità: razza / etnia.

 

 

etnia razza
Etnia o razza?

 

 

Mutamenti in atto

E’ molto facile imbattersi in termini particolari, quando si ascoltano i discorsi per strada o in televisione. Talvolta le parole sono usate in modo improprio, volutamente o per ignoranza.

Il contesto urbano e la società nel senso più ampio cambiano, con essi cambiano la composizione sociale degli abitanti e cambiano i linguaggi usati.

Pertanto, è molto facile essere al corrente dei termini tecnologici più attuali (smart phone, chat, social network, e-commerce, smart tv eccetera), ed è altrettanto facile rimanere all’oscuro del significato di termini che, magari un tempo, erano scontati.

 

Il sociale

Anni fa, la composizione sociale dei vari Paesi era pressoché omogenea: tedeschi in Germania, francesi in Francia, spagnoli in Spagna, italiani in Italia. Le caratteristiche somatiche, linguistiche e culturali erano generalmente individuabili, parole come razza ed etnia erano materiale per filosofi, antropologi e sociologi.

Nel contesto accademico non c’era un grande scalpore quando un professore presentava agli studenti lo studio sociale umanistico in termini di razza e di etnia. Infatti sono parole con un loro preciso significato storico e sociale, che non vanno prese tanto alla leggera. In esse non ci sono valenze a priori negative o positive, si tratta di maneggiare una materia di studio con le dovute metodologie.

 

Significati: la razza

Le parole sono usate per definire cose, oggetti, esseri animati (animali e uomini/donne). Sono usate per classificare esseri animati e inanimati, così da poterli meglio inquadrare, studiare e catalogare.

Per classificare le persone (uomini e donne) in passato è stato introdotto il termine razza, che intendeva analizzare gli esseri umani in base “ad un certo numero di caratteristiche somatiche che in genere compaiono associate” come ad esempio “il colore della pelle, la forma del cranio, delle labbra, degli occhi, il tipo di capigliatura eccetera”.

A beneficio di chi ama le definizioni, possiamo dire che la razza è “un insieme di esseri umani che condividono alcune caratteristiche somatiche” (A. Bagnasco, M. Barbagli, A. Cavalli, “Corso di Sociologia”, Il Mulino, Bologna, 1997, pag. 400).

Alcuni studiosi hanno ipotizzato l’esistenza di razze umane sulla base dell’appartenenza geografica, culturale, genetica. Questo complesso argomento di studio ha posto le basi per successivi temi di indagine, in quanto “le differenze somatiche sono state assunte negli ultimi due secoli della storia delle società umane per significare, e giustificare, altre differenze di ordine morale, intellettuale e comportamentale non riconducibili a differenze biologiche” (A. Bagnasco, M. Barbagli, A. Cavalli, “Corso di Sociologia”, Il Mulino, Bologna, 1997, pag. 401).

Per questi motivi, la parola razza trova il suo posto tra i temi di studio nelle discipline umanistiche.

 

Significati: l’etnia

La cultura europea è evidentemente diversa dalla cultura mediorientale e dalla cultura africana. Al suo interno, il continente africano presenta molteplici differenziazioni culturali, ad esempio tra il Maghreb e la fascia Sub Sahariana e il Sud Africa.

Alla stessa maniera, entro l’Europa si possono individuare diverse culture corrispondenti ai diversi gruppi nazionali e sub-nazionali.

La cultura è il tratto distintivo delle persone.

Le persone accomunate da usi, costumi e cultura possono essere distinte e studiate in blocchi omogenei. “L’etnia si riferisce ad abitudini culturali e a concezioni che contraddistinguono una determinata comunità di persone” (A. Giddens, “Sociologia”, Il Mulino, Bologna, 1994, pag. 256).

La parola etnia porta immediatamente chiunque la senta a capire l’argomento, senza contenuti di valore, senza considerazioni del tipo positivo/negativo. Si tratta di una classificazione neutra.

I gruppi etnici, solitamente, si aggregano attorno a un nucleo di tipo sociale e comunitario, dimostrano solidarietà interna, consolidano principi e valori culturali comuni che altrettanto abitualmente si distinguono da quelli di altri gruppi etnici e comunitari con cui vengono a contatto (A. Giddens, “Sociologia”, Il Mulino, Bologna, 1994, pag. 257-258).

 

La comunicazione attuale

Attualmente, parlare in pubblico di razza (bianca, nera, gialla, ebraica, cristiana, musulmana, indu, occidentale, mediorientale, asiatica, caucasica eccetera) equivale a ottenere dall’opinione pubblica un livello crescente di disapprovazione.

Per quale motivo?

Semplicemente perché, nella comunicazione mediatica, si è caricato di significato negativo un termine che prima era degli studiosi, ma poi è stato accaparrato da gruppi cosiddetti razzisti.

Il razzismo è una dottrina che sosteneva la corrispondenza tra le caratteristiche somatiche degli individui e le peculiarità mentali/morali degli stessi (A. Bagnasco, M. Barbagli, A. Cavalli, “Corso di Sociologia”, Il Mulino, Bologna, 1997, pag. 401).

In concreto, a certi gruppi sociali specifici (neri, ebrei) erano attribuite qualità negative in corrispondenza ai propri caratteri somatici (forma del cranio, dimensioni delle labbra o del naso, colore della pelle), diffusi in quello stesso gruppo.

Le basi del razzismo europeo vanno individuate in quelle correnti intellettuali che nell’Europa occidentale e centrale acquistarono importanza durante il secolo XVIII, e cioè le nuove scienze dell’Illuminismo e il risveglio pietistico del cristianesimo” (G. L. Mosse, “Il razzismo in Europa”, Mondadori, Milano, 1992, pag. X, 5).

Il pensiero cosiddetto razzista è nato in Inghilterra e di seguito si è riprodotto in Francia, spostandosi poi in Germania.

 

Censura dell’opinione pubblica

Il termine razza è nato con l’intenzione di classificare biologicamente gli essere inanimati e animati, in modo scientifico senza valorizzazioni positive/negative. Proprio come il termine etnia, che in un certo qual modo lo accompagna nel senso della classificazione di studio.

La modalità comunicativa politicamene corretta ha imposto la censura sul termine razza, richiamando l’assonanza di ciò che richiama per esempio riguardo agli animali (razze di cani, di gatti, di conigli, eccetera) o agli ortaggi (cavoli, carote).

L’assonanza più veloce, comunque, si riferisce a quanto infelicemente (e tragicamente) introdotto dai gruppi del passato, come ad esempio la “razza ariana”.

Per evitare di offendere qualcuno e, potenzialmente, di ricevere una querela, la parola razza è di fatto sostituita dalla parola etnia, che, purtroppo per tutti, non esaurisce il problema lessicale e linguistico, ma ne crea di nuovi.

Etnia non si riferisce a classificazioni biologiche, bensì culturali: però per soddisfare la necessità di essere politicamente corretti siamo giunti a moncare la storia culturale e forse pure a strappare qualche pagina dai nostri libri.

 

 

Creazione di differenze

Le differenze che le persone definiscono ‘razziali’ non costituiscono in se stesse alcun problema, sono semmai le interpretazioni che la gente dà di queste differenze a causare problemi per i governi, per i membri della maggioranza e, naturalmente, anche per quelli dalla minoranza” (M. Banton, “Perché dobbiamo distinguere tra ‘razzismo’ e ‘discriminazione razziale’?”, in L. Tomasi – a cura di – “Razzismo e società plurietnica”, F. Angeli, Milano, 1997, pag. 60).

Le parole possono essere interpretate e utilizzare diversamente da come lo sono sempre state. I gruppi sociali, come la politica, sono in grado di comunicare un’interpretazione particolare dei termini, a proprio uso e consumo, cambiandone il segno.

Allo stesso modo, la parola razza, ha subito un carico di interpretazione valoriale diverso da quello che aveva nel suo ambito tradizionale: la classificazione ai fini di studio.

Non è la parola razza a rappresentare un problema, bensì il modo in cui certe persone la usano nella comunicazione.

 

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