La cultura di massa

Società di massa, comunicazione di massa, cultura di massa.

 

Massa
Comunicazione di massa, cultura di massa.

 

Società di massa

La società attuale è anche detta di “massa” perché i prodotti, i servizi, le opportunità, i consumi sono potenzialmente fruibili dall’intera collettività. Nella società detta di massa, una sempre più ampia porzione di popolazione ha facoltà di partecipare alla vita collettiva: sociale, politica, culturale (L. Gallino, “Dizionario di Sociologia”, TEA UTET, Torino, 1993, pag. 600- 603).

La società di massa è direttamente collegata alla produzione di massa, mediante la quale l’industria riesce a produrre beni in grandissime quantità, sfruttando la logistica e la catena di montaggio, l’economia di scala. Il sistema detto della produzione di massa è stato inventato da Henry Ford tra il 1908 e il 1913, quando riuscì a superare la produzione di tipo artigianale, introducendo la produzione a ciclo continuo (Womack, Jones, Roos, “La macchina che ha cambiato il mondo”, BUR Rizzoli, Milano, 1997, pag. 29-34).

Dopo il “Fordismo”, ovvero il pensiero industriale di Henry Ford, il mondo occidentale ha osservato un continuo flusso di progresso, di conoscenza, di cambiamento realmente inarrestabili.

 

Comunicazione di massa

Per sommi capi, possiamo introdurre come passo successivo l’affermarsi della comunicazione di massa, che ha fatto entrare la produzione e la diffusione su scala globale di testi, informazioni, immagini in modo simultaneo. I mezzi della comunicazione di massa (mass media) sono i giornali, la radio, la televisione, il cinema, il web (L. Gallino, “Dizionario di Sociologia”, TEA UTET, Torino, 1993, pag. 140-144).

La comunicazione di massa rende disponibili moli gigantesche di informazioni. Allo stato attuale, grazie ad Internet, chiunque può disporre di qualsiasi tipo di dato su qualsiasi argomento. Le enciclopedie, prima miniere di conoscenza, sono diventate obsolete e sono state superate dalla disponibilità informativa sul web. La comunicazione di massa crea un eccesso di informazioni, che ne rende difficile la gestione come l’utilizzo, lo stoccaggio, la ricerca.

 

Cultura e comunicazione

La comunicazione di massa veicola e influenza la cultura, la quale, condivisa da grandi masse di persone, diventa per l’appunto di massa perciò potenzialmente globale. La cultura in sé è qualsiasi espressione del lavoro umano, ma anche della creatività umana, dello studio, del progresso, dell’intelletto, che si manifesta nella vita sociale (H. Reimann – a cura di, “Introduzione alla Sociologia”, Il Mulino, Bologna, 1996, pag. 33-36). La cultura di massa è alla portata di tutti, molti se ne appropriano.

La cultura di massa, tempo addietro, era chiamata cultura popolare perché i suoi temi erano conosciuti alla grande platea della nazione e del mondo. La cultura popolare si componeva di romanzi e letteratura graditi al grande pubblico.

 

Divulgazione delle informazioni

Con l’avvento di migliori condizioni di vita (economiche e sociali) a partire dal secondo dopoguerra, la cultura di massa si è evoluta proponendo prodotti informativi di valore, ma aggiungendo al panorama di scelta anche prodotti scadenti. Se prima, l’editoria e la limitatezza di mezzi di pubblicazione ponevano controlli e valutazioni preventiva sui prodotti, con l’esplosione sociale del web chiunque ha la possibilità di pubblicare qualsiasi cosa, buona o cattiva.

In questo senso, la cultura di massa nel terzo millennio sta scadendo su contenuti mediocri, scontati, ripetitivi, tende a sfruttare gusti discutibili del grande pubblico. Il concetto di moda definisce perfettamente quella tendenza.

 

La moda

In statistica, la moda è la caratteristica che si presenta più frequentemente (D. Piccolo, “Statistica per le decisioni”, Il Mulino, Bologna, 2010, pag. 132). Il classico esempio è il capo di abbigliamento che si nota più spesso in mezzo alla gente; un altro esempio è una precisa canzone ascoltabile su molte stazioni radio. La moda è parte della cultura di massa, un oggetto diventa di moda quando la sua diffusione aumenta, sempre più persone lo scelgono. Un capo di vestiario, un’automobile, una soluzione d’arredamento, un telefono cellulare, una pagina web, un video, una canzone, un personaggio pubblico sono tutti esempi di fenomeni di moda.

 

Imitazione

La moda presuppone la tendenza psicologica all’imitazione. “L’imitazione si poterebbe definire come un’ereditarietà psicologica, come il trasferimento della vita di gruppo nella vita individuale. Il suo fascino sta nel rendere possibile un agire finalizzato e dotato di senso senza che entri in scena nessun elemento personale e creativo. La si potrebbe definire figlia del pensiero e dell’assenza di pensiero. Dà all’individuo la sicurezza di non essere solo nelle sue azioni (…). Nell’imitare non solo trasferiamo da noi agli altri l’esigenza di energia produttiva, ma anche la responsabilità dell’azione compiuta. (…) La moda è l’imitazione di un modello dato e appaga il bisogno di appoggio sociale, conduce il singolo sulla via che tutti percorrono, dà un universale che fa del comportamento di ogni singolo un mero esempio. Nondimeno appaga il bisogno di diversità, la tendenza alla differenziazione, al cambiamento, al distinguersi. (…) Così la moda non è altro che una delle tante forme di vita con le quali la tendenza all’eguaglianza sociale e quelle alla differenziazione individuale e alla variazione si congiungono in un fare unitario.” (G. Simmel, “La moda”, SE, Milano, 1996, pag. 13, 15)

Il pensiero del filosofo Georg Simmel, coniato nel 1911, è del tutto aderente alla realtà attuale.

 

Moda e cultura di massa

La moda è parte del modo di vita moderno, parte integrante della cultura di massa contemporanea. La moda impera, condiziona le scelte di vaste porzioni della popolazione, rendendo la contemporanea cultura di massa spesso povera di contenuti positivi.

 

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