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Signore e signori: il Globalismo

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Un chiarimento sul fenomeno ideologico chiamato Globalismo

 

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Esponenti del Globalismo moderno: S. Jobs, E. Musk, M. Zuckerberg, B. Gates

 

 

 

Defining received wisdom is often a scholastic trap.

John Ralston Saul

 

Il mondo è entrato nell’era del Globalismo. Tutti subiscono la sfida dei dilemmi e degli orizzonti che si aprono con la formazione della società globale.

Octavio Ianni

 

 

Globale

Nel complesso, mondiale, universale.

 

Globalizzazione

Scambi e comunicazioni in tutto il mondo, in tutto il Globo. Accostata a questa parola, è facile trovare di tutto e di più, ma sempre riferito al mondo intero.

Altrettanto facile è notare la circolazione mediatica di un suo derivato lessicale: il Globalismo.

 

Creare un’ideologia

Trovare riferimenti chiari e univoci sulla sostanza del Globalismo non è un’attività facile. Abbiamo notato che alcuni addetti ai lavori evitano di dare definizioni, altri ne danno per scontato il significato. Infine, abbiamo scovato pochi giornalisti coraggiosi che ne forniscono seppure sommarie delucidazioni. In tutti i casi, non abbiamo trovato fonti bibliografiche, per cui abbiamo dovuto fare ricerche in modo autonomo.

Secondo quanto abbiamo appreso, siamo di fronte a una visione del mondo che prende il suo slancio dai modi e dai metodi della globalizzazione.

Il sociologo brasiliano Octavio Ianni ci aiuta ad inquadrare il controverso termine che stiamo analizzando. Il significato di Globalismo “non è mai disgiunto dal localismo, dal regionalismo, dall’imperialismo, dai rapporti di forza e di sudditanza. (…) diventa il paradigma di lettura della società contemporanee. (…) Si tratta cioè di realtà o di configurazioni storico-sociali, di nebulose in movimento e in trasformazione, che si integrano e si frammentano”.

È ovvio che alla base del Globalismo, nei termini con cui si presenta alla fine del XX secolo e che preannuncia il XXI, vi è il capitalismo. (…) È il prodotto e la condizione di molteplici processi sociali, economici e culturali, in generale sintetizzati nel concetto di globalizzazione”.

Ciò che accade alla fine del XX secolo, con lo sviluppo intensivo ed estensivo del capitalismo nel mondo, che apre o riapre le frontiere, è l’emergenza di una configurazione geostorica originale, dotata di peculiarità speciali e di movimenti propri, che si può denominare globale, globalizzante, globalizzata o globalismo”.

Il Globalismo non si riduce al neoliberismo e molto meno si esprime solo in tale ideologia. Comprende tanto il neoliberismo quanto il socialismo” (O. Ianni).

 

L’anima del Globalismo

La parola Globalismo esprime un concetto che possiede una forte componente ideologica. Leggendo le interpretazioni di giornalisti, addetti ai lavori, accademici di fama internazionale, si notano due diverse posizioni:

    • a favore del capitalismo globale;
    • a sostegno del cosmopolitismo e della libera circolazione delle persone.

In entrambe le posizioni non si osservano caratteri sociali, sebbene le conseguenze per entrambe siano manifestate sulle persone: finanza ed economia nel primo caso, relazioni/collegamenti globali e frontiere/porti aperti nel secondo caso.

 

Globalismo come capitalismo globale

Questa interpretazione è sostenuta dal sociologo tedesco Ulrich Beck, che ne ha denunciato la deriva ideologica di stampo neoliberista. Si tratta del libero mercato ad ogni costo, potenziato dalla rete Internet, che fornisce un’illusione di democrazia partecipativa.

Il capitalismo globale minaccia la cultura della libertà democratica in quanto radicalizza le disuguaglianze sociali e revoca i principi fondamentali della giustizia e della sicurezza sociale. In questo senso, il globalismo è un potente avversario delle società cosmopolite” (U. Beck, 2003).

Beck scopre le carte, avvertendo l’Opinione pubblica della possibile minaccia creata dalla finanza e dal mercato globali (la vera globalizzazione). Si tratta dell’evoluzione delle idee kantiane e marxiste al passo della globalizzazione. Beck pubblicizza il pensiero cosmopolita, come l’unico in grado di fornire alla società globale il giusto livello di democrazia.

 

Globalismo come sinonimo di cosmopolitismo

Altrove, soprattutto sulla moderna stampa on-line politicamente schierata, nonché sui saggi a favore del cosmopolitismo, è possibile trovare materiale divulgativo a sostegno della tesi contraria.

Le argomentazioni pubblicate promuovono temi del tipo: cittadinanza globale, uguaglianza sociale universale, eliminazione delle frontiere e della sovranità nazionale, allargamento dei diritti civili, un governo sovranazionale, globalizzazione, lotta al razzismo, ambientalismo.

Si tratta di una frangia ideologizzata che adotta in toto i contenuti del cosmopolitismo, amalgamandoli alle tesi relative alla globalizzazione.

Il Globalismo cosmopolita è convinto che la globalizzazione sia un agente in grado di eliminare la povertà e l’ignoranza, per dare accesso a tutti ai benefici della democrazia. Dato che Internet ha eliminato le frontiere della comunicazione mondiale, il globalista cosmopolita sostiene che lo stesso debba avvenire per le frontiere tra i diversi Paesi.

Il Globalismo di ispirazione cosmopolita è abbondantemente presente negli schieramenti politici progressisti, social-democratici e nei gruppi di militanti dei centri sociali.

 

Chi è il globalista

Nel rispetto delle due posizioni che abbiamo appena presentato, ci sentiamo in grado di ipotizzare l’esistenza di due “tipi” di globalista “in pectore”:

    • il globalista economico;
    • il globalista ideologico.

 

Il globalista economico

I globalisti economici sono rappresentanti del neoliberismo, della vera globalizzazione (economica), nel dettaglio possono essere finanzieri, brokers, economisti, accademici, industriali, managers, direttori del personale (Human resources managers, Head Hunters).

 

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Globalismo di famiglia: i fratelli Rockefeller nel 1967

 

Si tratta dei lavoratori di alto livello che occupano posti di prestigio nella moderna “Cosmopolis”, chiamata anche la città globale e globalista.

In questa accezione di globalista, potremmo inserire personaggi politici provenienti dall’élite finanziaria, come il presidente francese E. Macron.

 

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Una caricatura del presidente E. Macron (da Internet)

 

Il globalista ideologico

All’altro lato della strada, troviamo i globalisti ideologici che si dichiarano a favore dell’immigrazione senza condizioni, odiano le frontiere e qualsiasi tipo di confine nazionale, in sostanza approvano e sostengono il Cosmopolitismo. Anche i temi dell’ambientalismo e della lotta al riscaldamento globale entrano in quell’insieme.

Il globalista ideologico approva i gruppi di protesta che si attivano per promuovere azioni dimostrative, contro la legge e contro lo stato di diritto.

Al pari del cosmopolita, il globalista ideologico ama le manifestazioni di piazza, le telecamere, le bandiere e gli slogan politici di stampo progressista e marxista. Sul solco dell’antirazzismo (vero o presunto), si arroga il diritto di insultare chi è in disaccordo con il suo movimento e il suo pensiero.

Il globalista ideologico concettualizza la globalizzazione come un processo essenzialmente sociale, di connessione tra persone di tutto il globo (i cosiddetti cittadini del Mondo), pertanto chiede che le frontiere tra gli stati siano rimosse, oppure disattivate, così come avviene per la circolazione delle merci.

 

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Stampa globalista

La letteratura intesa come saggi e articoli relativi agli aspetti della globalizzazione, in tutta la sua complessità, è molto vasta e non è possibile citare un elenco anche solo parziale per avere un quadro delle tendenze globaliste dei vari autori.

Tuttavia, abbiamo riscontrato in rete la disponibilità di siti e blog che propongono informazioni di carattere globalista.

 

La più famosa testata giornalistica è sicuramente la statunitense “The Globalist”, che nella sua schermata principale reca la scritta “Rethinking globalization”. Se passiamo a leggere la sezione “About”, possiamo trovare utili informazioni sulla “mission” dei suoi giornalisti ed editorialisti.

<<The Globalist is dedicated to “exploring how the world really hangs together.”

To that end, we offer our readers daily features that cover the most important developments shaping the global economy, politics and culture.>>

Infine, citiamo domanda e risposta che sono evidenziate di seguito:

<<Who is a Globalist?

Anyone with a curiosity to learn about the world around himself or herself is a globalist.>>

Il taglio editoriale della testata statunitense è intellettuale, seppure sia rimarcato il concetto che si vogliano evitare derive elitarie, ideologiche e politiche.

 

Passiamo a quella che diciamo noi essere la versione italiana, che guarda caso si chiama “Globalist”. Essa mantiene categorie di lettura in inglese, ma non dispone di una pagina statica dove sono scritte mission e altre informazioni di carattere descrittivo.

Il tenore degli articoli è chiaramente ideologico e politico, non si avverte alcun tipo di distacco e neutralità giornalistici. Questa testata di informazione on-line ha chiari connotati cosmopoliti e di globalismo ideologico.

 

Simili contenuti sono osservabili sul sito di “Global project”, altra importante testata della galassia globalista.

Al contrario della precedente, su “Global project” è possibile soffermarsi a leggere informazioni descrittive, riguardo all’attività divulgativa e alla mission.

Nel paragrafo “About us” si legge che “GlobalProject è una piattaforma multimediale resa possibile dal lavoro collettivo di molti mediattivisti di movimento. Questa esperienza fonda le sue radici nel percorso del movimento planetario che ha attraversato in termini conflittuali e progettuali, l’epoca della grande espansione della globalizzazione neoliberista, oggi definitivamente tramontata anche grazie a quelle straordinarie lotte, con l’avvento della crisi globale capitalistica.”

Sono evidenti le caratteristiche di militanza nel globalismo ideologico e cosmopolita.

 

Cosa possiedono in comune i globalisti?

Tutti i globalisti guardano al processo della globalizzazione come a un modello cui aspirare, si tratta di uno sviluppo al quale tendere. La libera circolazione deve essere generalizzata, non solo per le merci.

Giungere alla realizzazione di un governo globale sovranazionale può rispondere agli auspici di entrambe le categorie.

L’élite globalista mira a insediarsi nella città globale (Cosmopolis), sede del comando dirigenziale, dalla quale esercitare l’assoluto potere economico e finanziario. All’altro lato, i globalisti ideologici desiderano creare la società aperta, seguendo i dettami di Kant e Popper, per la quale è necessario appunto un governo globale.

Seppure siano sostanzialmente motivati da contenuti molto diversi tra loro, entrambi i gruppi che si definiscono globalisti possiedono obiettivi e forme esteriori molto simili.

 

Una prospettiva di ordine globale

Oggi viviamo un processo di globalizzazione analogo a quello di un secolo e mezzo fa, ma senza le istituzioni globali in grado di affrontarne le conseguenze. Possediamo un sistema di governance globale, ma siamo privi di un governo globale” (Stiglitz).

La globalizzazione ha introdotto una rete di interconnessioni regionali e globali che mettono in difficoltà gli stati nazionali. “La sovranità è messa in discussione poiché l’autorità politica stessa dei singoli stati è in realtà sostituita o comunque compromessa da sistemi di potere politico, economico e culturale di livello regionale e globale”.

I termini di riferimento delle politiche pubbliche sono ormai posti dai mercati globali e dalle grandi imprese multinazionali. La ricerca del bene pubblico diventa quindi sinonimo del sempre maggiore adattamento a queste finalità di ordine privatistico” (D. Held, A. McGrew).

Essendo i problemi, che assillano le varie comunità nazionali, con sempre maggiori connotazioni “globali”, i sostenitori della globalizzazione (diciamo noi i globalisti economici) affermano che sia necessario introdurre un governo sovranazionale/globale, con i poteri adatti a risolverli.

I globalisti (ideologici) approvano l’idea di una “Global governance”, che però sia sostenuta da un’agenda costituita dai temi a loro più cari: l’integrazione sociale (non meglio specificata), la diffusione di simboli culturali popolari (immigrazionismo), la salvaguardia dell’ambiente e la lotta all’inquinamento.

Il <<Progetto di civilizzazione globale>>, pur evitando di scegliere tra alternative drastiche, è comunque situato nell’ala radicale dello spettro politico”.

E’, perciò, nello spirito di un utopismo radicato che il <<Progetto di civiltà globale>> si sente autorizzato in questo momento ad avanzare consigli e proposte nella cornice di un costituzionalismo globale (…). Questa visione di un ordine futuro mondiale è indispensabile per i compiti planetari di risanamento e di trasformazione”.

L’intero sforzo dovrebbe essere concepito all’interno di circostanze storiche in cui emerga una società civile globale collegata da tecnologie della comunicazione, che renda possibile lo sviluppo di un insieme di informazioni comuni, per quanto differenziate, e di una crescente consapevolezza transnazionale dell’identità e della partecipazione globali. Una società globale di tal genere dovrebbe avere le sue radici normative nel diritto in generale, più particolarmente, nei diritti umani, e la sua importanza pratica in relazione alla pace e alla sostenibilità ecologica” (R. Falk).

 

L’agenda del Globalismo

Nel termine Globalismo si riconoscono due categorie sociali alquanto diverse tra loro: l’élite dirigenziale economico finanziaria, i militanti e i simpatizzanti della società aperta. L’agenda del Globalismo è spaccata in due, per accogliere le istanze dei due gruppi principali. Entrambi riescono a condizionare l’azione politica di governo, sia nazionale sia internazionale (UE e ONU).

Il Globalismo economico controlla i flussi finanziari globali, crea ricchezza con le aziende multinazionali, con la delocalizzazione dei siti produttivi, con l’utilizzo di manodopera a basso costo, sfrutta i movimenti di capitale. I suoi agenti sono attivi dentro la politica mondiale, dentro la stampa e la comunicazione di massa.

Il Globalismo ideologico cerca consenso partendo dalla politica, si affida ai temi del Cosmopolitismo, promuove la società aperta. La sua opera di sensibilizzazione utilizza argomenti popolari come l’antirazzismo e l’antifascismo, l’accoglienza illimitata, l’ambientalismo.

Una pagina d’agenda potrebbe essere condivisa relativamente alla costituzione di un governo unico globale, in grado di risolvere i diversi problemi che i due gruppi paventano.

Di fronte alla prospettiva di una presunta democrazia sovranazionale (il governo mondiale), numerose restano le incognite, a partire dall’effettivo giusto esercizio del diritto.

Una volta preso il potere, viste le premesse, nessuno sarebbe in grado di garantire davvero che siano considerate le istanze dei lavoratori, degli emarginati, della gente comune.

 

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Globalissmo ideologico VS Globalismo economico

 

 

Nota bibliografica

Coloro che desiderano avere i riferimenti bibliografici dettagliati, su cui sono basate le riflessioni contenute in questo contributo, sono pregati di mandare una richiesta scritta utilizzando il modulo dei contatti. Grazie.

 

 

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Pubblicato da Il Sociale Pensa

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