Appunti sulla identità

Identità personale, sociale, collettiva

 

Identità
Appunti sulla identità (sociale)

 

All’inizio c’era l’identità

La parola identità assume contenuti e significati molto specifici, in relazione al contesto di studio nel quale la si colloca.

Identità è il contenuto sostanziale che regge la riflessione per capire chi siamo e chi vogliamo essere. Il mutamento sociale non si può comprendere trascurando l’identità.

Identità significa perfetta coincidenza, esatta uguaglianza, è utilizzato nella riflessione filosofica e matematica. Normalmente usiamo il termine identità nel suo significato di caratteristica personale e di gruppo.

L’identità personale è come un album biografico, è l’insieme delle informazioni specifiche caratteristiche di ognuno, di ciascuna persona: dai dati anagrafici alle conoscenze individuali (di studio, professionali). L’identità personale è specifica e unica.

L’identità di gruppo (etnia, clan, famiglia, comunità, stato, nazione) si riferisce alle caratteristiche che rendono omogeneo e “identificabile” quel preciso gruppo (sociale). L’identità di gruppo è associata alla cultura di riferimento: norme, leggi, usanze, costumi, tradizioni, storia, religione, comportamenti.

L’identità di gruppo rimanda all’identità collettiva: “il concetto di identità collettiva appare comunque ancora oggi individuato nella condivisione, da parte dei membri di un gruppo/associazione/movimento, di un senso di appartenenza, identificazione e/o attaccamento” (L. M. Daher, “Che cosa è l’identità collettiva? Denotazioni empiriche e/o ipotesi di ipostatizzazione del concetto”, in <<Società Mutamento Politica>> Vol. 4, N° 8, 2013, pag. 132).

 

L’identità sociale

L’individuo , in situazioni stabilite, è costretto a impegnarsi in attività specifiche e in ogni tipo di situazione è presente un fascio di rapporti obbligatori. Le persone con cui ha a che fare in una certa situazione, hanno un rapporto di ruolo con lui. (…) Per identità sociale intendo quelle ampie categorie sociali (e le organizzazioni e i gruppi che funzionano come categorie) ai quali un individuo può appartenere e di cui può essere considerato membro: età, sesso, classe, reggimento, eccetera” (E. Goffmann, “Relazioni in pubblico”, Bompiani, Milano, 1981, pag. 123).

Le persone, gli individui, posseggono una identità sociale che si riferisce all’appartenenza, al ruolo svolto, alle attese di comportamento nei vari contesti sociali in cui essi operano, vivono, lavorano. L’identità sociale si costruisce sulle relazioni (comunicazioni) intraprese nei vari ambiti della società.

Il legame sociale, l’appartenenza comunitaria, o di gruppo, dell’individuo sorge così dal fatto che l’individuo deve, in ogni suo atto determinato, essere consapevole del significato del suo gesto, anticiparne la risposta suscitata negli altri allo scopo di utilizzarla in vista del controllo della sua condotta; deve, da ultimo, saper comprendere e assumere l’atteggiamento, il ruolo, verso il suo gesto” (F. Ferrarotti, “Introduzione alla sociologia”, Editori Riuniti, Roma, 1981, pag. 136).

 

Socializzazione

Gli individui acquisiscono consapevolezza di appartenere a un gruppo (sociale) attraverso la socializzazione all’interno dello stesso. La socializzazione, primaria e secondaria, fornisce alle persone la conoscenza della propria cultura di riferimento.

La cultura esprime la vera differenza nel panorama sociale umano, altre differenze (vere o presunte) sono meno rilevanti (cfr. la discussione sui termini razza/etnia).

La cultura di riferimento fornisce agli individui gli elementi per costruire la propria identità personale e di gruppo (A. Giddens, “Sociologia”, Il Mulino, Bologna, 1994, pag. 37, 43, 44, 67, 83-87; A. Bagnasco, M. Barbagli, A. Cavalli, “Corso di sociologia”, Il Mulino, Bologna, 1997, pag. 147-158; K. Danziger, “Socializzazione”, Il Mulino, Bologna, 1972, pag. 11-16).

 

Questa sconosciuta

La cultura è ogni espressione del lavoro umano, del suo vivere collettivo, dei suoi progressi. La cultura è parte integrante delle regole, delle norme e delle leggi che la vita in comune necessita. Ogni società esprime una cultura propria, altamente specifica, che è il frutto di anni di evoluzione e progresso. Spesso ne dimentichiamo il significato e l’importanza.

La cultura consiste nei valori che i membri di un dato gruppo condividono, nelle norme che rispettano e nei beni materiali che producono. I valori sono ideali astratti, mentre le norme sono determinati principi o regole che gli individui sono tenuti ad osservare” (A. Giddens, “Sociologia”, Il Mulino, Bologna, 1994, pag. 37).

 

Cultura e identità

L’identità culturale italiana, e degli altri Paesi europei, richiama ai valori dell’illuminismo, al rinascimento, alla Rivouzione Francese, alla filosofia, ai diritti umani. La nostra identità culturale è profondamente connessa ai valori cristiani e cattolici, per motivi storici e di condivisione.

La storia dell’Europa esprime una cultura specifica, così come gli Stati Uniti d’America, la Russia, l’America latina, l’Estremo Oriente con in testa Giappone e Cina, nonché il cosiddetto Mondo Arabo. (Luciano Gallino, “Dizionario di Sociologia”, TEA-UTET, Torino, 1993, pag. 186-194; Horst Reimann, “Introduzione alla Sociologia”, Il Mulino, Bologna, 1996, pag. 33-55).

Vivere in uno Stato, in una Nazione, significa accettarne le regole e le leggi per una convivenza civile e pacifica. Significa accettare la cultura prevalente dello stato ospitante, senza prevaricazioni o ribellioni o semplici proteste. Accettare queste condizioni significa raggiungere un’integrazione nello Stato o nella Nazione ospitante. Ogni caso di conflitto deve essere risolto in termini pacifici (L. Gallino, “Dizionario di Sociologia”, TEA-UTET, Torino, 1993, pag. 372).

 

La comunità, il gruppo

Il senso di appartenenza (che è anche un bisogno) è espresso molto bene dal termine “comunità”, rurale prima urbana poi. La comunità diventa locale nel momento in cui un gruppo di persone si insedia e agisce in un contesto spaziale precisamente individuabile.

Durante l’esistenza, ogni persona si lega alle persone vicine (famiglia, amicizie, affetti) ma anche ai gruppi (come già indicato) e ai luoghi. La comunità locale urbana riassume perfettamente gli elementi dell’appartenenza che diventa identità sociale.

Le persone si uniscono al territorio in cui vivono, gli edifici e le piazze diventano famigliari, la gente fa proprio, in modo identitario, lo spazio urbano, così come quello rurale.

 

Il gruppo sociale

Nella nostra riflessione, il concetto di comunità e di gruppo sociale sono affini, sono complementari. Poiché entrambi sono portatori di elementi quali la condivisione di cultura, di usi e costumi, di idee. Comunità e gruppo sociale sono portatori di una storia comune al loro interno.

Un gruppo sociale è costituito da un certo numero di individui che interagiscono l’uno con l’altro con regolarità. Questa regolarità di interazione tiene insieme i partecipanti, dando vita a una distinta unità con una propria complessiva identità sociale. I membri di un gruppo si aspettano determinate forme di comportamento l’uno dall’altro, che non sono invece richieste ai non appartenenti” (A. Giddens, “Sociologia”, Il Mulino, Bologna, 1994, pag. 283-284).

Il gruppo sociale possiede interazioni interne conformi a particolari modelli socioculturali di riferimento, i quali creano omogeneità rispetto ai suoi membri, ma creano anche differenze relativamente a coloro che ne sono fuori. Il gruppo è tale se viene riconosciuto dai suoi membri e dagli osservatori esterni (C. Baraldi, “Il concetto di gruppo sociale”, in C. Baraldi e G. Piazzi, “Costruzioni sociali del gruppo”, Quattroventi, Urbino, 1996, pag. 8).

L’osservazione del gruppo è basilare, significa distinguere (o indicare) “qualcosa” (genericamente definito) dal resto, da qualcos’altro (N. Luhmann, R. De Giorgi, “Teoria della Società”, F. Angeli, Milano, 1995, pag. 23, 27).

Nello specifico possiamo affermare che chiunque può osservare un gruppo (o una comunità) dall’esterno, distinguendolo da altro (altri gruppi, altre realtà sociali, eccetera). Allo stesso modo, un membro di un qualsiasi gruppo sociale può osservare il suo gruppo distinguendolo dagli altri.

Le osservazioni sono dunque fondative dell’esistenza del gruppo: sono operazioni che creano il gruppo. In particolare, il gruppo sa di esistere quando si auto-osserva, quando si orienta a se stesso. (…) In sintesi, un gruppo sociale esiste se e quando viene costruito in un’auto-osservazione come identità orientativa per ulteriori osservazioni” (C. Baraldi, “Il concetto di gruppo sociale”, in C. Baraldi e G. Piazzi, “Costruzioni sociali del gruppo”, Quattroventi, Urbino, 1996, pag. 10).

 

Gruppo, identità, comunicazione

Il rapporto gruppo sociale e identità emerge completamente, questo rapporto si crea nella comunicazione, intesa come operazione sociale. La comunicazione è una operazione selettiva e complessa, è la base della società e perciò anche dei gruppi che la compongono.

Ogni gruppo possiede una propria specifica comunicazione, così come accade per l’economia e la politica le quali possiedono processi di comunicazione specifici al loro interno, identificativi rispetto a ciò che non appartiene loro.

 

L’identità sociale del gruppo

All’interno del gruppo sociale, i membri orientano la propria comunicazione utilizzando lo schema Noi/Loro. Il gruppo si distingue dagli altri (gruppi o comunità) identificando il sé come Noi, da ciò che ne resta fuori ossia il Loro. Il gruppo acquisisce una propria identità specifica.

La forma Noi/Loro è il prodotto di operazioni specifiche di comunicazione che poi vi si orientano, distinguendo tra tutto ciò che è dentro al gruppo come parte del Noi e tutto che ne è al di fuori come parte del Loro e creando così immagini del mondo (nella prospettiva del Noi) e della differenza tra un dentro e un fuori.

(…) Il gruppo nasce come costruzione sociale, ha successo e si stabilizza come identità orientativa per la comunicazione successiva.

(…) La forma del Noi/Loro diventa così la struttura fondativa del gruppo: essa diventa la premessa per il prodursi di tutte le comunicazioni che vengono attribuite ad un gruppo (ad una identità del Noi).” (C. Baraldi, “Il concetto di gruppo sociale”, in C. Baraldi e G. Piazzi, “Costruzioni sociali del gruppo”, Quattroventi, Urbino, 1996, pag. 12-13).

 

Identità sociale e semantica

La semantica è quella parte di significati di senso condensati e riutilizzabili che è pronta per l’immissione nella comunicazione. (…) si tratta di concetti ed idee da usare ed eventualmente costruire, concezioni del mondo, teorie scientifiche, opinioni più o meno comuni, saggi su riviste, materiali di discussione, ecc.. Il senso generalizzato ed elaborato diventa utilizzabile come tema di comunicazione: di conseguenza, possiamo osservare la semantica come riserva di temi” (C. Baraldi, G. Corsi, E. Esposito, “Luhmann in glossario”, F. Angeli, Milano, 1996, pag. 201-202).

Nella comunicazione di gruppo, la semantica occupa un ruolo importante poiché identifica temi e contenuti del Noi rispetto a quelli del Loro, che rimangono all’esterno. Si tratta del patrimonio culturale dello stesso gruppo sociale, sono le risorse di conoscenza e di idee (C. Baraldi, “Il concetto di gruppo sociale”, in C. Baraldi e G. Piazzi, “Costruzioni sociali del gruppo”, Quattroventi, Urbino, 1996, pag. 14).

La semantica cristallizza una delle parti più importanti dell’identità sociale condivisa, all’interno dei gruppi; contribuisce a formare la sostanza della cultura collettiva.

 

Identità e storia

Nel corso dei secoli la nostra identità individuale e collettiva si è arricchita di progressi filosofici, scientifici, sociali. La semantica di ogni gruppo sociale si è gradualmente allargata.

La storia riporta i progressi, l’evoluzione, ma anche le regressioni, i declini, le involuzioni, gli oscurantismi (guerre, persecuzioni, caccie alle stregue, eccetera). L’esempio principale è dato dalla definizione dei diritti umani, universalmente disponibili ma, purtroppo, non riconosciuti da tutti i Paesi del Mondo.

Perché venisse pienamente in luce l’ancoraggio di tutti a uno stesso passato e sbocciasse qualcosa di simile a un’identità comune, si è dovuto verificare, per effetto del convergere delle condizioni di vita, un importante fenomeno culturale: la generalizzazione del sentimento di somiglianza. L’identità nazionale è dunque figlia dell’uguaglianza” (A. Finkielkraut, “L’identità infelice”, Guanda, Milano, 2015, pag. 72).

 

Il dialogo tra il NOI e il LORO

In conclusione, possiamo discutere sulla necessità del dialogo tra le diverse identità, tra i diversi gruppi, tra le diverse culture, in prospettiva di convivenza pacifica e costruttiva.

Se e quando l’opportunità di dialogo diminuisce fino alle estreme conseguenze della separazione irrevocabile, i corpi sociali tendono a scontrarsi. La convivenza civile si costruisce da entrambe le parti, ognuna di esse cede terreno a favore dell’altra, evitando la prevaricazione.

Il tema dell’identità: italiana o francese, europea o americana, occidentale o del Terzo Mondo, cristiana, ebraica, musulmana, sarà a breve un elemento di riflessione non rinviabile.

 

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