La maggioranza silenziosa

Ognuno ha la propria voce, la maggioranza non la esprime quando servirebbe

 

maggioranza silenziosa
La maggioranza silenziosa

 

 

Partecipare alla vita pubblica, a qualsiasi titolo, chiede tempo ed energie, ma anche una grande dose di interesse, di passione. Molti sanno che quel tipo di attività e impegno non è per tutti, possiamo ben dire di essere di fronte al vertice di una piramide: alla base ci sono le attività comuni alla maggioranza, più in alto si sale e più il numero delle persone impegnate diminuisce.

Chi si dedica, a vario titolo, alla vita pubblica solitamente ama farlo sapere ai quattro punti cardinali, nel modo più rumoroso possibile.

Tutti coloro, invece, che osservano sono la maggioranza, rimangono rispettosamente in silenzio, raramente intervengono. Più facilmente sono esclusi dai giochi della minoranza. Stiamo parlando della maggioranza silenziosa.

Il termine è stato coniato negli Stati Uniti per indicare la massa di persone che rimane in disparte ai margini della vita pubblica, ma che con il proprio voto, con il proprio intervento, potrebbe cambiare l’ordine dei fattori, potrebbe cambiare il carattere delle decisioni. La maggioranza silenziosa viene facilmente strumentalizzata dalla minoranza al vertice.

Definizione su Treccani

In tempi difficili di crisi, di conflitti, le decisioni di pochi individui condizionano più pesantemente del solito la vita della maggioranza silenziosa. Chi scende in piazza a protestare raramente rappresenta il tutto ovvero l’insieme completo della cittadinanza.

I movimenti di protesta contro l’ingiustizia, contro il malaffare sono apparentemente numerosi ma concretamente minoritari. Sono poche le persone che hanno voglia di muoversi per i diritti di tutti. Scendere in piazza a protestare contro qualcosa o qualcuno è rischioso, si potrebbe essere coinvolti in tafferugli causati da infiltrati scorretti. Indipendentemente dalle botte, la maggioranza silenziosa è scettica sull’efficacia della protesta: chi sta al vertice della piramide è abituato a non ascoltare la piazza, identificandola con la sovversione, con la violenza.

La minoranza al vertice conta sul silenzio della maggioranza “sottostante”, la maggioranza viene spesso tranquillizzata, rabbonita, anestetizzata per mezzo della comunicazione morbida, moderata.

“Siamo fuori dalla crisi” oppure “siamo usciti dalla recessione” mentre la disoccupazione non demorde e i migliori giovani istruiti vanno a lavorare all’estero.

“I reati sono sensibilmente diminuiti in percentuale” ma i furti e gli assalti in casa aumentano come la percezione di insicurezza in ogni città. La minoranza al vertice sottrae risorse e strumenti legislativi alle Forze dell’Ordine.

Allo stesso principio si riconducono le rassicurazioni sull’immigrazione che “non è un problema – in percentuale siamo ai livelli degli anni scorsi”, ancora “non c’è nessuna invasione, la situazione è sotto controllo”.

La maggioranza silenziosa osserva e non protesta. Al vertice va tutto bene, nulla sta cambiando. Chi sta in silenzio è all’oscuro di tutti i veri movimenti, i reali traffici, gli effettivi accordi che il vertice intraprende, è normale. Tuttavia è diventato normale anche scaricarne i costi e gli svantaggi sulla maggioranza silenziosa, che disorganizzata supinamente continua a tacere.

Troppo spesso dimentichiamo che la maggioranza silenziosa siamo tutti noi, parecchi metri o chilometri sotto al vertice.

 

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La maggioranza silenziosa

 

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