Desertificazione urbana

Alcune zone della città si svuotano, avanza la desertificazione urbana.

 

Desertificazione
Desertificazione urbana

 

Immagine della città

Fin dalle sue origini, la città è stata identificata con l’agglomerato di persone attorno al mercato, una riunione permanente per lo scambio, le relazioni, la comunicazione.

Il sociologo classico Max Weber “definì la città <<borgo mercantile>>. Condizione di esistenza della città è appunto un mercato che renda possibile non soltanto uno scambio occasionale, ma uno scambio del tutto regolare di merci nel luogo di abitazione” (J. Ledrut, “Sociologia della città”, F. Angeli, Milano, 1973, pag. 15).

La città è un bene, è un luogo che offre opportunità e servizi alle persone. La città ha sottratto suolo all’agricoltura per creare diverse occupazioni, in città sono stati creati luoghi di aggregazione per la gente comune e per chi governa (la dirigenza).

 

Capacità di attrazione

La città esercita una sua attrazione, ospita imprese di ogni tipo, fornisce servizi alla cittadinanza (scuole, mense, sostegno sociale, eccetera). Le persone si legano al territorio urbano perché ci sono nate, oppure vi si sono trasferite con la famiglia, oppure vi si recano per lavorare, per fare acquisti, per visitare altre persone, per assistere a spettacoli teatrali o musicali. Per questi motivi, banali se vogliamo, le persone si affezionano a una città, creano con essa un legame, vi mettono le proprie radici.

L’uomo e la città creano un legame sociale positivo per entrambi: l’uomo vive la città custodendola con la propria presenza, attivandosi per la sua preservazione; la seconda offre all’uomo un luogo sicuro, gli fornisce i mezzi per il sostentamento.

All’interno della città si creano legami relazionali tra le persone, nei vari ambienti tipici come la scuola, la parrocchia, il club sportivo, il circolo culturale. In questi luoghi si crea inclusione sociale, le persone si radicano in un ambiente urbano a loro congeniale.

A rendere attrattiva e interessante la città verso la cittadinanza e il vasto pubblico dei fruitori (i cosiddetti “city users” che giungono da zone esterne) (G. Martinotti, “Metropoli”, Il Mulino, Bologna, 1993, pag. 146) sono chiamati i dirigenti locali, che a suo tempo si sono candidati proprio ad amministrare la città. A loro spetta il compito di intraprendere le azioni migliori per lo sviluppo urbano.

 

Progresso urbano

Il progresso urbano passa dal coinvolgimento positivo delle persone all’interno del quartiere e del più ampio raggio cittadino, ma anche dalle politiche attivate e promosse dalla dirigenza cittadina.

I problemi della vita quotidiana nelle grandi città, dalla congestione del traffico, alla qualità dell’aria e dell’acqua, sono oggetto di continua attenzione e di discussione, non diversamente dai molteplici segni delle difficoltà di controllo dell’ambiente urbano che si manifestano nei fenomeni di violenza e criminalità diffusa e nelle ansie che ne derivano, nel deterioramento dei sevizi collettivi e nelle ristrettezze finanziarie dei governi locali.” (G. Martinotti, “Metropoli”, Il Mulino, Bologna, 1993, pag. 21)

Non di meno quei problemi si possono manifestare in piccole città, ravvisiamo “solo” dei cambiamenti di ordine dimensionale: i problemi possono essere simili ma di proporzione naturalmente diversa.

 

Agenti contro la città

Può accadere che le scelte dirigenziali non sortiscano gli affetti desiderati. Può succedere che siano intraprese scelte sbagliate a livello urbanistico, sociale, politico. Può anche accadere che cause esterne, indipendenti dalle scelte di alto livello, agiscano in modo negativo sulla vita urbana.

La città non è immune dall’azione di agenti, di vario genere, che ne possono minare l’evoluzione e lo sviluppo. Uno di quegli agenti è la crisi economica, la corruzione, un altro è la criminalità, un altro ancora è il degrado sociale. Per noi sono, comunque, tutti agenti di degrado, hanno fonti diverse ma evidenziano obiettivi comuni, ossia la desertificazione urbana.

La parola “degrado è un derivato del verbo “degradare” e significa “deterioramento, decadimento, rovina” ), è il “graduale passaggio da una condizione migliore a una peggiore: degrado ambientale, architettonico, sociale, economico”.
 

Degrado urbano

Quando un qualsiasi agente di degrado (urbano) compare sulla scena cittadina, e non lo si contrasta per tempo, può iniziare un processo di desertificazione urbana.

La crisi economica ha falcidiato numerose imprese, ha creato tantissimi disoccupati, ha contribuito a svuotare di attrattiva intere zone urbane.

La corruzione ha allontanato investimenti finanziari dalle città che ne sono state colpite.

La criminalità, sia essa micro o peggio organizzata, ha costretto le persone a cambiare quartiere, spostandosi in zone più sicure e tranquille.

L’occupazione di interi quartieri da parte di enclave etniche, di dimensioni sempre più grandi, hanno creato problemi di convivenza civile, nonché di svalutazione immobiliare.

Talune scelte urbanistiche portate avanti, magari pervicacemente dalla dirigenza cittadina (in mano alla politica) contro il parere della popolazione residente, hanno diretto molte persone a cambiare ambiente di frequentazione.

 

Desertificazione urbana

Sono solo semplici esempi di degrado che porta alla desertificazione urbana. La città resta vittima e si svuota, lentamente o velocemente. La città si desertifica: i quartieri perdono i contatti umani, le persone si dirigono altrove.

Alcune, o molte, aree della città che in passato avevano alimentato “condizioni di forte integrazione e di appartenenza, oggi perdono in spinta coesiva e favoriscono quel processo di desertificazione urbana che ampiamente ci ha rappresentato la sociologia di oltre Atlantico” (P. Guidicini, G. Pieretti, “Città globale, città degli esclusi”, F. Angeli, Milano, 1998, pag. 17).

Abbiamo osservato il centro cittadino svuotarsi di esercizi commerciali, abbiamo contato numerose saracinesche abbassarsi e visto campeggiare miriadi di cartelli “affittasi/vendesi”.

Sono scemate le code sulle principali vie del centro, in giro si notano poche persone.

La desertificazione urbana dissolve i legami uomo-territorio, allontana i “city users”, apre le porte ad ulteriori agenti di degrado, come per esempio maggiore criminalità comune.

 

Perdita del controllo sociale

I residenti e le persone di passaggio rendono un luogo urbano frequentato e più sicuro di un luogo desertificato. Più persone circolano e maggiori saranno le probabilità di ottenere aiuto in caso di pericolo. Coloro che vivono stabilmente, in un quartiere o in un’area urbana delimitata, inducono gli altri a osservare le norme e le regole vigenti.

L’induzione all’osservanza delle norme è dettata direttamente (sui singoli fatti avvenuti) o indirettamente, ovverosia solo con la presenza (il “presidio”) dei residenti (H. Reimann, “Introduzione alla sociologia”, Il Mulino, Bologna, 1996, pag. 173-174; G. Ponti, “Compendio di criminologia”, R. Cortina Editore, 1990, pag. 95-96).

La desertificazione urbana toglie le persone dalle aree cittadine interessate. La desertificazione urbana non è solo la perdita di esercizi commerciali, per quanto siano importanti per la città, bensì è il progressivo svuotamento delle persone.

Se le persone (residenti o “city users”) abbandonano il centro storico, il quartiere periferico, la zona artigianale spostandosi altrove, significa che scompare il controllo sociale che prima esercitavano, anche solo con la loro presenza.

Le aree urbane desertificate, senza controllo sociale, diventano “zone di nessuno”, si espongono al pericolo del degrado urbano grave (impoverimento, criminalità).

 

Interventi

L’opinione pubblica deve essere sensibilizzata ai problemi concreti della comunità locale, perché è dal livello locale urbano che possono partire le iniziative idonee per contrastare la desertificazione urbana.

La società civile si deve attivare per chiedere interventi efficaci alla dirigenza, è necessario mettere all’opera politiche sociali di riappropriazione del territorio urbano, creare gli anticorpi della legalità contro le attività criminose.

Infine, le amministrazioni locali devono mettere da parte i propri interessi di parte e darsi da fare per lo sviluppo economico della città, in modo da renderla “attraente” al vasto pubblico.

 

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