La clemenza giudiziaria

La clemenza e il perbenismo della politica

 

Clemenza
Clemenza giudiziaria

 

Le parole carcere e clemenza solitamente in Italia vanno a braccetto, nei canali dell’informazione di massa. L’argomento carcere è molto importante, al tempo stesso si rivela un campo minato per chi lo affronta. L’argomento carcere solitamente divide il pubblico in clementi e non clementi, in colombe e falchi, in buonisti e populisti. Essere insultati e sottoposti alla pubblica gogna per essere contrari alla clemenza è un risultato facile, è abituale.

L’opinione pubblica si occupa dell’argomento carcere quando esponenti della politica (sempre loro) e della società civile portano all’attenzione di tutti il sovraffollamento degli istituti di pena. La vita dentro una prigione diventa sempre più insostenibile, dicono.

I tagli lineari ai costi della pubblica amministrazione non risparmiano nemmeno le carceri e coloro che vi lavorano. Gli stessi tagli colpiscono l’amministrazione giudiziaria, allungano i tempi dei processi, riducono la certezza della pena, depotenziano il diritto dei cittadini.

La politica sperpera denaro pubblico in privilegi e spese emergenziali, “purtroppo” irrinunciabili (l’inarrestabile immigrazione ad esempio).

Periodicamente, si torna a parlare di amnistia e indulto, che sono gli istituti giuridici previsti per l’operazione di alleggerimento della popolazione carceraria. L’amnistia estingue il reato, l’indulto condona in tutto o in parte la pena (senza estinguere il reato) (T. Martines “Diritto pubblico”, Giuffrè Editore, Milano, 1995, pag. 277-278).

Secondo il nostro parere, la questione non è se scegliere tra l’amnistia o l’indulto, semmai la scelta è tra essere ostinatamente perbenisti e lassisti, oppure dare forza e certezza al diritto, rinnovare il patto sociale con i cittadini. Se aumentano i criminali, i delinquenti, i truffatori, i mafiosi allora è necessario rendere operativi nuovi istituti di pena, con personale di sorveglianza qualificato e ben retribuito.

In un contesto sociale difficile, dove il diritto è annacquato, il cittadino è costretto a osservare una continua deviazione dai temi di primaria importanza verso argomenti di valore diverso, che sono altro da ciò che interessa sul serio la collettività. Strumentalmente, la politica impone all’attenzione dell’opinione pubblica temi non fondamentali per la vita dei cittadini. Oltre a quel meccanismo mediatico, la politica tenta di far accettare ai cittadini scelte del tutto illogiche, come appunto l’alleggerimento delle carceri. L’amnistia e l’indulto sono proposte come atti di clemenza e di pietà umana, ma in verità sono atti che mascherano l’incapacità di gestire la realtà carceraria italiana. La politica non vuole assumersi la completa responsabilità della realtà delinquenziale, o forse non può per motivi di immagine, elettorali, intrinsechi alla propria natura non limpida.

Un esempio che riassume il tenore generale riguarda la proprietà privata e la violazione di domicilio. In Paesi come gli Stati Uniti la proprietà privata è inviolabile, la magistratura americana tutela la pace domestica grazie a norme specifiche. Chiunque si introduca in casa d’altri per commettere un reato, va incontro a sanzioni certe oltre ad assumersi il rischio di fronte al padrone di casa, che è libero di difendersi come meglio crede. In Italia, le vittime di violazione domestica non possono difendersi come vogliono o possono, perché rischiano di vedersi comminata una pena del tutto ingiusta: rischiano di essere a loro volta denunciate dall’aggressore per ogni danno da quest’ultimo subito, in sede di difesa domestica.

Di questa situazione paradossale sono responsabili il legislatore e la politica. Questi paradossi legislativi vanno corretti subito, senza contrattazioni di alcun genere.

La legittima difesa va ampiamente depenalizzata senza condizioni, gli intrusi devono essere pesantemente sanzionati in sede penale e civile senza attenuanti, anzi assegnando loro robuste aggravanti.

Probabilmente ciò non viene fatto perché altrimenti la politica non saprebbe dove alloggiare i delinquenti, di ogni etnia e nazionalità. In tal contesto, giuridicamente adulterato, la clemenza giudiziaria trova il suo motivo di attuazione. E di propaganda.

Incertezza del diritto

 

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