L’economia di guerra dell’Italia 1935-1943

L’ORGANIZZAZIONE ECONOMICA

DELL’ITALIA IN GUERRA

1935 – 1943

 

 

Economia di guerra
Economia di guerra

 

 

Introduzione

Il contributo dell’Italia alle iniziative belliche internazionali dopo la Grande Guerra è stato analizzato in diversi modi e secondo diverse prospettive. La letteratura relativa ai conflitti a partire dal primo dopoguerra è molto ricca.

La presente breve analisi ha il modesto scopo di fornire una prospettiva semplice e concreta, ponendo l’attenzione sui conti necessari per armare le truppe.

Non si parte per una guerra senza avere dietro una preparazione economica, senza sapere che ciò avrà delle conseguenze dal punto di vista della bilancia dei pagamenti. E’ inoltre altrettanto vero, che si può partire per la guerra in prospettiva di ottenere dei benefici economici alla sua conclusione.

 

Premesse

Il ragionamento sulla situazione storica ed economica dell’Italia, nel periodo immediatamente seguente alla crisi economica mondiale del 1929, deve considerare il suo carattere essenzialmente agricolo. L’industria italiana era in uno stato di pre-sviluppo, si notavano progressi concreti che tuttavia procedevano molto lentamente.

La Prima Guerra Mondiale aveva dimostrato che l’industria era imprescindibile per ottenere successi sul campo di battaglia. Le grandi potenze occidentali avevano utilizzato su larga scala i progressi tecnologici e scientifici per dirigere a proprio vantaggio le sorti belliche.

Nuove armi, nuove tecniche di approvvigionamento e trasporto, nuove e più alte capacità produttive rendevano il campo di battaglia un luogo altamente letale. Dopo il 1918 l’economia e, nello specifico, l’industria avevano preso una strada ad alta velocità.

 

Economia occidentale

L’economia mondiale aveva un protagonista sempre più presente e ingombrante, che dettava tempi e metodi, aggiungendo complessità all’intero quadro internazionale. Gli Stati Uniti d’America assunsero quel ruolo di protagonista, affiancandosi alla Gran Bretagna.

Le due nazioni anglofone si distinguevano per un avanzato stato delle proprie economie industriali, per le forti transazioni finanziarie, per la grande capacità produttiva anche agricola. Stati Uniti e Gran Bretagna potevano vantare una grande disponibilità di materie prime e le strutture industriali per la loro trasformazione.

Nello scacchiere internazionale emergeva dalle ceneri di Weimar la Germania, con l’ascesa del partito nazional socialista di Hitler (NSDAP). La nuova dirigenza tedesca era decisa a riprendere un ruolo determinante nei rapporti di forza europei e mondiali, partendo dalla crescita economica. La Germania possedeva ottime conoscenze tecnologiche e metodi organizzativi di alto livello.

Il quadro delle intenzioni presso i governi delle cosiddette “Grandi Potenze” era frenato dagli effetti della grande crisi del 1929, scoppiata presso la Borsa di New York in ottobre. Le speculazioni finanziarie allestite da personaggi senza scrupoli andavano a colpire la grande produzione nazionale, che a sua volta aveva generato la grande prosperità del periodo dalla Grande Guerra in poi.

Ora ogni paese doveva farci i conti senza scappatoie.

Gli esperti d’economia si dovevano misurare con le politiche fiscali e monetarie, con gli andamenti inflazionistici, con le sacche di povertà locali. Era necessario trovare vettori di sviluppo economico, anche fuori dai propri confini, per convogliare le masse di disoccupati.

 

Situazione italiana

L’Italia non ha mai posseduto delle riserve di materie prime, né grandi magazzini di grano, pertanto il Governo Italiano si trovò di fronte alla necessità di trovare le risorse necessarie. Guardandosi attorno, la soluzione migliore parve essere la conquista di uno stato africano ancora indipendente, ossia non ancora sotto il protettorato o la dominazione di una potenza occidentale. La guerra d’Etiopia iniziò il 2 ottobre 1935 e terminò il 5 maggio 1936, con la proclamazione dell’impero.

L’iniziativa bellica italiana in Africa non fu senza conseguenze, la Società delle Nazioni adottò delle sanzioni economiche a danno dell’Italia.

Purtroppo, l’Etiopia era un paese povero di risorse naturali e di insediamenti agricoli, diventò ben presto un peso per la già precaria economia nazionale. Nonostante questi elementi, molte persone si imbarcarono per l’Africa Orientale Italiana (AOI) in cerca di un lavoro.

La conquista del paese africano segnò un grande risultato politico e di propaganda. La guerra d’Etiopia, inoltre, contrassegnò l’inizio del cammino italiano verso il secondo conflitto mondiale, che sarebbe stato innescato nei quattro anni successivi dalle politiche espansionistiche naziste.

 

In Europa

Inghilterra e Francia decretarono l’isolamento internazionale dell’Italia, cui fu sottoposta ovviamente anche la Germania. Questa è stata una delle variabili che lavorò per l’avvicinamento dell’Italia alla Germania. L’introduzione dell’autarchia nel mercato nazionale rientra nel quadro descritto.

Nel luglio 1936 in Spagna iniziò la guerra civile, tra il Fronte Popolare di ispirazione socialista, comunista e anarchica da una parte e dall’altra parte il gruppo dei nazionalisti guidato dal generale Franco. La Germania e l’Italia si accordarono con le forze nazionaliste di Franco, per l’invio di truppe e rifornimenti. In cambio avrebbero ottenuto merci e materie prime di vario genere.

 

Espansione territoriale italiana

L’espansione economica italiana non poteva prescindere, a questo punto, dall’occupazione territoriale straniera. Il 7 aprile del 1939 iniziò l’occupazione italiana dell’Albania, verso cui si erano già da tempo dirette le attenzioni del Governo.

L’Albania possiede tuttora grandi riserve minerarie elencabili in cromo, rame, nichel, carbone. Tale disponibilità fece dell’Albania un territorio appetibile per le conquiste italiane dell’epoca.

Questi sono esempi di come la guerra sia da sempre intrecciata nei suoi destini a quelli dell’economia. La povertà e la disoccupazione sono elementi critici che necessitano di valvole di sfogo: posti di lavoro, consumo di beni primari e secondari.

 

Deriva militare

La guerra ha bisogno di persone in grande numero, offre un percorso di sfogo e facili giustificazioni. Occupare un territorio per sfruttarne le risorse, ridurre il peso dei poveri e degli affamati.

Con l’avvento della Seconda Guerra Mondiale, non è stato più possibile fermare l’economia bellica, è stato necessario mitigarne e controllarne gli effetti, con gli strumenti della finanza e specifici provvedimenti legislativi.

La Seconda Guerra Mondiale è iniziata come guerra lampo tedesca (Blitzkrieg), è sfuggita di mano agli stessi nazisti che l’hanno generata, a seguito di decisioni strategiche sbagliate (l’invasione della Russia sovietica del giugno 1941), diventando un terribile mostro che ha fagocitato più di settanta milioni di persone in tutto il mondo, tra militari e civili.

 

Indicazioni

DELLA PERUTA, “Storia del Novecento”, Firenze, Le Monnier, 1993

SABBATUCCI e V. VIDOTTO, “Storia contemporanea – Il Novecento”, Roma-Bari, Laterza, 2005

 

 

 

INDICE DEL SAGGIO

 

Introduzione

1. Quadro della situazione economica italiana nei periodi:

1935 – 1939

1940 – 1943

2. Industria di guerra

Il problema delle materie prime

L’industria degli armamenti

Gli interventi governativi per l’industria di guerra

3. Spese e finanza di guerra

Spese straordinarie di guerra

Finanza di guerra: strumenti

Finanza di guerra: provvedimenti legislativi

 

Riferimenti bibliografici

 

 

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