L’intellettuale politicamente schierato

Se hai buone conoscenze e sei schierato, puoi pubblicare qualsiasi cosa.

I politici hanno sempre un libro al proprio attivo.

 

 

La recensione e l’invidia

Se una persona del tutto sconosciuta prova a recensire, o commentare, l’uscita editoriale di un famoso scrittore, di solito riceve a sua volta commenti del tipo “è tutta invidia!”.

E’ solo invidia, è solo la parola inutile di chi non ha avuto l’opportunità ricevuta da altri.

No, a parere nostro non è proprio così.

La notorietà, in particolare quella intellettuale (o presunta tale), pone di fronte alla pubblica critica, senza mezze misure. Poi è vero che la critica deve essere rispettosa e accettata da chi ne è oggetto.

La critica non può prescindere dal merito.

Proseguendo un vecchio adagio famoso in Italia “se non conosci nessuno, non andrai da nessuna parte”. Parafrasando quella massima sull’anti-meritocrazia potremmo dire “se non conosci nessuno, non pubblicherai mai nulla”.

Abbiamo avuto modo di partire con questa riflessione, dopo avere maneggiato e letto (in parte) uno dei libri di uno dei più famosi intellettuali italiani, manco a dirlo politicamente schierato.

 

L’intellettuale (politicamente) schierato.

Il “nostro” “caro” scrittore di grido (di cui tacceremo il nome in ogni caso) ha scritto un libro di enorme successo, talmente di successo da finire in ogni dove, intervistato da chicchessia, osannato da tutti (o quasi), richiesto da ogni quotidiano (o quasi).

Si è pubblicamente schierato, allineandosi alla politica dominante e politicamente corretta. E’ entrato nel giro che conta.

Spesso è in tv, ospite di conduttori di grido, in particolare di uno spudoratamente schierato e strapagato.

Il suo libro non può mancare sugli scaffali di qualunque libreria, fa bella mostra di sé in vetrina.

Dopo quel titolo ne sono arrivati altri, a nostro parere non sempre delle stesso valore, infatti non stiamo parlando di Hemingway, o di Dickens, o di Tolkien, né di Pavese, né di Moravia, né di Svevo, né di Baricco. Possiamo essere clementi, ma non troppo, è il prezzo della notorietà.

 

Dopo il suo capolavoro, è arrivato quest’altro che abbiamo per così dire esaminato.

E’ una specie di raccolta di scritti e di articoli, destinati (dice lui) ai suoi lettori. In quella che assomiglia a una prefazione, in corsivo, riannoda i fili della sua esperienza, riassume i suoi passi e si toglie dei sassolini dalle scarpe consunte dai tanti chilometri in giro per l’Italia. Parla di tanta gente che ha cercato di trarre profitto dalla sua notorietà, di altre persone che lo hanno scansato e infine di coloro che lo hanno minacciato o insultato per invidia o per altri motivi.

In alcuni di quegli “articoli”, apparsi su varie testate giornalistiche, si parla di Italia (ovviamente), in altri si parla di America. Sono scritti in un linguaggio più “parlato” che letterario, sembra siano stati estratti da un cassetto della gioventù e non dalla cartella di un famoso scrittore contemporaneo.

Certi pezzi sono prevedibili per un ragazzo talentuoso in vista della maturità, vederseli propinare da un maturo scrittore è a dir poco irritante.

Ma è tutta invidia perché tu non riesci a pubblicare nulla!”, è la solita solfa, come il ritornello del tormentone estivo che riparte.

Non è invidia né malafede pretendere da una firma famosa prodotti letterari di alto spessore e non ciofeche “riempi scaffale”. Però a uno scrittore famoso, ancor più se politicamente schierato, è permesso pubblicare di tutto, anche le ciofeche.

 

La notorietà mediatica

Dopo di lui e prima di lui, abbiamo individuato altri personaggi con numerose pubblicazioni e poca sostanza.

In particolare, ci è venuto subito alla mente uno scrittore ex politico, beneficiario di pensione senza essere né anziano né tanto meno decrepito, autore di molti libri. Le recensioni dei suoi libri sono “lusinghiere” ma non “veritiere”: paladino del politicamente corretto, ha un nome talmente famoso che crea una barriera invisibile. Non è possibile per coloro che sono anonimi come noi andare contro corrente e scalfire quella barriera.

I giornalisti delle grandi testate nazionali lo conoscono personalmente e lo sostengono, mai andrebbero fuori dal seminato. Non potrebbero fargli un simile torto.

La verità è che abbiamo provato a leggere qualche pagina, ma la noia ci ha subito travolto. E’ impossibile continuare.

 

Il politico scrittore

Numerosi politici sono giornalisti (a vario titolo), hanno pubblicato almeno un libro per i tipi di una grande casa editrice.

Lasciamo stare il fatto che non si riesce a capire come possano scrivere un libro, lungo dalle duecento alle trecento pagine, così nei ritagli di tempo (ma sarà vero?). Se la politica è davvero così impegnativa e scrivere un libro è davvero molto impegnativo, allora le due attività non sono così conciliabili.

Parlando con chi lavora nel mondo dell’editoria, si può facilmente scoprire che il settore dei libri e delle pubblicazioni in generale è in forte crisi, per vari motivi: gli italiani non sono grandi lettori, i libri costano troppo, gli editori cercano ancora i grandi margini di guadagno di anni addietro. Eccetera.

 

L’ennesimo privilegio

Ciò premesso, possiamo dire che anche nel mondo dell’editoria i politici sono privilegiati. Ma lo sono anche i cosiddetti intellettuali (politicamente) schierati.

Perché? Sostanzialmente perché il nome del politico diventa un brand, un marchio con valenza di marketing. Il nome/brand del politico (e dell’intellettuale alla moda) è immediatamente riconoscibile e genera una particolare attenzione presso il pubblico. Paradossalmente, si potrebbe persino dire che non è importante il contenuto del prodotto, quanto la riconoscibilità del marchio.

Avete mai provato a leggere il libro di un famoso politico, che tratta di programmi o dei mali del nostro Paese?

Facendo una prova simile è facile capire come funziona il meccanismo del marketing editoriale.

Il politico non dimostra mai lo slancio dello scrittore di talento. Tecnicamente potrebbe essere scritto bene perché “curato” da un professionista, chiamato “ghost writer”, il quale risolve il famoso problema iniziale dei tempi di concepimento e realizzazione. Tempo, denaro, opportunità editoriale.

 

Controcorrente

La politica e i suoi intellettuali si nutrono di media e di comunicazione, ne hanno bisogno come dell’aria. Di comunicazione si servono per mantenere vivo l’interesse del pubblico verso di essi, altrimenti finirebbero nel dimenticatoio, nell’oblio.

Sono parte del “mainstream”, della corrente mediatica ufficiale, del politicamente corretto dominante. La comunicazione di massa condiziona eccome il libero pensiero, non è invidia evidenziare il perverso meccanismo editoriale e mediatico a favore dei soliti noti.

Fino a prova contraria, la libertà di pensiero è ancora garantita in questo Paese (art. 21 della Costituzione Italiana).

 

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