Il quartiere vivente

Il quartiere è come il vicinato, è più di un’entità spaziale e geografica: è un agglomerato di persone.

 

 

Quartiere
Vita di quartiere

 

 

 

La città e il quartiere

All’origine della città c’era la piazza pubblica, c’era la strada, c’erano le strade su cui le persone si riversavano per lavorare, per viaggiare, per vivere.

Il quartiere è un modello spaziale giunto in seguito, quando già la parola vicinato era diventata di uso comune e tutti ne conoscevano il significato.

 

Il vicinato

Il vicinato si definisce innanzitutto sulla base dell’abitazione e dell’alloggio. Suppone per costituirsi un abitato sedentario” (R. Ledrut, “Sociologia urbana”, Il Mulino, Bologna, 1969, pag. 105). I vicini di casa sono sempre stati fonte di relazioni di mutuo aiuto, sostegno, amicizia. Il vicinato è, pertanto, l’insieme delle relazioni intrecciate immediatamente fuori dal proprio confine domestico.

 

Il quartiere e il vicinato

Né il quartiere, né il vicinato sono solamente realtà amministrative e nemmeno topografiche. Il quartiere e il vicinato sono raggruppamenti di persone che hanno in comune la prossimità, la vicinanza.

Il vicinato era la felice causa di amicizie, fin dalla tenera età; il quartiere delimitava relazioni umane e sociali in un territorio relativamente più vasto (R. Ledrut, “Sociologia urbana”, Il Mulino, Bologna, 1969, pag. 103-105).

 

Non solo case, ma soprattutto persone

Se un tempo il quartiere era una zona locale distante dal centro cittadino (la periferia), attualmente anche il centro cittadino è diventato un quartiere della stessa città, dello stesso paese.

Il quartiere è un agglomerato di case, edifici certo, ma è quartiere soprattutto perché popolato da persone che lo vivono, che lo fruiscono, in esso instaurano relazioni con gli altri abitanti. Il quartiere assume una valenza molto grande se, in esso, le persone partecipano alla vita collettiva.

Il quartiere diventa realtà collettiva nel momento in cui i suoi abitanti si integrano tra loro e lo spazio urbano. Gli abitanti si radicano nel territorio locale dove vivono, non solo ne fruiscono le risorse, bensì ne coltivano e ne rendono disponibili di nuove.

 

Fare territorio

Questa capacità è detta di “fare territorio” (G. Pieretti, “Per una cultura dell’essenzialità”, F. Angeli, Milano, 1996, pag. 16), che significa instaurare “modalità di collegarsi al territorio e di costruire meccanismi di appartenenza da parte delle differenziate categorie di residenti e di fruitori del tessuto urbano” (P. Guidicini, G. Pieretti, a cura di, “Città globale e città degli esclusi”, F. Angeli, Milano, 1998, pag. 14).

 

Il quartiere può morire

In quel senso, sono le persone le vere artefici del quartiere e della sua vita. Al contrario, se le persone si disinteressano del proprio territorio, non vi si radicano, non vi si integrano, il quartiere lentamente muore, diventa uno squallido dormitorio desertificato per buona parte della giornata.

Nel contesto di desertificazione sociale del quartiere, è naturalmente compreso il risultato della perdita sensibile o completa del controllo sociale sul territorio stesso (P. Guidicini, G. Pieretti, a cura di, “Città globale e città degli esclusi”, F. Angeli, Milano, 1998, pag. 23). Dove non vivono le persone, chiunque può entrare in quel quartiere/territorio e stabilire condotte di qualsiasi tipo, negative e pure criminose.

 

Il vicinato si sta dissolvendo

I rapporti di vicinato stanno gradualmente scomparendo, si riducono fortemente le relazioni con chi abita anche a poca distanza dal proprio confine. Con l’affermarsi dell’era moderna, l’individualismo si è reso protagonista nei rapporti tra le persone. E’ più facile connettersi a internet con ‘centinaia’ di persone conosciute/sconosciute lontane migliaia di chilometri, piuttosto che fermarsi a parlare con il proprio dirimpettaio.

Ognuno tende a curare il proprio spazio, incurante di ciò che succede fuori da esso.

 

Agenti della socializzazione urbana

La socializzazione è il processo culturale che porta alla crescita personale, all’acquisizione delle capacità relazionali per la vita in società (H. Reimann, a cura di, “Introduzione alla sociologia”, Il Mulino, Bologna, 1996, pag. 135).

Anche il quartiere, come il vicinato, sono ambienti sociali che necessitano di una socializzazione, ossia di un percorso di ingresso. Da bambini è molto facile farsi degli amici, giocando al campetto del quartiere o della parrocchia.

Gli agenti della socializzazione nel contesto urbano sono le famiglie, gli amici, le scuole, i gruppi parrocchiali, le associazioni di quartiere, i gruppi sportivi (A. Giddens, “Sociologia”, Il Mulino, Bologna, 1994, pag. 83-87).

Per far socializzare gli abitanti del quartiere, risultano molto importanti le associazioni culturali e di promozione sociale. Quelle associazioni promuovono attività e occasioni d’incontro che favoriscono la partecipazione dei cittadini, favoriscono il radicamento nel territorio del quartiere, permettono agli abitanti di “fare territorio”.

Gli agenti di socializzazione nel quartiere favoriscono, infine, il controllo sociale del territorio che va a tutto vantaggio di ogni abitante.

 

Conclusioni

Senza l’impegno delle persone a favore del quartiere, quest’ultimo potrebbe morire socialmente e ridursi a un semplice dormitorio cittadino.

Sono gli abitanti che devono preoccuparsi di salvaguardare i luoghi dove abitano; non possono lasciare quella responsabilità agli agenti della politica, perché i risultati sarebbero deleteri.

 

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