I tempi d’oro

Quando eravamo ricchi di affetti e poveri di denaro.

 

Gli anni d'oro
I nostri anni d’oro

 

 

 

Gli anni hanno valenze diverse, uniti alle esperienze personali. La famiglia e le amicizie creano quel valore. Il disagio dovuto alla solitudine dissolve quel valore.

Quando la famiglia era al completo, o quasi, viveva il suo tempo aureo. Nel presente o nel passato, le persone care vivono nelle fotografie nei ricordi nelle parole. In quel preciso momento, rispondono all’appello i genitori, i nonni, gli zii e i cugini. Nella testa di ogni ragazzo, il periodo più bello coincide con il numero delle persone care che lo hanno circondato.

Per un bambino, avere intorno a sé i nonni e gli zii, oltre ai genitori è una situazione ideale, indubbiamente molto bella. Nei giorni di festa (Natale, Ferragosto, eccetera) quando si faceva visita ai nonni si assaporava il gusto di un’atmosfera antica, appassionata, piena di stimoli e d’affetto.

I tempi cambiano, le persone sono sottoposte al ciclo della vita, che purtroppo non fa sconti né deroghe su richiesta. Nessuno può sapere con certezza cosa accadrà domani, tra due anni o tra cinque. Le famiglie di riducono, si assottigliano, talvolta sono decimate dagli eventi.

La presenza dei nonni e l’eventuale loro perdita rappresentano bene il rammarico, l’amarezza, il dispiacere che si trovano davanti nipoti e figli.

E’ il modo in cui si vivono i giorni a fare la differenza. I pranzi di famiglia, i discorsi degli anziani davanti a un bicchiere di vino, gli insegnamenti della nonna in cucina. Ma ci sono anche le parole tra il babbo e lo zio, che ricordano quando erano bambini e ne combinavano di tutti i colori. Non dimentichiamo il lavoro, che è parte integrante della vita famigliare.

Sono i tempi d’oro della presenza e non della ricchezza. L’affetto della propria famiglia ha salvato più gente di presunti sacchi di denaro, palesemente mai esistiti. La verità era la povertà delle famiglie italiane fino agli anni ’60, l’unica ricchezza era sul serio stringersi tutti assieme intorno al focolare domestico.

Bastavano due risate per dimenticare le tristezze, i grattacapi. Una bella stretta di mano del nonno e dello zio ci consegnavano solidi insegnamenti da usare domani, in campagna o in città. Il babbo ci accompagnava a distanza.

La società italiana è nata rurale e in quel senso si è sviluppata, salvo poi virare verso l’urbanesimo sfrenato negli anni del miracolo economico. Ai giorni nostri, l’individualismo e le nuove tendenze di vita moderne e urbane non hanno fatto bene ai rapporti famigliari. Molte persone sentono sempre più debole il legame con la famiglia d’origine, preferendo relazioni occasionali e poco impegnative.

La ricerca di un lavoro soddisfacente porta i giovani laureati lontano, molto lontano dalle loro case. Gli anziani sono considerati vieppiù come sostegno economico, grazie alla pensione, che come affetti storici.

Che cosa ci rimane? Ci rimangono i figli, che per un genitore rappresentano il periodo d’oro finché sono piccoli, finché non entrano nell’età adolescenziale. Si sa che dopo, è normale, i ragazzi passino più tempo fuori di casa, lontano dai genitori e dai nonni, scegliendo bene o male la loro strada.

 

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