Il grande spettacolo del sociale

Le relazioni delle persone in pubblico come a teatro o al cinema

 

spettacolo del sociale
Il grande spettacolo del sociale

 

Uscire da sé stessi

Nella vita moderna, parlare di sociale significa riferirsi a tutto ciò che riguarda l’intera collettività. Ogni rapporto creato fuori da sé stessi è sociale. Interagire in pubblico è parte del sociale.

Sociale è diventato “social”, nell’immaginario collettivo è ‘associato’ ai contatti in rete, su internet. Si tratta di una facile, quanto incompleta, riduzione terminologica moderna.

Secondo il dizionario della lingua italiana, sociale significa “che vive in società”; “riguarda la società umana e particolarmente i rapporti tra individui e gruppi entro una comunità determinata” (Dizionario Garzanti della lingua italiana, Milano, 1981).

Il termine sociale, pertanto, si riferisce a qualcosa di più complesso della sola vita di rete internet. Il sociale è contemporaneo alla società umana e alla sua storia.

Sosteniamo che il sociale sia qualsiasi rapporto, interazione, relazione intrattenuta da ogni individuo con altre persone.

 

Tendenze

Correlate al sociale, esistono poi tendenze ad esso inerenti: la socialità, ossia “la tendenza dell’uomo a vivere in società”; “il complesso dei rapporti che regolano la vita degli individui appartenenti a una data società”, la socievolezza “l’essere socievole”, che a sua volta significa “che ama la compagnia”, “che tende per natura a vivere in società con i suoi simili” (Ibidem).

All’opposto del sociale, si trovano l’antisociale che è “contrario, ribelle all’ordine sociale”; ma esiste pure l’asociale vale a dire l’individuo “che rifiuta di conformarsi al modo di vita della società organizzata”, “per estensione si dice di chi ha carattere chiuso, alieno dalla confidenza e dell’amicizia” (Ibidem).

In queste definizioni si possono osservare contenuti di valore: chi è sociale tende a vivere in società (positivo); chi invece tende a sottrarsi al sociale è contro/fuori la società (negativo).

Già in questa breve e relativamente semplice riflessione, troviamo elementi sostanziali che rafforzano il motivo per cui occuparsi dello studio del sociale.

Senza le “relazioni sociali” non c’è gruppo, non c’è parrocchia, non c’è vicinato, non c’è comunità urbana, non c’è lavoro/professione.

 

Lo scambio comunicativo

L’uomo e la donna sono esseri umani, considerati come esseri sociali prima di tutto.

Il sociale è generalizzazione. E’ superamento incessante di qualsiasi forma di identità, particolarità, localismo, confine qualitativo. E’ negazione di specificità” (G. Piazzi, “La ragazza e il direttore”, Angeli, Milano, 1995, pag. 95).

E’ particolare ogni essere umano specifico, ogni essere bio-psichico. Nella comunicazione, ogni essere umano specifico deve uniformarsi, omologarsi, tralasciare la propria individualità. Il sociale vive nella comunicazione.

La verità è che la società, degli uomini e delle donne, considera le persone solo ed esclusivamente se partecipano alla vita collettiva (sociale), solo se partecipano alla comunicazione (M. Castrignano, “Le radici del disagio in una società assente”, Quattroventi, Urbino, 1996, pag. 17-18).

Pertanto, le persone sono visibili solo se presenti socialmente: se partecipano alla vita collettiva al lavoro, nelle associazioni, in parrocchia, nel proprio vicinato, eccetera.

La vita sociale è comunicazione con altre persone.

Chi si sottrae alla vita sociale diventa invisibile, con tutte le conseguenze facilmente intuibili.

(Rinviamo ai nostri contributi: “osservare il disagio” e “solitudine ed emarginazione”)

 

La scena del sociale

Il sociale rende visibili le persone, mette le persone (individualità specifiche irripetibili) in pubblico: agiscono nella scena del sociale. In ogni ambiente che ospita relazioni tra le persone, si possono osservare situazioni che chiamiamo scene.

Le persone coinvolte possono essere attori principali, solo comparse, oppure componenti di coloro che assistono alla scena.

Quando in strada si verifica un incidente (la scena), le persone si fermano a guardare. Talvolta si innesca un diverbio in pubblico (la scena), gradualmente si accalcano sempre più persone ad assistere.

Pare non sia più così strano assistere a dichiarazioni di matrimonio in pubblico (altra scena): persone di ogni età chiedono la mano alla propria amata, in diretta tv oppure “solo” davanti a poche persone (in parrocchia, al ristorante).

Nei secoli passati, era frequente in molte grandi città trovare persone che parlavano alla folla (scena), issate sopra a muretti o a cassette di legno.

Gli artisti di strada attirano passanti e avventori con i loro spettacoli, scene ante litteram. Dentro ai negozi, ai supermercati, nei ristoranti, alle poste, le persone parlano in pubblico in piccoli o grandi gruppi, altre persone ascoltano, magari facendo finta di nulla.

Riunioni, conferenze, assembramenti vari sono occasioni di manifestazione del sociale.

 

Gli attori sociali

L’elemento basilare di ogni relazione è, appunto, la creazione della scena del sociale.

Gli attori principali, detti anche i protagonisti, sono coloro che hanno innescato l’interazione, la comunicazione reciproca. Le comparse sono tutte le persone che si aggiungono a vario titolo alla comunicazione. Infine, il pubblico (o la platea degli spettatori) sono tutti quelli che osservano la scena senza intervenire.

Ogni qualvolta che ci troviamo in pubblico a parlare siamo di fronte a un pubblico, siamo su un palcoscenico improvvisato (E. Goffman, “La vita quotidiana come rappresentazione”, Il Mulino, Bologna, 2009, pag. 9, 11 e seguenti).

 

Persona, maschera, attore

La parola persona, nel suo significato dal latino, significa maschera, maschera dell’attore, maschera da teatro (Dizionario Garzanti della lingua italiana, Milano, 1981). La persona, più o meno coscientemente, interpreta una parte nel contesto sociale in cui vive, in cui opera.

La persona recita, si cala in un ruolo ben definito coerente con ciò che desidera essere nel suo mondo. La maschera/persona è l’immagine che la stessa fornisce al pubblico, è parte integrante della sua identità (E. Goffman, “La vita quotidiana come rappresentazione”, Il Mulino, Bologna, 2009, pag. 31).

 

Il sociale è uno spettacolo gratuito

Le opere teatrali e cinematografiche raccontano storie, sono racconti di persone vere o inventate, non sono altro che rappresentazioni del sociale.

In ogni luogo dove si raggruppano molte persone, è possibile assistere a relazioni, interazioni, comunicazioni, azioni tra le varie persone. Si può assistere al sociale.

A teatro e al cinema si assiste alla rappresentazione del sociale, per strada in un negozio al ristorante allo stadio si assiste dal vivo al sociale reale.

Osservare le persone interagire tra loro è come assistere a uno spettacolo gratuito. Si possono osservare rituali di presentazione, modalità di comunicazione, cortesie e buone maniere, tecniche interattive, rituali di commiato. Si tratta di scene tratte da una storia personale e collettiva.

Osservare due o più persone interagire, cercando di capire la loro storia, è come assistere a una rappresentazione teatrale o cinematografica, con l’unica differenza che è gratuita.

 

La rappresentazione consapevole

Tutti coloro che parlano in pubblico sono consapevoli di essere osservati. Anche nei casi in cui parliamo con un solo interlocutore, possiamo presumere di essere osservati da tutti gli altri che stanno intorno, seppure apparentemente facciano altro.

Anche di fronte a una sola interazione parliamo di sociale ed è già quella una rappresentazione, tutte le altre persone che vi assistono (ufficialmente o ufficiosamente) sono di fatto il pubblico.

La rappresentazione inscenata da una persona (attore sociale protagonista) è una vera e propria recitazione, nella quale il protagonista usa tipiche modalità comunicative (moderazione, toni di voce, gesti, buone maniere, eccetera)(E. Goffman, “La vita quotidiana come rappresentazione”, Il Mulino, Bologna, 2009, pag. 11-26, 33).

E’ la drammaturgia del sociale.

 

Il protagonista

Esattamente come nelle rappresentazioni teatrali, la scena è retta e condotta da un attore, sociale nel nostro caso. Il protagonista della scena sociale è particolarmente capace e istruito riguardo alle relazioni. Sa gestire la facciata, sa controllare le emozioni, ha un bagaglio di conoscenze abbastanza ampio relativamente a recitazione sociale e rapporti umani.

E’ il nostro campione, è un individuo di successo nell’ambito lavorativo e amicale.

 

Recitazione

Durante la sua interazione con una persona, o con molte altre persone, l’attore sociale comunica dei contenuti, deve dare l’impressione di essere credibile. In verità, può essere sincero o non sincero, ma il suo scopo è sempre di risultare convincente (Ibidem, pag. 30).

Il venditore è un attore sociale, che comunica la bontà dei prodotti che vende. In cuor suo può essere sincero se crede in ciò che fa, oppure essere un cinico persuasore se è consapevole che il suo prodotto non è buono. In entrambi i casi, agisce nel sociale per vendere e fare del profitto. Impersona una parte, recita.

L’insegnante, l’intellettuale accademico e simili sono attori sociali che devono comunicare contenuti veritieri, devono convincere la platea (degli studenti, della stampa) con argomenti credibili. Anche loro recitano una parte quando si trovano in pubblico.

 

La facciata

Chiunque può trovarsi nella parte del pubblico, per strada, in stazione, sull’autobus, al ristorante, a scuola, in palestra. Ognuno si può trovare davanti una situazione (la scena sociale), in cui sono coinvolte persone che comunicano tra loro a vario titolo.

I protagonisti offrono una facciata al pubblico che li osserva. Si tratta del proprio volto, delle proprie espressioni facciali, della propria gestualità, ma è anche l’abbigliamento, sono le caratteristiche personali (età, colore della pelle, status sociale) (Ibidem. pag. 33-35).

Un medico in camice bianco propone una facciata specifica, come un meccanico in tuta da lavoro, oppure come un barbone seduto per strada.

Lo status sociale espresso da ogni persona delinea poi meglio il suo posto e il suo ruolo nella società. Il politico, ad esempio, in pubblico si carica di grande importanza coerentemente al suo status sociale, si atteggia, si pavoneggia.

Lo stesso vale per il grande medico luminare e detentore di cattedra universitaria, il quale tende sempre a mostrare il suo livello sociale, si dimostra “snob” come i nobili di un tempo (Ibidem, pag. 36).

Il dirigente d’azienda spesso e volentieri fa valere la sua posizione dominante su dipendenti e lavoratori precari.

Altri individui nel sociale tendono a proporre una facciata artefatta, perché nella comunicazione desiderano dare di sé un’impressione positiva, diversa da ciò che in realtà sarebbe. L’esempio estremo riguarda il truffatore, che avvicina le vittime con modi rassicuranti, tende a proporre di sé una facciata positiva, nasconde le proprie reali intenzioni.

 

La comunicazione artefatta

Di fronte “alla gente”, l’attore si pone in una situazione di osservato speciale. Ciò che desidera comunicare è al vaglio dei presenti. Non tutti i pensieri che gli passano per la mente possono essere esternati, per cui vale il principio della selezione.

L’attore comunica contenuti selezionati, tenta di porsi in una luce positiva davanti ai suoi osservatori (comparse, platea). La sua comunicazione è artefatta, potrebbe non essere sincera. L’attore modera le parole, gli atteggiamenti, i gesti, la postura.

Egli si comporta in maniera diversa da come farebbe in famiglia o con gli amici: perché il sociale ha le sue regole, pretende moderazione, buone maniere, esige che l’estremismo comunicativo sia evitato.

 

Il teatro giudiziario

Il sistema giuridico è uno dei poteri dello Stato, che si arroga la facoltà di giudicare sulle controversie tra le persone e le società, le associazioni, le istituzioni (T. Martines, “Diritto pubblico”, Giuffrè, Milano, 1995, pag. 409-410).

Il tribunale è la sede principale del sistema giuridico. Al suo interno, le persone sono chiamate a spiegare la loro condotta e ad essere giudicate.

Il tribunale è organizzato e gestito apparentemente come un teatro: l’accusa, la difesa e il magistrato sono gli attori principali (i protagonisti), i testimoni sono gli attori secondari (le comparse), il pubblico che presenzia è come il pubblico seduto in platea.

Ognuno di costoro recita la parte prevista dal suo ruolo, i protagonisti devono convincere tutti gli altri di avere ragione.

Il processo è un esempio del sociale: le persone coinvolte comunicano a turno con le altre. Non possono sottrarsi alle domande, sono costrette a rispondere a qualsiasi domanda che le riguardano in pubblico.

Il discorso in tribunale, dal film “Carlito’s way” di Brian De Palma, 1993.

 

Un caso emblematico

Abbiamo osservato direttamente un caso di recitazione sociale. Il contesto è l’ambiente di lavoro.

Due maestre di scuola lavorano in coppia, gestiscono una classe di bambini. Apparentemente tra loro c’è concordia, la loro comunicazione reciproca è improntata alla cordialità manifesta.

Grazie ad un’analisi più approfondita, abbiamo scoperto invece che tra le due maestre non corre buon sangue. Una detesta l’altra per motivi personali e professionali.

Sempre quella attua comportamenti lesivi della professionalità dell’altra: tenta di prendersi i meriti per l’attività didattica, non le comunica informazioni importanti per la gestione della classe, fa fronte comune con altre insegnanti a danno della collega. L’insegnante oggetto di pratica lavorativa ampiamente scorretta utilizza tecniche comunicative moderate per mantenere la calma, per evitare lo scontro aperto.

Entrambe in pubblico, davanti ai genitori ai bambini e alle altre insegnanti, recitano un copione rassicurante, fanno finta che vada tutto bene per non allarmare nessuno. Se qualcosa andasse storto e una delle due decidesse di comunicare in pubblico il suo disappunto, sicuramente si aprirebbe un caso difficile.

La scena così descritta è delicata e molto difficile da risolvere. Anche una storia apparentemente limitata tra due persone al lavoro, come quella descritta, apre scenari sociali complessi.

La comunicazione tra le persone è complessa (N. Luhmann, R. De Giorgi, “Teoria della società”, Angeli, Milano, 1995, pag. 43). Pertanto, affermiamo che anche il sociale, nonché la recitazione nel sociale, siano complessi.

Rimandiamo al nostro articolo dal titolo “Complessità”.

 

Interpretare l’interpretazione

Perché è importante comprendere il sociale e la sua rappresentazione?

Per il fatto, semplice e banale, che la vita umana è sociale. Per ogni attività umana è necessario e imprescindibile relazionarsi con altre persone.

La prospettiva della rappresentazione teatrale permette di cogliere il quadro del sociale nella sua essenza.

In pubblico le persone recitano una parte, interpretano un ruolo, lo status sociale è una delle chiavi di lettura. Se letta correttamente, l’interpretazione sociale delle persone fornisce utili elementi per comprendere la situazione che si ha di fronte.

Il sociale è valore di scambio (G. Piazzi, “La ragazza e il direttore”, Angeli, Milano, 1995, pag. 101), per cui nelle relazioni persiste quello scambio, generalizzato, astratto, diremmo ‘interessato’.

 

Osservare il sociale

Forse esistono davvero pochi buoni osservatori del sociale in giro. Il sociale è un grande palcoscenico sul quale vogliono salire in molti, recitare la loro parte e dare di sé una buona impressione. Il sociale è un grande spettacolo, è ciò che il cinema e il teatro chiamano la “vita reale”.

Esso è correlato alla comunicazione, nella comunicazione si parla di interazione tra le persone. Solo attraverso la comunicazione, le persone sono riconosciute come tali, altrimenti socialmente non esistono.

Osservare il sociale, cioè come e cosa comunicano le persone in ogni ambiente, fornisce agli osservatori gli elementi per capirlo, per comprendere cosa sia davvero il sociale e quali siano le sue tendenze.

Essere conformi al sociale (che generalizza) è un fatto positivo, essere asociali o antisociali è negativo perché si risulta esclusi, emarginati, dimenticati.

Farsi degli amici è un fatto sociale, trovare un lavoro consono è un fatto sociale, ricevere aiuto in circostanze difficili è sempre un fatto sociale.

Persino le relazioni di carattere religioso (all’interno dei gruppi di espressione religiosa) hanno caratteristiche di tipo sociale.

Pertanto, il sociale è obbligatorio, onnicomprensivo, generalizzante, universale, astratto, è merce di scambio nella società.

Il sociale è rappresentazione di sé al pubblico.

 

Riferimenti per approfondire l’argomento

E. Goffmann, “Il comportamento in pubblico”, Einaudi, Torino, 1971

E. Goffmann, “Relazioni in pubblico”, Bompiani, Milano, 1981

A. Giddens, “Sociologia”, Il Mulino, Bologna, 1994, pag. 97-98

A. Bagnasco, M. Barbagli, A. Cavalli, “Corso di sociologia”, Il Mulino, Bologna, 1997, pag. 96-97

 

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