Il dentista

Il dentista genera inquietudine

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Il dentista

Il mio dentista non si cura della mia specifica esistenza emotiva, a lui interessa solo la biomeccanica della mia dentatura. Non gli importa gran che se io, salendo sul suo dannato lettino medico, quasi me la faccio sotto ogni volta. In qualche occasione mi guarda stupito, poi sorride quando prende in mano uno dei suoi terribili ferri chirurgici.

Il mio dentista è molto alto, ha una forte muscolatura, è considerato unanimemente un gran bell’uomo. Le sue mani sono grandi e potenti, vanta una presa molto sicura.

Dal canto mio, non mi frega un accidente se è un bell’uomo. A me del suo lato estetico non interessa nulla. Ciò che invece mi piace pensare è di andarmene alla svelta dal suo ambulatorio, senza ricordi troppi duri.

Io ho sempre augurato ogni bene al mio dentista e tuttora gliene auguro. Spero di tutto cuore che stia sempre bene e che si diverta un mondo, ovunque egli vada. Ogni volta che lo vedo mi ricordo di queste parole e ho la conferma che i miei auguri gli sono arrivati, compresi di interessi.

Il mio dentista è un uomo sorridente e di spirito. Odora di disinfettante, è manifestante pulito, oserei dire igienizzato. E’ altamente professionale e capace, ha larghe conoscenze tecniche. Prova a mettermi tranquillo, ma con me funziona poco. Le sue attenzioni sono sempre direzionate all’anatomia della mia bocca, impossibile negarlo. Io mi inquieto.

Quando esco dal perimetro del suo ambulatorio sento la tensione svanire velocemente. Quando poi mi avvicino alla scrivania della sua segretaria, per il conto, sento di nuovo salire una certa inquietudine. La ricevuta fiscale parla chiaro, carta canta. Le mie magre finanze ricevono un nuovo duro colpo. E’ così per ogni appuntamento finale, quando la calcolatrice dell’impiegata lavora vorticosamente sotto le sue mani affusolate, da pianista. L’eleganza e la simpatia dell’impiegata non ammorbidiscono il colpo sul mio bancomat.

Finalmente esco del tutto dall’ambulatorio, ricordando le parole perentorie del dentista “puoi mangiare non prima di un ora”. Il mio stomaco si è annodato con un evoluzione degna di un artista circense. Ora l’immagine più vicina a descriverne le caratteristiche è semplicemente il deserto del Gobi.

Sento la salivazione aumentata a livelli prossimi alla non sopportazione, una parte della faccia è apparentemente gonfia e insensibile. La lingua è pervasa da un fastidioso formicolio. Il solo pensiero di mettere del cibo sotto ai denti, mi produce pensieri deliranti.

Se non fosse stato l’ultimo appuntamento, avrei dovuto mandare il pensiero avanti di almeno un paio di giorni, in modo da attutire il panorama di una nuova seduta clinica. Invece, se tutto si chiude li, beh allora il sollievo è duplice, è moltiplicativo.

E’ un copione che si ripete ogni volta, ogni dannata volta che mi trovo dentro all’eventualità di un controllo medico dentistico.

Io trovo simpatico il dentista, come persona, purtroppo però perdo l’opportunità di apprezzarne la cultura, la simpatia, gli eventuali insegnamenti. Sarebbe bello giocarci a carte o a risiko, ma temo che succeda inevitabilmente di guardarlo, come se avesse un camice bianco addosso ed un trapano chirurgico in mano.

Altro capitolo, ma sempre connesso al precedente, riguarda l’igiene dentale. Com’è possibile temere la pulizia professionale dei denti? E’ la solita e noiosa domanda che mi sento rivolgere sempre. Io rispondo che se devo dare ogni volta la solita e noiosa risposta, è meglio che me ne stia zitto. Il mio parere sull’igiene dentale è presto detto: è un fastidio raggelante. Sono circa cinquanta minuti, vissuti tra brividi freddi e strani rumori provenienti da sotto il mio naso. A tutto ciò aggiungo poi odori non convenzionali.

Nel mio caso, l’igienista dentale è una ragazza comprensiva, dalle mani concilianti. Prima di partire mi spiega cosa andrà a fare. Come il dentista, suo collega, dimostra alta professionalità e competenza. Questo mi incute una certa tranquillità, è innegabile.

Tuttavia, il fastidio rimane, fino alla fine.

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