Culture incompatibili e integrazione assente

La convivenza civile è incrinata dalla presenza di

culture incompatibili

 

Manifesto propagandistico a favore dell’islamizzazione degli Stati Uniti d’America

 

 

Alcuni occidentali, tra cui il presidente americano Bill Clinton, hanno sostenuto che l’Occidente non ha alcun problema con l’Islam, ma solo con gli estremisti islamici violenti. Millequattrocento anni di storia dimostrano tuttavia il contrario. I rapporti tra Islam e cristianesimo, sia ortodosso che occidentale, sono stati spesso burrascosi”.

S. Huntington, “Lo scontro delle civiltà

 

 

Introduzione

Riprendiamo le riflessioni iniziate nel nostro contributo dal titolo “Integrazione fittizia”, con l’intenzione di aggiungere altri elementi per una lettura più sistematica del rapporto tra cultura teoricamente dominante e cultura accolta.

Se esiste un problema in seno all’immigrazione in Occidente, esso riguarda sempre più nitidamente il rapporto tra la cultura (ex) cristiana ed ebraica e la cultura islamica immigrata: culture incompatibili.

 

Favorevoli e scettici

Gli intellettuali politicamente schierati e i loro accoliti si ostinano a sostenere che l’Islam si adatterà bene in Occidente. Uno degli argomenti a supporto della loro tesi si basa sulla supposta occidentalizzazione degli immigrati (in particolare musulmani) che costantemente arrivano in Europa. Ma così non è stato per motivi storici, sociali e religiosi.

Solo un’ingenua arroganza può indurre gli occidentali a credere che i non occidentali verranno ‘occidentalizzati’ semplicemente acquistando merci occidentali” (S. Huntington, “Lo scontro delle civiltà”, Garzanti, Milano, 2001, pag. 72).

Questo potrebbe essere chiamato lo schieramento dei globalisti e/o del politicamente corretto, che qualunque cosa succeda non incrina mai la sua posizione, ma tende sempre a giustificare la devianza culturale come normale.

L’Islam non è una cultura (secondo alcuni una civiltà a sé stante) che accetta di essere assimilata, al contrario, ovunque si è insediata ha lavorato per sottomettere le popolazioni autoctone alla propria legge, la Sharia.

Ciò detto significa “islamizzare” un paese, una nazione, renderla parte integrante del territorio musulmano (la Ummah).

Abbiamo esempi eclatanti in altri paesi europei come la Francia, il Belgio e la Svezia, dove le istituzioni locali si sono piegate agli usi e costumi dei nuovi arrivati, senza fare nulla per mettere dei limiti a ciò che diventava devianza culturale e incivile convivenza.

 

 

Video “Islamic state of Stoccolma”

 

 

 

Assimilazione?

In prospettiva futura, la pace e la prosperità dell’Europa dipendono dalla capacità di questi nuovi arrivati (e dei loro figli e nipoti) di assimilarsi alla vita europea” (C. Caldwell, “L’ultima rivoluzione dell’Europa”, Garzanti, Milano, 2009, pag. 20).

In poche e chiare parole è quello il ‘succo del discorso’ in tema di integrazione delle masse immigrate, che sono già in Europa e che vi stanno tuttora giungendo. Assimilazione non significa rinunciare alla propria identità culturale perciò etnica, significa invece riconoscere e rispettare la cultura, gli usi e i costumi della società che ospita gli stranieri immigrati, senza farsi conquistare dai vari estremismi (“islamisti/islamici”), che in verità mirano a distruggere e soggiogare la cosiddetta civiltà europea.

 

 

Aprire gli occhi all’Occidente

Quando gli attentatori usarono degli aerei per colpire gli Stati Uniti d’America, l’11 settembre 2001, poche voci si alzarono per denunciare il vile attacco “islamista”; furono decisamente di più le voci che si alzarono per scagionare l’intera civiltà islamica.

Oriana Fallaci fu una delle intellettuali più indignate dagli attentati aerei, nei quali morirono numerose vittime innocenti. Le sue invettive le procurarono accuse, insulti, minacce.

In Francia si sollevarono le voci di alcuni filosofi e saggisti (M. Onfray, A. Finkielkraut, E. Zemmour, M. Houllebecq), così pure in Gran Bretagna (Bat Ye’Or).

Gli schieramenti politici presero posizione a favore delle comunità musulmane, facendo finta di non vedere le chiare scene di giubilo nelle strade dei paesi musulmani.

Una guerra era ufficialmente iniziata, il braccio armato dell’Islam aveva colpito senza farsi scrupoli.

 

La doppia lealtà

L’empatia tra musulmani in Europa crea un grave problema potenziale che non esiste in altre immigrazioni” (C. Caldwell, “L’ultima rivoluzione dell’Europa”, Garzanti, Milano, 2009, pag. 176 e segg.).

Il filosofo francese A. Finkielkraut scriveva “lo straniero sarà fedele alla Repubblica?” (“L’identità infelice”, Guanda, Milano, 2015). Non è una domanda banale.

E’ stato riscontrato che immigrati musulmani in Europa e Stati Uniti hanno dichiarato in percentuale cospicua di sentirsi musulmani prima che inglesi, francesi, tedeschi, italiani o americani. Inoltre, è stato registrato un alto tasso di fedeltà prioritaria alla legge islamica (Sharia) piuttosto che alle leggi della nazione occidentale ospitante.

 

Indagine sui turchi musulmani in Germania

In un articolo datato 5 luglio 2016, sono stati resi noti i risultati di una ricerca condotta dalla Università tedesca di Muenster, dal titolo “Integrazione e religione dal punto di vista dei turchi che vivono in Germania” (Integration und Religion aus der Sicht von Türkeistämmigen in Deutschland / Integration and religion as seen by people of turkish origin in Germany).

Di fronte all’affermazione “l’osservanza dei comandamenti della mia religione è per me più importante rispetto alle leggi dello Stato in cui vivo“, il 47% degli intervistati ha concordato. La percentuale sale al 57% se si considerano solo gli immigrati turchi di prima generazione.

Circa un terzo degli intervistati (32%) è a favore della prospettiva espressa dalla frase “i musulmani dovrebbero battersi per tornare a un ordine societario come ai tempi di Maometto“.

Il 20% in totale, il 25% degli appartenenti alla prima generazione, considera che “la minaccia che l’Occidente pone verso l’islam giustifica la violenza“.

Ben il 7% degli intervistati ritiene che “la violenza è giustificata per diffondere l’Islam“. Come ben fa notare l’autore dell’articolo divulgativo, il 7% dei tre milioni di turchi musulmani residenti in Germania ammonta a 210 mila persone favorevoli alla lotta armata per propagandare l’Islam.

I ricercatori dell’Università di Muenster, analizzando i dati, hanno concluso che non meno del 13% degli intervistati sia da considerare come “fondamentalista religioso”, quindi un potenziale pericolo per la democrazia tedesca. Il 13% del campione corrisponde a 400 mila persone appartenenti alla comunità turca musulmana residente in Germania.

 

Indagine sull’integrazione in Europa

In un articolo comparso il 6 marzo 2019 sul blog on line “Sputnik news”, in lingua inglese, il professore R. Koopmans dell’Università Humbolt di Berlino comunicava alcuni importanti risultati della sua pluriennale ricerca, relativa all’integrazione sociale degli immigrati musulmani in Europa.

La semplice, quanto sconcertante, conclusione è che quelli sono difficilmente integrabili nelle società europee.

Il prof. Koopmans ha verificato che nessuna delle società occidentali sia riuscita ad integrare i musulmani nei propri confini. Nonostante siano riscontrabili singoli casi di integrazione, il quadro generale rimane scoraggiante e molto preoccupante.

Intorno al 65% del campione di musulmani turchi e marocchini consultati pensano sia più importante la legge islamica (Sharia) delle leggi della Germania che li ospita. Gli stessi immigrati musulmani si considerano separati dagli altri gruppi etnici non musulmani, inoltre si dimostrano refrattari all’interazione interetnica. Il 60% degli intervistati ha comunicato di essere ostile agli omosessuali e agli ebrei.

Per quanto riguarda il fondamentalismo islamico (islamista), oltre il 50% degli intervistati ha affermato di essere in accordo con i suoi principi, esclamando che l’interpretazione fondamentalista del testo sacro islamico (il Corano) li previene/salva dall’integrazione in Occidente.

Il prof. Koopmans afferma che non ci sia in verità un problema dell’Islam in sé, quanto piuttosto un problema di interpretazione da parte dei musulmani a livello globale. Infatti, pare che i fondamentalisti usino un’interpretazione letterale del testo sacro come se vivessero ancora nel settimo secolo e non nel ventunesimo.

In pratica, l’Islam contemporaneo sarebbe culturalmente fermo a un periodo pre-medievale. Pertanto, l’Islam contemporaneo è/sarebbe una grave minaccia alla pace mondiale, poiché esso evita l’integrazione.

 

Opinioni

In un altro articolo, comparso sulla versione on line del mensile italiano “Tempi.it” il 19 dicembre 2018, il professore emerito e saggista Felice Dassetto ha delineato alcuni elementi interessanti all’indomani dell’attentato di Strasburgo (11 dicembre 2018).

Secondo Dassetto, il fondamentalismo islamico/islamista non si è mai indebolito, piuttosto rimane intorno all’80% l’adesione all’identità religiosa islamica. Il radicalismo e il fondamentalismo sono un punto fisso nel panorama islamico, fin dalla madre patria. Tanto è vero che il terrorismo islamico/islamista non indigna la maggioranza degli stessi musulmani.

Manca, secondo Dassetto, un progetto di “politica islamica” che proponga un percorso alternativo a quello proposto dai Salafiti e dai Fratelli Musulmani, ovverosia lontano da ciò che vuole l’élite islamica globalista.

 

Non riuscirete ad integrarli

La società francese ha una lunga esperienza di immigrazione dal mondo musulmano, che ha voluto gestire con il metodo chiamato “Assimilationniste français”, esso ha come principio generale l’assimilazione degli immigrati, qualunque provenienza culturale abbiano.

Ebbene, il metodo assimilazionista francese non ha potuto ottenere risultati positivi con l’immigrazione musulmana, le cui comunità etniche si sono arroccate in ghetti urbani islamici (le banlieues), hanno condotto lotte sociali e politiche contro la laicità e il principio di uguaglianza sancito dalle normative francesi.

In teoria, qualsiasi cultura profondamente diversa può incontrare difficoltà nel processo di assimilazione alla vita europea. In pratica, però, è l’Islam a creare i problemi più gravi” (C. Caldwell, “L’ultima rivoluzione dell’Europa”, Garzanti, Milano, 2009, pag. 19).

Studiando l’Islam abbiamo davanti un esempio antropologico di cultura incompatibile.

 

Il vuoto d’identità

Da più parti, studiosi e analisti avvisano l’Opinione Pubblica che l’Occidente (Europa e Nord America) è in forte crisi d’identità.

La prima conseguenza è l’idolatria costruita sul multiculturalismo e la spasmodica tutela delle minoranze. La società occidentale si sposta maggiormente sul lato della esterofilia, a tutto vantaggio delle etnie immigrate, le quali conservano i propri usi e costumi come se fossero in patria, talvolta anche meglio, perché possono contare sulla garanzia di un maggior numero di diritti civili e sociali.

L’Europa come entità politica non ha una vera e propria identità condivisa, tanto che nell’istituzione sovranazionale chiamata Unione Europea, molti cittadini si sentono francesi, tedeschi, spagnoli, polacchi eccetera, ma non europei.

Sappiamo dagli studi e dalle ricerche di studiosi specialisti che l’Islam in Europa e negli Stati Uniti è saldo nella sua identità religiosa, culturale, politica.

L’Islam in Occidente non ha alcuna intenzione di cedere di un passo verso l’integrazione.

 

 

Video estratto dalla puntata di Rai 2 Dossier “Oriana” di Anna Mazzone del 15 giugno 2019, rimandato in onda sabato 31 agosto 2019 ore 23:30.

Il prof. Pellicani dell’Università LUISS di Roma spiega il futuro dell’Islam in Europa

 

 

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