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COVID-19 il virus globalista

covid-19 virus globalista

L’agente patogeno corre veloce sulle vie della globalizzazione

 

covid-19 virus globalista
Un fermo immagine della diffusione del COVID-19

 

 

 

Vent’anni dopo il duemila

Il Mondo Occidentale è sotto l’assedio di un virus venuto dall’Estremo Oriente. Si chiama CoronaVirus COVID-19, è particolarmente feroce e pericoloso. L’aspetto più degno di nota è che questo virus (parente stretto di altri virus di tipo influenzale) ama particolarmente i rapporti sociali umani.

È così, si trasmette velocemente anche solo stando vicino ad altre persone. Le autorità sanitarie suggeriscono (o meglio impongono) di allungare la distanza sociale a oltre un metro.

Il distanziamento sociale è sancito per decreto governativo, salvo l’utilizzo di materiale sanitario protettivo come mascherine e guanti, approvati dalle stesse autorità sanitarie.

Lasciamo volentieri agli scienziati le discussioni tecniche riguardo alla natura e al trattamento clinico del cattivissimo CoronaVirus. Noi invece rivendichiamo uno speciale interesse riguardo alle conseguenze sociali portate dalla pandemia in atto.

 

Infezione globale

Il contagio virale è partito dalla Cina, come tutti sanno, dalla metropoli di Wuhan, nella provincia di Hubei, un contesto urbano di oltre dieci milioni di abitanti, che allargato alla cintura circostante pare sia popolato da sessanta milioni di persone.

 

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La provincia cinese da dove è partita l’epidemia di COVID-19 il virus globalista

 

Specialisti, analisti (i soliti) e perfetti sconosciuti si sono cimentati nel fare ipotesi su come il virus sia potuto dilagare fuori da Wuhan, prima nel sud est asiatico, poi in Asia centrale, fino ad arrivare in Europa e Stati Uniti.

Che sia stato un gruppo di persone, un uomo d’affari, un professore universitario, un turista, un pellegrino o chicchessia, in ultima analisi ha poca importanza, ciò che davvero conta, secondo la nostra prospettiva, è il canale che ha permesso una diffusione così veloce: la globalizzazione.

È stato tramite i canali di trasporto della globalizzazione che l’aggressivo corona virus ha potuto viaggiare e infettare milioni di chilometri quadrati dell’intero globo terrestre.

 

Virus cosmopolita

Il COVID-19 ha attraversato bellamente tutte le frontiere presenti in oltre dieci mila chilometri, che lo separavano dall’Europa comunitaria. Il CoronaVirus ama la società aperta, la comunicazione interpersonale grazie alle quali riesce a trasferirsi, a moltiplicarsi su decine e decine di “ospiti umani”.

È fin troppo ovvio definire cosmopolita il CoronaVirus COVID-19.

Nella marea di interviste mandate in onda sui vari canali televisivi, hanno spiccato quelle di personaggi smaccatamente a favore del cosmopolitismo, i quali hanno dichiarato che il virus non si poteva fermare, nessuna frontiera lo ha fermato. Un certo compiacimento si poteva notare nei loro sorrisi (spettrali).

 

Non potremmo pensare che, forse, nessuna dirigenza politica nazionale abbia davvero voluto fermare il COVID-19?

 

La globalizzazione economica

I rapporti commerciali e di scambio tra gli stati prevedono il trasferimento reciproco di merci e capitali. La comunicazione telematica offre opportunità di pagamento, di informazione, di supporto al commercio.

Anche i lavoratori rientrano nell’insieme economico, di tutti gli scambi trans-nazionali. Si tratta della realtà creata dalla globalizzazione, che è nata per lo sviluppo dell’economia e della finanza.

Ma le persone che non sono lavoratori? Rientrano nella parte di globalizzazione che riguarda tutto il resto: studio, turismo, emigrazione.

Le merci passano sempre (o quasi sempre) perché c’è un contratto commerciale che regola il trasferimento. Le persone non passano sempre, anzi: chi può esibire un’adeguata disponibilità economica trova le porte aperte.

 

Controlli a colabrodo

Si passa la frontiera con il documento chiamato passaporto, esibendo un visto firmato dal consolato o dall’ambasciata dello stato nel quale si vuole entrare. Il Coronavirus è passato nonostante non avesse un passaporto, o meglio, ha passato la frontiera esibendo il passaporto dell’ospite dentro il quale viaggiava.

Sappiamo che poco prima della crisi sanitaria cinese, pochi o nulli controlli sono stati fatti alle frontiere europee, soprattutto italiane. I contagiati, di ritorno dalla Cina, hanno fatto rientro alle loro case, si sono ricongiunti ai loro cari, hanno fatto aggregazione con pochi o molti conoscenti e sconosciuti nella propria città.

Dopo che fu lanciato l’allarme sanitario, non furono comunque prese le idonee misure di controllo, le autorità politiche italiane hanno banalizzato il problema, minimizzando il pericolo di contagio.

Hanno continuato ad entrare e a circolare liberamente persone potenzialmente contagiate, nell’indifferenza della politica.

 

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Controlli ai viaggiatori con termoscanner

 

Controlli con termoscanner negli aeroporti italiani dal 6 febbraio 2020

Il 20 febbraio ancora non si controllavano i viaggiatori nelle stazioni ferroviarie

Domande e risposte sul COVID-19: parte 1, parte 2.

 

Nel nome dell’ideologia

Forse per non creare allarmismo, oppure più plausibilmente per motivi ideologici, le autorità governative italiane hanno preferito accusare di razzismo chi chiedeva maggiori controlli (da molte parti della società civile, di qualunque appartenenza).

Sono state ideologiche le iniziative del tipo abbraccia un cinese, che intendevano mostrare l’infondatezza delle proposte di chiusura delle frontiere, nonché la tesi dell’untore a danno della comunità cinese.

D’altronde, secondo la prospettiva cosmopolita (ideologica), si potrebbe considerare il CoronaVirus COVID-19 come un immigrato irregolare che ha violato con successo le frontiere nazionali. È un cosmopolita, è un globalista a tutti gli effetti. Odia le frontiere, ama il sociale, ama i capannelli delle persone, i loro eventi aggregativi, le feste, lo sport soprattutto di gruppo.

Il Corona virus ha eluso i controlli forse proprio perché i controlli non ci sono stati, oppure sono stati fatti in modo discutibile, o ancora sono stati fatti con grande ritardo.

E’ possibile che sia stato chiuso un occhio, o tutti e due, in ossequio a certe posizioni ideologiche della maggioranza?

 

Invitiamo a leggere l’articolo del prof. L. Ricolfi sul quotidiano romano Il Messaggero.

 

Le responsabilità del regime cinese

Anche a monte dell’infezione, sono riscontrabili grosse responsabilità nello scoppio della pandemia globale.

 

COVID 19 virus globalista
Wet Market” di Wuhan

 

Le autorità del regime autoritario cinese hanno deliberatamente messo a tacere gli allarmi promossi dai medici che lavoravano nei vari ospedali di Wuhan. Lo stesso presidente della Repubblica Popolare cinese Xi Jinping sapeva dell’epidemia dal 7 gennaio 2020.

Le stesse autorità hanno minimizzato le notizie che circolavano negli ambienti cinesi, hanno così rallentato l’attivazione della macchina sanitaria, che avrebbe potuto rispondere efficacemente alla propagazione dell’infezione virale.

Invece di bloccare l’epidemia, il regime comunista cinese ha nascosto le informazioni, ha deviato l’attenzione dell’opinione pubblica per non offuscare il momento auto celebrativo, in occasione dei congressi del partito a gennaio 2020.

Il resto del Mondo ha saputo dell’epidemia quando era già in atto e uscita dalla stessa Cina, i paesi confinanti e quelli occidentali non hanno potuto prepararsi per tempo.

 

Alla fine, i porti sono stati chiusi

Il giorno 11 marzo 2020, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che il Corona Virus è diventato ufficialmente una pandemia, ossia una epidemia che ha colpito una tale quantità di paesi da definirsi globale.

A seguito di tale dichiarazione e con l’aumentata aggressività/letalità del COVID 19, numerosi paesi hanno chiuso le frontiere, lasciando passare solo le merci (globalizzazione economica).

Il contagio si è progressivamente diffuso anche a causa di persone che non hanno interrotto le proprie interazioni sociali faccia a faccia.

Prima l’Italia ha chiesto alla popolazione di restare a casa, seguita poi da altre nazioni europee. Gli esperti sanitari affermano che l’unico modo di fermare il contagio è ridurre i contatti tra le persone, meglio che rimangano a casa. Le restrizioni in questo senso si sono fatte sempre più pressanti, anche per costringere tanti refrattari a restare a casa.

 

Il virus globalista

A conti fatti, il Coronavirus COVID-19 è un agente patogeno cosmopolita e globalista. Ama i porti aperti, ha violato le frontiere di tutto il Mondo, si è propagato grazie alle relazioni sociali delle persone.

Si è servito dei mezzi della globalizzazione economica, ha viaggiato gratis ovunque seguendo la via delle merci in tutto il globo.

Ha beneficiato dell’ideologia della società aperta, che mira ad eliminare le frontiere e qualsiasi controllo in entrata e in uscita.

Con la sua veloce e capillare diffusione, il Coronavirus ha contribuito a mettere agli arresti domiciliari almeno un miliardo di persone a livello globale, ha minato le relazioni sociali di altrettanti individui, ha allungato le distanze relazionali, ha fatto chiudere le scuole e lasciato a casa migliaia e migliaia di studenti, ha ucciso decine di migliaia di persone.

Da ultimo, ha comunicato alla società globale che la globalizzazione non può che essere economica e finanziaria, ma soprattutto ha fatto presente che la globalizzazione delle persone non può funzionare senza controlli, alla frontiera.

 

Nessun allarmismo

Terminiamo questo contributo, proponendo un interessante documento video, nel quale noti personaggi cosmopoliti dissertano sulla diffusione del COVID19 Coronavirus. E’ un intervista del 2 febbraio 2020, i protagonisti si preoccupano di non diffondere allarmismo e di rassicurare la cittadinanza.

Alla fine di marzo 2020, i morti sono più di ottomila.

 

 

 

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Pubblicato da Il Sociale Pensa

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