1 maggio – Festa del lavoro e dei lavoratori

Primo maggio festa del lavoro

 

primo maggio
Primo maggio

 

Il lavoro e il suo significato

Il lavoro è l’attività principale degli esseri umani. “Il lavoro può essere definito come lo svolgimento di compiti che richiedono l’esercizio di uno sforzo mentale e fisico e che hanno come obiettivo la produzione di beni e servizi destinati a soddisfare i bisogni umani”.

Ogni attività umana che produce qualcosa, sia intellettualmente che fisicamente, può essere chiamata lavoro.

Direttamente correlata al lavoro è l’occupazione: “una prestazione di lavoro regolarmente retribuita con un salario o uno stipendio. In tutte le culture, il lavoro è la base del sistema economico – o economia – costituito da quelle istituzioni che provvedono alla produzione e alla distribuzione di merci e servizi”.

[“Sociologia” A. Giddens, ed. Il Mulino 1996, pag. 441].

Si capisce immediatamente che senza lavoro non c’è sopravvivenza, non c’è benessere, non c’è risparmio, non c’è futuro. Un vecchio e famoso adagio recita “il lavoro nobilita l’uomo”. A causa delle crisi economiche, il lavoro è diventato un bene prezioso, perché scarso. Questa riflessione è valida soprattutto in Italia.

 

Le origini

 

festa del lavoro
Le origini della festa del lavoro

 

Il giorno del primo maggio è diventato festa dei lavoratori e del lavoro prima a Parigi nel 1889, in Italia nel 1891. La festività ricorda i manifestanti e i lavoratori caduti per i propri diritti nel maggio 1886 a Chicago (USA), la rivolta di Haymarket. La polizia sparò sui manifestanti per disperderli.

Wikipedia

Focus

 

Ha senso celebrare e festeggiare il lavoro?

Si, ha senso se esso è riconosciuto come principio collettivo, condiviso e accettato all’unanimità. Viceversa, non ha senso festeggiare il lavoro se prevale la logica corrotta ed egoista dell’indifferenza verso la disoccupazione.

Il primo articolo della Costituzione della Repubblica Italiana recita: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

E’ un articolo talmente letto e conosciuto che ormai nessuno ci fa più caso, nemmeno quando si leggono i dati sulla disoccupazione e sui poveri.

Il lavoro è prima di tutto un diritto, poi diventa un dovere perché porta con sé delle regole di condotta. Su questi elementi è doveroso ragionare e puntare per creare un’avvenire positivo per i giovani.

 

Cultura del lavoro

La ricorrenza del primo maggio è un’ottima occasione per parlare di cultura del lavoro: onestà, dignità, flessibilità, passione, impegno. Si tratta di tutte le persone che lavorano correttamente, amando ciò che fanno e trattando bene chi sta loro attorno.

Al contrario, si potrebbe ragionare in negativo, cioè segnalare cosa non fa parte della cultura del lavoro:

  • La mancanza di sicurezza sul luogo di lavoro;
  • Le assunzioni in nero e irregolari a vario titolo;
  • La corruzione;
  • Gli imprenditori senza scrupoli (a pari merito con il punto precedente);
  • La discriminazione nei confronti delle donne, dei giovani e di altre categorie mal considerate;
  • L’assenteismo dei dipendenti pubblici;
  • L’ignoranza, l’arroganza e la prepotenza di certi dirigenti, che credono di essere divinità greche o personaggi della tv;
  • La maleducazione degli impiegati di qualsiasi ufficio, che prendono le ore di lavoro come una condanna ai lavori forzati;
  • La prassi di certi professionisti che non rispondono al telefono in orario di lavoro e nemmeno richiamano;
  • I licenziamenti indiscriminati coperti da ridicole scuse;
  • Il fenomeno degli esodati.

 

Se ai lavoratori comuni è richiesto di manifestare una certa cultura del lavoro, a maggior ragione ciò deve essere preteso dalla dirigenza aziendale e politica del Paese. I reati dei “colletti bianchi” e degli “onorevoli” sono numerosi e molto dannosi per l’economia nazionale.

E’ anche auspicabile ottenere il miglioramento della condizioni di lavoro, per esempio i permessi per i figli, per la cura dei propri cari.

Cercare un lavoro e la cultura del lavoro

 

Male occupati

Poi c’è la triste verità del “lavoro qualsiasi”, ossia fare un certo lavoro per forza, un mestiere per il quale non si ha nessuna vocazione. Per esempio, un tecnico radiologo che per lavorare deve andare a fare il contadino (e non gli piace), il filosofo che deve lavorare come contabile, il giurista che accetta un lavoro da magazziniere eccetera, eccetera. Giovani e meno giovani con una specializzazione che, in mancanza d’altro, accettano mestieri diversi dal proprio. Con queste premesse non si va volentieri la mattina a lavorare.

 

Che genere di risonanza ha oggi la festa del lavoro?

Attualmente, la festa del lavoro ha perso la sua forza evocativa. Ha perso la sua sostanza morale. Il massimo d’interesse in questa giornata è dato dal concerto musicale programmato in Piazza San Giovanni a Roma, copiato in altre piazze d’Italia.

Il consueto corteo dei lavoratori è ridotto alla passerella dei sindacalisti, dei politici e dei loro seguaci.

 

Il concertone

Per molta gente il primo maggio è un occasione per un ponte e per una gita, piuttosto che discutere dei diritti del lavoro.

Non si segnalano seminari sui diritti dei lavoratori, sulle prospettive occupazionali, sulle proposte per aumentare i giovani occupati e per ridurre le tasse sul lavoro.

Non ci sono conferenze di sensibilizzazione alla corretta etica professionale.

Tutt’oggi la festa del lavoro è una pallida immagine di ciò che era alla nascita. E’ rimasta invischiata nelle logiche clientelari dei sindacati, che se ne sono appropriati facendo a gomitate con la politica.

I sindacati

 

Per approfondire

Sommario delle crisi economiche

Lavoratori esclusi

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