Sommario storico delle crisi economiche

Ragionando sul passato prossimo, per capire il presente

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L’arrivo degli anni settanta portò in dote l’interruzione della crescita economica e del famoso “boom economico”, il tutto iniziato alla fine degli anni cinquanta. Nel 1973 partì la crisi economica causata dalla carenza delle materie prime energetiche, quindi dall’aumento del prezzo del petrolio. Già dal 1968 i profitti degli imprenditori andarono calando, i salari invece crebbero. Gli imprenditori premetterò per bloccare o ridurre i salari, i lavoratori gridarono allo scandalo. Iniziarono forti proteste sociali, partendo dai movimenti studenteschi fino agli operai. Si contrapposero, anche ideologicamente, le classi lavoratrici e le classi imprenditoriali. La guerra del Vietnam diventò il simbolo delle ingiustizie globali.

Nel 1971 fu decretato l’abbandono della stabilità monetaria, il dollaro statunitense fu slegato dal valore dell’oro e fu lasciato libero di fluttuare nel mercato. Gli Stati Uniti denunciarono problemi legati alla sovrapproduzione industriale già alla fine degli anni sessanta, questione economica che contagiò anche l’Europa negli anni settanta e ottanta.

Nel 1973 i paese arabi membri dell’OPEC decisero unilateralmente di sospendere la fornitura di petrolio ai paesi occidentali, anche come ritorsione a seguito del loro sostegno ad Israele nelle sue guerre, in particolare la guerra del Kippur. Una parola apparentemente nuova spuntò nel vocabolario: l’inflazione, ossia l’aumento generalizzato dei prezzi, la quale solitamente crea inquietudine nei consumatori, se non è contro bilanciata da adeguamenti salariali.

Nel 1979 giunse una seconda crisi petrolifera, questa volta segnata dall’intervento bellico Iraniano contro l’Iraq. Anche in questo caso l’inflazione si mosse vigorosamente.

Gli anni ottanta si sono barcamenati tra inflazione e questioni politiche, sottolineando l’incapacità della classe politica italiana di risolvere le crisi in atto e di riprendere l’ammodernamento del paese.

Gli anni novanta furono caratterizzati dagli scandali della corruzione politica, ma anche dalla feroce presa di posizione della criminalità organizzata. Si può dire senza retorica che il quadro disegnato fu desolante e avvilente. Le indagini di ogni ordine e grado fecero emergere una profonda crisi morale e valoriale all’interno della società italiana. La corruzione e il malaffare furono inseriti di fatto nei tratti peculiari della società dirigente. La dirigenza è una piccola parte che controlla a proprio piacimento la maggioranza.

Le crisi economiche, sociali e morali iniziate negli anni settanta hanno concretamente corroso e logorato ciò che è stato costruito negli anni della crescita economica del secondo dopoguerra. Per tutti gli anni novanta fu ancora relativamente facile trovare un lavoro, anche impiegatizio. Rimase relativamente facile ottenere un miglioramento delle proprie condizioni di lavoro. Ad ogni modo, non si stava più costruendo nulla di grande come vent’anni prima, si difendeva il risparmio.

Il cosiddetto famigerato nuovo millennio regalò l’accesso alle nuove tecnologie, ma anche la corsa verso la più grande crisi economica dal 1929. L’accostamento tra la crisi attuale, iniziata nel 2008 circa, e la crisi del 1929 è opportuna considerando che entrambe sono state generate negli Stati Uniti d’America e poi si sono propagate nel resto del mondo occidentale. In entrambi i casi, si sono notati i fallimentari controlli di vigilanza del mercato finanziario, nonché l’incapacità delle autorità di contrastare le operazioni speculative degli operatori di mercato, a tutto danno dei piccoli risparmiatori, vale a dire della maggioranza.

In Italia, la classe dirigente si è dimostrata incapace e inabile a fronteggiare la crisi economica e i suoi effetti, lasciando che le classi meno abbienti, ma anche le classi medie, scivolassero in basso verso conseguenze gravemente negative. Consideriamo la disoccupazione, la povertà relativa ed assoluta, quali fattori determinanti l’aggravio della condizione di vita di migliaia di persone. Gli ammortizzatori sociali non sono stati in grado di attutire i colpi inferti alle fasce più deboli della popolazione. E’ stato denunciato l’inasprimento delle ingiustizie e dei conflitti sociali, elementi tipici delle situazioni di mera sopravvivenza, per quanto è riguardato l’accaparramento di risorse quali ad esempio l’occupazione.

Le autorità si prodigano per comunicare, con ogni mezzo, che la crisi e le sue logiche siano terminate. Si susseguono informative che mirano a tranquillizzare la popolazione, in merito alla mutata e migliorata situazione economica generale. In realtà, esistono variabili ancora del tutto negative, le quali segnalano un economia tuttora in recessione: alta disoccupazione soprattutto giovanile e nelle fasce di età sopra i cinquant’anni, consumi non in linea con i livelli pre-crisi, settori produttivi in ginocchio come l’edilizia, immobili sfitti. Le aziende continuano a chiudere senza essere adeguatamente rimpiazzate in numero e qualità.

Basta gironzolare nei quartieri industriali o artigianali di qualsiasi città per rendersene conto.

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