Movimenti e gruppi di protesta

Protesta come atto sociale

 

protesta
Protesta

 

 

Origine sociale

La protesta nasce nei rapporti tra le persone a causa di fatti ingiusti e deprecabili. La protesta in seguito monta sopra le parole e i fatti di coloro che, consapevolmente o no, si aggregano in gruppi di protesta.

Le persone decidono di riunirsi in gruppi per rendere più forte la loro voce, ma anche per rendere visibile la loro presenza.

I movimenti di protesta tentano di tracciare un confine, una linea di demarcazione, tra il “noi” e il “loro”, tramite cui poter osservare l’altra parte che viene definita “qualcos’altro”, vale a dire la parte che si vuole denunciare. Il gruppo di protesta definisce sé stesso come la parte buona e indica la parte contro cui si pone come la peggiore. Si crea in questo modo la dicotomia migliore/peggiore, buono/cattivo, che finisce per caratterizzare il confronto tra le due parti (“Teoria della società” Luhmann e De Giorgi, ed. F. Angeli Milano pag. 335-339).

 

Obiettivi

I movimenti di protesta devono avere un fine, un obiettivo. Lottare contro le ingiustizie, prendere le sorti dei poveri, aiutare chi sta male; raccogliere fondi, sostenere una parte politica, finanziare un impresa.

Il movimento diventa gruppo quando si auto definisce come:

  1. Un insieme di individui in relazione, diventando così un tutto diverso dalla semplice somma dei suoi componenti;
  2. Le relazioni che costituiscono il gruppo sono strutturate o organizzate secondo particolari modelli di riferimento, che distinguono dall’esterno il gruppo stesso;
  3. Il gruppo viene osservato e riconosciuto come tale dai suoi membri e dagli osservatori esterni.

(“Il concetto di gruppo sociale” di Claudio Baraldi, in “Costruzioni sociali del gruppo” a cura di C. Baraldi e G. Piazzi, Ed. Quattroventi Urbino 1996, pag.7-8)

 

Ingiustizie

I gruppi di protesta partono solitamente da un fatto ingiusto, compiuto da una parte contro un’altra. La storia è piena di esempi molto eclatanti: le “suffragette” in Gran Bretagna si battevano per il riconoscimento del diritto di voto alle donne; il movimento non violento in India del Mahatma Gandhi denunciava i soprusi della dominazione inglese; la stessa matrice non violenta è stata mutuata da Martin Luther King negli USA, per il riconoscimento dei diritti degli afro-americani contro il razzismo. In tempi relativamente più recenti si possono citare i movimenti studenteschi del ’68, il movimento “Solidarnosc” in Polonia negli anni ’80 che poi è diventato un vero sindacato dei lavoratori.

Gandhi

Martin Luther King

Solidarnosc

Per quanto riguarda invece i tempi attuali, si devono ricordare gli “indignados” in Spagna nati con la crisi economica del 2008, ne hanno denunciato le conseguenze negative sulla popolazione; in Grecia si sono costituiti gruppi di protesta per le stesse cause; “Occupy Wall Street” a New York ha contestato le iniquità del sistema finanziario Statunitense e mondiale. In ogni parte del mondo si possono osservare movimenti che diventano gruppi compatti, si organizzano contro un obiettivo comune e agiscono per ottenere un risultato positivo.

Gli indignati

 

La protesta contro il “sistema”

Esistono movimenti di protesta che adottano ideali nettamente contro il “sistema”, lo “status quo”, il potere in senso stretto.

E’ questo il caso dei movimenti “no-global”, che criticano pesantemente le misure di politica del commercio mondiale, perché esse creano disparità nella creazione della ricchezza, perché incidono negativamente sull’ambiente, perché sono a tutto danno dei paesi più poveri del Mondo. Il movimento “no-global” annovera al suo interno dei sotto gruppi che utilizzano il linguaggio della violenza, poiché credono che sia l’unico metodo con sui ottenere qualche risultato nella lotta contro il potere. Il più famoso gruppo è denominato “Black bloc”, costituito da ragazzi e uomini particolarmente decisi e preparati nel perpetrare azioni di protesta violenta, devastazioni e scontri con le Forze Dell’Ordine. I “Black bloc” di solito si definiscono politicamente anarchici e anti-capitalisti.

No Global

Black Bloc

 

Black Bloc
Black Bloc

 

Il desiderio di cambiamento sociale

La differenza tra movimenti e gruppi di protesta pacifici e non pacifici sottolinea il tipo di azione e idea riguardo al cambiamento sociale che essi desiderano. Nei contesti territoriali e statali specifici, i movimenti osservano il tipo di interazione con le istituzioni: se queste sono malleabili sarà facile ottenere dei miglioramenti solo con manifestazioni; al contrario, se le istituzioni nazionali si dimostrano insensibili alle richieste, i movimenti e i gruppi di protesta possono decidere autonomamente di passare alle vie di fatto crude e violente. In questo secondo caso, è ovvio dedurre che le azioni di protesta sconfinino sul territorio dell’illegalità, diventando in tutto e per tutto perseguibili giuridicamente. Le istituzioni hanno facoltà di utilizzare il diritto per conservare lo Status Quo e perseguire le persone che attuano azioni contro la legge.

 

No TAV

Un caso molto importante di movimenti di protesta, finiti sotto la lampada del sistema giudiziario, riguarda l’insieme dei gruppi “No-Tav” attivi in Piemonte. Questi movimenti di protesta assommano numerosi sotto gruppi che criticano con forza la realizzazione di infrastrutture per l’alta velocità ferroviaria e simili. I gruppi “No-Tav” denunciano la mala gestione dei soldi pubblici per la concretizzazione di queste opere, le infiltrazioni delle associazioni malavitose, lo scempio delle risorse ambientali. La storia dei movimenti di protesta “No-Tav” risale al 1995, ma ha acquisito sempre maggiore visibilità e importanza dal 2005 in poi, grazie ad azioni dimostrative e di forza nei cantieri e nelle sedi istituzionali. Il movimento di protesta “No-Tav” è un’importante esempio di gruppo organizzato che si è dato delle linee guida definite, ottenendo un riconoscimento serio anche nei confronti della comunicazione di massa.

No Tav

 

La primavera araba

Nel dicembre 2010, in Tunisia nasceva il più grande movimento di protesta del mondo arabo, la cosiddetta “primavera araba”. Il termine è stato coniato dalla stampa occidentale per definire un movimento di protesta, che avrebbe dovuto portare parte del mondo arabo fuori dall’inverno dell’assolutismo politico. “Il 17 Dicembre 2010 Mohamed Bouazizi, 26 anni, decide di cospargersi di gasolio e darsi fuoco di fronte alla sede del governo della cittadina di Sidi Bouzid. A scatenare il gesto radicale di protesta l’ennesimo sopruso subito, questa volta da una vigilessa che gli ha sequestrato le poche verdure che sta tentando di vendere abusivamente nella speranza di racimolare qualche soldo”.

Dicembre 2010 la “Primavera araba”

La cronaca ha documentato ampiamente i fatti che si sono succeduti dal dicembre 2010 fino ad ora. Ciò che interessa sottolineare qui è il senso e il modo della protesta, che si è coagulata all’interno di un movimento diventato in seguito un corpo sociale unico, composto da gruppi diversi ma animati dagli stessi ideali di libertà, giustizia, lotta alla povertà.

La “Primavera araba” parte due

I gruppi di protesta costituiti e operativi sul territorio del Maghreb e del mondo arabo in generale non hanno ottenuto tangibili risultati di miglioramento sociale e politico. I regimi dittatoriali o autoritari che sono stati smantellati hanno lasciato radici profonde nel tessuto politico locale e nazionale, vanificando tutta l’opera dei gruppi di protesta. Le oligarchie di matrice islamica hanno saputo mantenere salde le loro posizioni istituzionali, in qualche caso cadendo in piedi per usare un espressione comune.

primavera araba
Primavera araba

 

Conclusioni

Questi esempi di scomposizione e breve studio sui gruppi di protesta pone il conseguente accento sull’opportunità di costituire e attivare un movimento, che diventi poi gruppo di protesta a tutti gli effetti. Oppure il contrario: che prima nasca il gruppo auto organizzato e riconosciuto, che poi diventi movimento ampio nella società.

Le cause più importanti sono state rilevate, rappresentano gradini per un successivo percorso di studio sul relativo immobilismo sociale in Italia.

Negli anni settanta, movimenti studenteschi di protesta molto forti hanno scosso la società dal suo torpore, ponendo agli occhi dell’opinione pubblica temi importanti come il lavoro e il miglioramento delle condizioni sociali urbane.

I movimenti dei “girotondini”, delle “agende rosse” hanno segnato pacificamente il desiderio di cambiamento positivo insito nella Società Italiana.

 

Prospettive italiane

Attualmente la condizione sociale italiana fluttua costantemente in un mare di precariato, di avanzante povertà, di diseguaglianza. Tuttavia non si nota il fiorire di movimenti all’altezza della situazione, operativi sul fronte della protesta civile e legale contro un arbitrario e corrotto sistema politico.

A tutti gli effetti, sarebbe auspicabile vedere la nascita di un movimento di protesta civile in Italia, che si battesse contro la corruzione e le dilaganti ingiustizie. Sarebbe più che opportuno sostenere un simile movimento, affinché diventi gruppo organizzato nel pieno rispetto della legge e con il pieno consenso della Società Civile. Un tale gruppo di protesta dovrebbe riprendere i valori fondanti del Risorgimento, del rispetto della legalità, dell’uguaglianza sociale, dell’educazione, della salvaguardia della nostra identità culturale.

L’ideale gruppo di protesta, necessario nella Società Italiana, dovrebbe premere sulla politica affinché si raggiungesse al suo interno la più profonda e totale pulizia, per debellare completamente tutte le pratiche di corruzione e annientare i crimini che da li partono.

Possono sembrare scenari utopistici e onirici, ma dai sogni si possono creare grandi progetti.

Salva

Precedente Notte dell'Europa Successivo Incertezza del diritto

Rispondi