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L’era delle mascherine

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Porteremo le mascherine

 

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Mettere mascherine sul viso potrebbe diventare un abitudine

 

 

 

L’inizio

Siamo tutti entrati nella nuova era, che potremmo chiamare delle mascherine, la pandemia COVID-19 / CoronaVirus sta dilagando ovunque nel mondo.

Desideriamo portare l’attenzione di chi legge, su alcune delle possibili conseguenze sociali, o se vogliamo di costume, che potrebbero condizionare le attività quotidiane, nel prossimo futuro.

 

La protezione individuale

Si parla sempre più spesso, dell’uso di materiale di protezione individuale, nella fattispecie guanti, tute e mascherine.

A più riprese, scienziati e altri esperti hanno informato l’opinione pubblica della necessità di proteggersi dal contagio. Oltre all’obbligo del distanziamento sociale, gli oggetti di protezione individuale fornirebbero una barriera (più o meno) efficace di fronte alla trasmissione del famigerato Virus.

Spetta ai massimi esponenti del sistema sanitario nazionale e di quello internazionale (OMS) fornire le direttive di carattere tecnico, con tutti i dettagli del caso. Nonostante ciò, si moltiplicano sul web “posts” di individui, non meglio identificati, che provano a confutare le direttive sanitarie, ma anche le evidenze.

Che abbiano ragione gli uni o gli altri, ricordiamo che le direttive sanitarie diventano obbligatorie (cogenti) grazie al legislatore e al Governo. Pertanto, gli oggetti/sistemi di protezione individuale potrebbero diventare obbligatori per legge. Nella regione Lombardia già lo sono.

 

Il travisamento

La legge 22 maggio 1975, n. 152, recante «Disposizioni a tutela dell’ordine pubblico», all’articolo 5, dispone che “È vietato l’uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo. Il divieto si applica anche agli indumenti. È in ogni caso vietato l’uso predetto in occasione di manifestazioni che si svolgano in luogo pubblico o aperto al pubblico, tranne quelle di carattere sportivo che tale uso comportino.”

Punto di partenza è il Testo Unico sulle leggi di Pubblica Sicurezza (R.D. 18 giugno 1931, n. 773) il quale, all’art. 85, prevede: “È vietato comparire mascherato in luogo pubblico”.

Le mascherine di protezione, utilizzate in luoghi pubblici per proteggersi da un eventuale contagio, potrebbero rientrare nella casistica delle suddette leggi. Nel ginepraio della legislazione italiana, non sarebbe strano trovarsi presto di fronte a un nuovo articolo che disciplini la sopravvenuta necessità di coprire parte del viso (generando un travisamento). Sperando tuttavia che quel nuovo articolo non crei altra confusione, con deroghe e contraddizioni giurisprudenziali.

 

Pericolo di travisamento

 

Quale disponibilità

Di fronte all’obbligo di legge, c’è da chiedersi quale sia la disponibilità di mascherine, in quanto fin dai primi giorni della crisi, numerose farmacie e magazzini collegati ne sono risultati rapidamente sprovvisti.

Sugli organi di stampa sono balzate le notizie di persone scorrette, che piazzavano sui vari mercati (legali o illegali) diversi tipi di mascherine, per lo più non idonee al compito. Attualmente, facendo una veloce ricerca, è possibile trovare venditori che offrono mascherine a prezzi molte volte superiori al periodo pre-crisi.

Se consideriamo solo le mascherine “usa e getta”, l’ipotetico utilizzo si potrebbe protrarre per un solo giorno, dopo di che deve essere buttata; perciò almeno teoricamente servirebbero milioni di esemplari idonei per un uso quotidiano.

Per quanto tempo? Finché le autorità sanitarie non dichiareranno il Paese fuori pericolo, ciò significa finché non sarà disponibile un vaccino o una cura. Quest’ultima riflessione sembra molto più che plausibile.

 

Forse sarà un’abitudine

Dopo che il Paese avrà superato la fase acuto dei contagi (il noto “picco”), sono alte le probabilità che si vada verso un periodo di transizione, con un progressivo allentamento delle restrizioni, nel quale le protezioni individuali sarebbero protagoniste negli usi e costumi quotidiani, per legge o per psicosi generale. Potrebbe diventare una buona norma collettiva, per frenare la corsa del virus.

A priori, non è possibile affermare per quanto tempo, per cui è probabile che uscire di casa con le mascherine diventi un’abitudine.

Forse, vedremo gente mascherata al centro commerciale, alla fermata del bus, in stazione ferroviaria, in metropolitana, a passeggio in centro per lo shopping, al cinema e a teatro. Forse saliremo su un aereo e saremo accolti da hostess con le mascherine della compagnia.

Operai edili e manovali comuni svolgeranno il loro lavoro travisati dietro la protezione individuale?

Per quanto riguarda lo sport di gruppo, rimangono non pochi dubbi. Quale soluzione potrebbero trovare i tecnici sanitari? Forse è lecito pensare che davanti ai dubbi, le palestre rimarranno chiuse.

 

La moda si è già attivata

Prima che la crisi virale si manifestasse in tutta la sua forza, alcuni marchi di moda si erano attivati per proporre al grande pubblico soluzioni “fashion”.

 

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Mascherine “fashion”

 

Personaggi famosi e testimonial si sono presentati in pubblico indossando mascherine esclusive, con il logo di marchi famosi o prossimi a diventarlo.

In alcuni Paesi come il Giappone, da anni persone comuni indossano mascherine anti smog, è normale notarle. Durante l’ultima crisi sociale e politica di Hong Kong, i gruppi di protesta avevano come carattere distintivo le mascherine, anche antigas. Dal 2002, a seguito della prima grande epidemia di SARS, indossare mascherine sanitarie è diventato abituale nelle metropoli di molti paesi asiatici, come un normale indumento.

 

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Manifestanti a Hong Kong, 5 ottobre 2019

 

Sappiamo che numerose famiglie hanno provveduto a fabbricarsi in casa le mascherine con tessuti e scampoli, usando una macchina da cucire anche non professionale.

 

 

Smaltimento dopo l’uso

La crisi virale apre nuove opportunità di mercato, che però aprono anche nuove incognite. Ogni prodotto ha una vita breve o lunga, comunque sia potrebbe non rimanere in uso per sempre. A questo proposito, si presenta uno scenario già visto ossia lo smaltimento dei prodotti che finiscono nei rifiuti.

Prima le mascherine “usa e getta”, poi quelle lavabili e riutilizzabili, finiranno nella spazzatura. Se consideriamo un fabbisogno di milioni di esemplari al giorno, dell’una o dell’altra specie, si capisce che il problema può diventare ingestibile per l’ambiente, al pari dei rifiuti comuni di plastica.

 

Possibili scenari

La pandemia ha instaurato un panorama di negazioni: i contatti sociali sono stati ridotti al minimo, la prossimità è stata bandita.

Nel futuro prossimo le previsioni certe non sono possibili, si tratta di osservare la realtà tramite percentuali di probabilità. È altamente probabile che i tempi di ripristino della vita sociale pre-crisi sanitaria saranno adeguatamente lunghi.

Allo stesso modo, è altamente probabile che le mascherine di protezione diventino comuni per molte persone, o per legge o per psicosi collettiva o per moda.

È altresì probabile che alcune categorie di persone poco oneste provino a trarre profitto dalla situazione di crisi, aumentando i prezzi, immettendo sul mercato prodotti scadenti. Da ultimo, considerata l’opportunità offerta dal travisamento personale grazie alle maschere, i criminali potrebbero organizzarsi e passare all’azione.

 

 

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Pubblicato da Il Sociale Pensa

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